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Lavoro part-time: più difficile andare in pensione?

25 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2017



È vero che ai lavoratori a tempo parziale non sono accreditati i contributi previdenziali per tutto l’anno ?

Chi ha un rapporto di lavoro part time con uno stipendio molto basso perde diverse settimane utili ai fini della pensione anche se lavora tutto l’anno, nonostante il datore di lavoro sia tenuto a calcolare i contributi da versare all’Inps su una retribuzione minima. Com’è possibile?

Il minore accredito dei contributi in capo al dipendente può verificarsi, nonostante l’obbligo del datore di calcolare i contributi su una paga minima, perché il minimale utile per il calcolo dei contributi non coincide con la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi.

Il minimale contributivo, difatti, è la retribuzione minima sulla quale vengono calcolati i contributi previdenziali, sotto la quale non si può scendere anche se il lavoratore ha un salario bassissimo: per i dipendenti part time, però, questa paga minima, che è giornaliera, viene riproporzionata su base oraria.

La retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi, invece, è lo stipendio minimo che serve perché in un anno tutte le 52 settimane siano riconosciute ai fini della pensione: non si tratta, però, di una retribuzione minima che il datore di lavoro è tenuto a rispettare.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire meglio quanto penalizza il part time ai fini della pensione.

Come funziona il minimale contributivo

Il minimale contributivo, come anticipato, è la retribuzione minima sulla cui base devono essere calcolati i contributi da versare all’Inps per la prestazione lavorativa svolta. Normalmente il minimale contributivo è stabilito dal contratto collettivo nazionale (ccnl) applicato dal datore di lavoro: gli accordi di secondo livello e il contratto individuale possono comunque stabilire un minimale contributivo, ma solo se l’importo è maggiore di quello indicato nel ccnl.

Paga minima giornaliera

La legge [1], in ogni caso, prevede un minimale giornaliero inderogabile, sotto il quale non si può scendere, a prescindere dalle previsioni del contratto collettivo. Questo minimale giornaliero ammonta al 9,50% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione.

Considerando che l’importo del trattamento minimo, per il 2017, è pari a  501,89 euro mensili, il minimale giornaliero inderogabile ammonta a 47,68 euro [2]. Se il contratto collettivo riconosce una paga giornaliera inferiore a questo valore, il datore di lavoro è comunque obbligato a pagare i contributi su una retribuzione minima giornaliera di 47,68 euro.

Paga minima giornaliera per i dipendenti part-time

Per i lavoratori a tempo parziale, però, il calcolo dei contributi non si basa sul minimale giornaliero “intero”, ma questo deve essere riproporzionato su base oraria e sulle giornate lavorate nella settimana (solitamente 6, 5 per la settimana corta).

Ipotizzando, ad esempio, un orario di 40 ore settimanali articolate su 6 giorni, si deve calcolare il minimale orario moltiplicando il minimale giornaliero per 6 e dividendolo per 40 (quindi: 47,68 x 6 /40). Il risultato, pari a 7,15 euro, corrisponde al minimale orario sotto cui il datore non può scendere per il calcolo dei contributi.

Ipotizzando, invece, un orario di 36 ore settimanali su cinque giorni, il calcolo è:  47,68 x 5 /36, con un minimale orario, dunque, pari a 6,62 euro.

Paga minima per l’accredito di un anno di contributi

Il minimale contributivo non deve essere confuso, come già detto, con la retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi presso l’Inps. Questo valore, difatti, corrisponde all’imponibile minimo che serve perché in un anno tutte le 52 settimane siano riconosciute ai fini del diritto alla pensione, ed è pari al 40% del trattamento minimo.

Per il 2017, dunque, il valore della paga minima per l’accredito “intero” dei contributi ammonta a 200,76 euro alla settimana; in un anno è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, di 10.440 euro. Ciò comporta che i contributi versati (per un lavoratore dipendente, considerando un’aliquota del 33%) debbano essere almeno pari a 66 euro alla settimana ed a 3.438 euro all’anno: in caso contrario, ai fini della pensione saranno accreditate meno di 52 settimane nell’anno (come se il dipendente non avesse lavorato per l’annualità intera).

Questo è possibile perché il datore di lavoro, nonostante sia obbligato al pagamento dei contributi sul minimale giornaliero o orario, non è obbligato anche al pagamento sulla retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione.

Se il lavoratore svolge la propria attività a tempo pieno il problema non si pone, perché il rispetto del minimale contributivo giornaliero garantisce sempre l’accredito di una settimana intera di contributi.

Se il contratto è part time, invece, considerando che il minimale viene calcolato su base oraria, l’accredito di un’intera settimana di contributi può non essere raggiunto. I contributi utili al diritto alla pensione, in questo caso, sono calcolati in proporzione a quanto versato, e il lavoratore si vedrà riconoscere meno di 52 settimane nell’anno, pur avendo avuto un contratto di durata pari a 12 mesi.

 

Come arrivare prima alla pensione col part time

Il lavoratore, per coprire tutte le 52 settimane dell’anno e non ritardare l’accesso alla pensione, può comunque versare i contributi volontari sulle settimane scoperte o procedere al riscatto dei periodi senza contributi.

Per versare i contributi volontari è necessario chiedere un’apposita autorizzazione all’Inps, che determinerà l’ammontare del versamento. All’Inps deve essere indirizzata anche la domanda di riscatto: l’istituto si occuperà di determinare il costo.

Per quali lavoratori part-time non vale il minimale

Il minimale contributivo e la riduzione delle settimane utili alla pensione non valgono, in ogni caso, nei confronti di:

  • lavoratori domestici;
  • operai agricoli;

L’applicazione di queste regole, considerando la discontinuità di tali attività, precluderebbe infatti l’accesso alla pensione a quasi tutti gli appartenenti a queste categorie.

 [1] Art. 7, Co. 1 Dl 463/1983.

[2] Inps Circ.n.19/2017.

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