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Si può chiudere un conto corrente pignorato?

25 settembre 2017


Si può chiudere un conto corrente pignorato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2017



L’estinzione del conto corrente è possibile solo prima che la banca abbia ricevuto l’atto di pignoramento presso terzi.

Quando si ha un conto corrente in rosso – su cui non vengono accreditate somme ma restano solo pendenti i debiti e, nello stesso tempo, maturano gli interessi passivi – il rischio è di pagare alla banca le spese di gestione del rapporto e al fisco le relative imposte senza però trarne alcuna utilità pratica. È quindi consigliabile chiudere il conto corrente in passivo. Tuttavia questa possibilità è limitata al solo caso in cui il conto non sia stato sottoposto a un «pignoramento presso terzi». Per voler essere più chiari non si può chiudere un conto corrente pignorato. Difatti, una volta che la banca ha ricevuto la “lettera” dell’ufficiale giudiziario (cosiddetto «atto di pignoramento»), il conto viene bloccato e non è più nella disponibilità del debitore, il quale non può né prelevare, né estinguerlo, né trasferirlo presso un altro istituto di credito. Resta salva l’ipotesi in cui il saldo disponibile sul conto sia superiore alle somme pignorate: in tal caso il correntista potrà usufruire solo della parte di deposito eccedente quella pignorata.

Facciamo due esempi pratici. Immaginiamo un conto corrente con un deposito di 2mila euro: in tale ipotesi, se il pignoramento è di mille euro, il correntista potrà continuare a prelevare mille euro (il residuo).

Se, invece, sul conto corrente vi sono depositati 500 euro e il pignoramento è di mille euro, il blocco è “totale”: riguarda cioè tutte le somme presenti. Anche i successivi ed eventuali accrediti – che saranno versati tra la data del pignoramento e l’udienza in tribunale di assegnazione delle somme – saranno “trattenuti” dalla banca per essere versati al creditore fino a estinzione del proprio credito. Resta fermo che, dopo l’udienza di assegnazione delle somme, il conto viene automaticamente sbloccato e il correntista potrà tornare a disporne per come preferisce: chiuderlo, trasferirlo o continuare a movimentarlo. Questa disponibilità viene meno solo in un caso (ma di tanto parleremo a breve): qualora il conto sia “destinato” all’accredito dello stipendio o della pensione; in tale ipotesi, infatti, il pignoramento dei successivi emolumenti (buste paga o ratei della pensione) avviene ugualmente nella misura massima di un quinto anche dopo l’udienza in tribunale.

Sintetizzando, un conto corrente non pignorato può essere chiuso in qualsiasi momento, anche se “in rosso”, né la banca potrà opporsi alla volontà del correntista di estinguere il rapporto solo perché vi sono delle somme ancora da corrispondere. La chiusura del conto non fa però venir meno l’obbligo per il correntista di pagare il proprio debito e gli interessi che nel frattempo matureranno.

Invece un conto corrente pignorato non può essere mai chiuso sino al giorno dell’udienza in tribunale con cui il giudice assegna le somme al creditore e sblocca il rapporto. Resta però il diritto del correntista, qualora sul conto vi sia un saldo superiore al pignoramento, di utilizzare la differenza.

La regola secondo cui il conto corrente viene sbloccato dopo l’udienza in tribunale (udienza con cui il giudice assegna le somme “bloccate” al creditore che ha eseguito il pignoramento) non vale in un solo caso: qualora il conto corrente sia di appoggio per il pagamento dello stipendio o della pensione (leggi Pignoramento stipendio: le regole sono cambiate). In tal caso, anche dopo l’udienza, i successivi accrediti resteranno ugualmente pignorati, ma nei limiti di un quinto. Questo perché, nel caso di pignoramento del conto corrente su cui è depositato lo stipendio o la pensione valgono regole speciali; in particolare il creditore può pignorare:

  • quanto al deposito che si trovava in conto già al momento della notifica del pignoramento: solo quella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (1.344,21 euro);
  • quanto ai successivi accrediti di stipendio o pensione: solo un quinto degli stessi.

Quindi, in tale ipotesi, il conto non viene “sbloccato” dopo l’udienza, ma tutti i successivi accrediti di buste paga o di ratei pensionistici vengono trattenuti dalla banca o dalle poste e corrisposti al creditore fino a quando il debito non sarà completamente estinto. Neanche la portabilità del conto in un’altra banca potrebbe dribblare il problema: l’addebito del quinto dello stipendio verrebbe trasferito presso il nuovo istituto di credito.

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Autore immagine: 123rf com

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