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Spazzatura: si paga per il posto auto sotterraneo?

25 Settembre 2017


Spazzatura: si paga per il posto auto sotterraneo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Settembre 2017



Imposta rifiuti dovuta anche per il parcheggio coperto condominiale.

Per far fronte all’esigenza di parcheggio, quasi tutti i palazzi di nuova costruzione prevedono dei posti auto coperti, ricavati nel seminterrato dell’edificio o addirittura sottoterra. Sia che si tratti di un’autorimessa, ripartita secondo spazi predestinati alle singole auto, o di una serie di garage individuali e chiusi da una saracinesca, in questo modo i condomini hanno la certezza di un ricovero sicuro ove proteggere la propria auto. Il problema però scatta quando bisogna pagare la spazzatura, o meglio l’imposta sui rifiuti: è dovuta per il posto auto sotterraneo? A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

L’imposta sui rifiuti si chiama attualmente Tari. In passato ha avuto diversi nomi: Tia, Tia2, Tarsu. Il principio che regge l’attuale tassa sulla spazzatura è quello secondo cui «chi più sporca, più paga». Alla luce di ciò, ci si può giustamente chiedere se la Tari sia dovuta nel caso di posto auto sotterraneo in quanto improduttivo di rifiuti.

Secondo però la Cassazione, l’imposta sui rifiuti va applicata nei confronti di chiunque occupi oppure abbia in affitto locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale. Ivi compresi i garage. Non vi sono infatti ragioni di ritenere a priori – salvo prova contraria – che un posto auto sotterraneo non produca rifiuti. Ciò quindi presuppone la tassabilità dei box auto. Il che non contrasta neanche – sottolinea la Corte – con il principio comunitario «chi inquina paga».

Del resto la quantificazione dell’imposta sui rifiuti viene effettuata sulla base della superficie dell’immobile posseduto e a una serie di ulteriori presupposti variabili o a particolari condizioni (tanto è vero che, in numerosi Comuni, le attività commerciali e gli studi professionali pagano di più rispetto alle abitazioni adibite a residenza). Ne consegue che l’area del sottosuolo, destinata a posto auto, è soggetta al pagamento della tassa sulla spazzatura.

note

[1] Cass. sent. n. 22124/2017.

Oggetto: ricorso proposto da ( ) avverso preavviso di fermo amministrativo di autoveicolo.

Svolgimento del processo. Il ricorrente si oppone al preavviso, ritenendo ai sensi dell’art. 52, c. 1, lett. m-bis), dl 69/13, non assoggettabile a provvedimento di fermo un’automobile strumentale, essendo l’automobile utilizzata per la sua attività di odontoiatra, come risulta dai libri contabili.

Chiede l’annullamento del provvedimento.

L’Ufficio costituitosi ritiene l’eccezione posta dal ricorrente priva di fondamento, in quanto, il ricorrente non ha documentato che il veicolo interessato sia strumentale all’attività di impresa o della professione. Ritiene che non vi è nessuna prova del legame di strumentalità tra l’automobile e l’attività del ricorrente.

Chiede il rigetto del ricorso.

Motivi della decisione. Il contribuente apporta a comprova che il bene è strumentale per la sua professione, l’iscrizione del bene nel registro dei beni ammortizzabili e le fatture pagate al venditore e all’autostrada.

Il ricorrente è un professionista che svolge l’attività in uno o più studi, attività che non ha assolutamente bisogno di automobili per essere attuata, come potrebbe essere quella di un agente di commercio.

Se pure egli la utilizzi come bene promiscuo, al fine di dedurne parzialmente i costi, l’automobile in questione non può essere riconosciuta come bene strumentale e come tale non può essere protetto dalla normativa citata dal ricorrente.

La Commissione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di giudizio liquidate in complessivi . 300,00.

PQM La Commissione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di giustizia liquidate in complessivi . 300,00.


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