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Lo sai che? Isee: controlli incrociati

Lo sai che? Pubblicato il 25 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 settembre 2017

Grazie ai controlli sui conti correnti, le falsificazioni dell’Isee vengono a galla subito. Ecco chi fa i controlli Isee e come avvengono.

Anche se i furbetti dell’Isee non accennano a diminuire, oggi è più facile stanare le falsificazioni grazie ai controlli incrociati con dell’Anagrafe tributaria, a quella dei conti correnti e alle varie banche dati in uso alle pubbliche amministrazioni. Insomma, gli Isee senza reddito si sono ridotti di oltre la metà. Tanto per fare un esempio, basti pensare che prima dell’ultima riforma del 2015, l’80% degli italiani che presentavano l’Isee dichiarava di non avere un conto corrente mentre – dati alla mano forniti dall’Abi – il 70% ne possedeva uno. Grazie all’eliminazione dell’autocertificazione e ai controlli incrociati, i poveri sono passati dal 66,8% al 14,1%. In particolare al Sud, la popolazione con patrimonio mobiliare nullo è passata dall’86% del 2014 al 20% medio del 2015. Un patrimonio sommerso che gli italiani, in tutti questi anni, hanno tenuto nascosto per beneficiare di servizi assistenziali non spettatigli.

False attestazioni Isee: gli strumenti di controllo

Vediamo, più nel dettaglio, come vengono stanate le false attestazioni Isee. Come noto, da qualche anno l’Agenzia delle Entrate si è munita di due maxi-cervelloni che “censiscono” la ricchezza e i redditi di tutti gli italiani. Si tratta della:

  • Anagrafe tributaria: vi confluiscono tutte le notizie in merito a redditi percepiti di qualsiasi tipo: mobiliari, immobiliari, di lavoro autonomo, dipendente o professionale, ecc. Si pensi, quindi, non solo alla busta paga o ai dividendi di una società, ma anche ai canoni di affitto, agli interessi su investimenti, ecc. Vi rientrano quindi i dati contenuti nella dichiarazione dei redditi, con tutte le relative spese sostenute e dichiarate al fisco;
  • Anagrafe dei rapporti finanziari o più comunemente nota con il nome di Anagrafe dei conti correnti: vi confluiscono le informazioni sui saldi e sulle movimentazioni dei rapporti bancari e/o postali (quindi anche prelievi, versamenti, ecc.).

Grazie a questi due strumenti, l’Agenzia delle Entrate è in grado non solo di accertare quanto dichiarato dal contribuente, ma anche individuare il “nero” (si pensi a un versamento in contanti sul conto corrente che non ha una voce corrispondente nella dichiarazione dei redditi).

Le due anagrafi si confrontano poi con le altre banche dati possedute dalla pubblica amministrazione come quelle dell’Inps (per il pagamento delle pensioni) o quelle dei Comuni.

L’incrocio dei dati tra tutte queste informazioni rende molto agevole, ai computer, verificare l’esistenza di incongruenze. Per tornare al tema dell’Isee, il contribuente non potrebbe mai dichiarare di non possedere un conto corrente o di avere una giacenza pari a “zero” se poi l’Anagrafe dei conti correnti rivela tutto il contrario.

Come avvengono i controlli incrociati Isee

Vediamo ora, più nel dettaglio, come avvengono i controlli incrociati sull’Isee. Tutte le volte in cui il cittadino presenta all’Inps la dichiarazione per l’Isee, i dati da questi autodichiarati vengono immagazzinati nei computer dell’Istituto di Previdenza. A sua volta l’Inps invia giornalmente, all’Agenzia delle Entrate, un flusso di codici fiscali dei soggetti richiedenti l’Isee, con il relativo patrimonio mobiliare “denunciato”. Tali dichiarazioni vengono verificate dall’Agenzia mettendole a confronto con le informazioni presenti nell’Anagrafe dei conti correnti e nell’Anagrafe tributaria. I controlli avvengono così grazie all’incrocio dei dati. Ricevuti i risultati dei controlli realizzati grazie ai maxi database, l’Inps procede al calcolo dell’Isee producendo la relativa attestazione, aggiornando il contenuto della dichiarazione.


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3 Commenti

  1. Buongiorno, I fondi comuni di investimento e le polizze assicurative vanno inseriti nel patrimonio mobiliare del’ISEE?

  2. Nell’Anagrafe dei conti correnti presso l’Agenzia delle Entrate fanno parte anche i libretti di risparmio ?

  3. Scusate, ma se – giustamente – c’è un incrocio tra varie banche-dati per la verifica della bontà dei dati autocertificati, perché va “compilato” l’ISEE?
    Sarebbe sufficiente “richiederlo” all’INPS o “autorizzare l’Ente a richiederlo” all’INPS.
    Forse sogno una burocrazia diversa…

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