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Carabinieri: come fare denuncia

25 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2017



La denuncia ai carabinieri può essere sporta anche oralmente, purché essa venga poi raccolta in un verbale da far sottoscrivere al denunciante.

I carabinieri sono tenuti a ricevere la denuncia di un fatto costituente reato resa dal cittadino. Per farlo, quest’ultimo potrà recarsi presso la caserma più vicina e chiedere di sporgere denuncia all’ufficiale di turno. Vediamo come fare denuncia ai carabinieri.

La denuncia ai Carabinieri

La denuncia è l’atto con cui una persona porta a conoscenza dell’autorità competente (pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria, non anche un agente) un reato perseguibile d’ufficio del quale ha avuto notizia. La denuncia è, normalmente, facoltativa, nel senso che non si è obbligati a sporgerla (fatta eccezione per alcuni gravi delitti: per esempio, v’è l’obbligo di denuncia allorquando si abbia avuto notizia che all’interno della propria abitazione vi sono delle materie esplodenti [1]) e può essere presentata in forma orale o scritta. Nel primo caso l’ufficiale dei carabinieri redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale [2]. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto. Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione, mentre nei casi di denuncia obbligatoria apposite disposizioni stabiliscono il termine entro il quale essa deve essere fatta. La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

Procedibilità: d’ufficio o a querela di parte

Abbiamo detto che la denuncia serve per portare a conoscenza l’autorità competente di un fatto che abbia i connotati del reato. Si è detto anche che la denuncia serve a segnalare i reati perseguibili d’ufficio. Cosa significa? L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire. In altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia. Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato non perseguibile d’ufficio ma a querela di parte. Secondo il codice di procedura penale [3], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza tale “consenso” la legge non può punire l’autore del reato. Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. Oppure per ragioni di convenienza: ad esempio, il codice penale persegue d’ufficio alcuni delitti contro il patrimonio (furto in abitazione, truffa, ecc.); quando questi, però, sono commessi a danno del coniuge  legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella, diventano punibili a querela [4]. La ragione è molto semplice: l’ordinamento lascia alla discrezionalità della persona offesa la scelta di punire o meno una persona a lei legata da sentimenti affettivi o da parentela.

Querela e carabinieri

Quanto detto per la denuncia vale anche per la querela: entrambe sono dichiarazioni fatte pervenire, in forma scritta oppure orale, alle autorità competenti. Chi riceve la querela provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero [5]. Anche chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione [6]. A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato. Il diritto di querela, inoltre, deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato. Il termine è di sei mesi per alcuni particolari delitti (ad esempio, violenza sessuale e stalking).

L’esposto

Sebbene nella pratica sia confuso con la denuncia, l’esposto ha una finalità diversa: è l’atto col quale si richiede l’intervento dell’autorità per mediare dissidi privati tra le parti. Alla composizione bonaria della lite provvedono gli ufficiali di pubblica sicurezza (appartenenti al ruolo dei dirigenti e dei commissari della Polizia di Stato ed Ufficiali dei Carabinieri), i quali redigono verbale che può essere prodotto in giudizio con valore di scrittura privata riconosciuta. Ovviamente, nel caso in cui i fatti a cui si è chiamati a mediare costituiscano reato, l’ufficiale è tenuto ad informare l’autorità giudiziaria competente.

note

[1] Art. 679 cod. pen.

[2] Art. 333 cod. proc. pen.

[3] Art. 336 cod. proc. pen.

[4] Art. 649 cod. pen.

[5] Art. 337 cod. proc. pen.

[6] Art. 107 disp. att. cod. proc. pen.

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