Diritto e Fisco | Articoli

Pignoramento stipendio anche per due quinti

25 settembre 2017


Pignoramento stipendio anche per due quinti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2017



Una lacuna nella norma consente di aggirare il divieto del limite di un quinto pignorabile.

Le nuove norme sul pignoramento dello stipendio hanno creato un vuoto normativo su cui, prima o poi, i tribunali saranno chiamati a decidere. Il rischio è infatti che, secondo una applicazione letterale della legge, lo stipendio di un normale dipendente che ha debiti con il fisco, la finanziaria o con qualsiasi altro creditore possa più essere pignorato non più fino a massimo un quinto, bensì fino a due quinti. La legge non fa nulla per escludere questo abuso. Una svista o una precisa volontà? Sono passati due anni dalla riforma ma ancora non ci sono sentenze che chiariscono il problema. Intanto vediamo di che si tratta e perché è possibile (salvo diversa decisione del giudice) il pignoramento dello stipendio anche per due quinti.

Pignoramento dello stipendio: quante forme?

Come abbiamo già spiegato in Pignoramento stipendio: le regole sono cambiate, la legge stabilisce che il pignoramento dello stipendio può avvenire in due forme diverse.

Pignoramento presso il datore di lavoro

La prima forma di pignoramento dello stipendio che può attuare il creditore è quella con atto notificato, tramite ufficiale giudiziario, direttamente al datore di lavoro: in questo caso l’azienda trattiene mensilmente un quinto dello stipendio del proprio dipendente e lo versa al creditore. In verità, perché ciò avvenga, è necessario che, dopo la notifica del pignoramento, ci sia un’udienza in tribunale con cui il giudice, dopo aver verificato la correttezza degli atti e l’esistenza del diritto del creditore, ordini al datore il versamento delle somme “trattenute” sulla busta paga. La trattenuta opera fino a estinzione totale del debito.

Pignoramento presso la banca

La seconda forma di pignoramento dello stipendio di cui si può avvalere il creditore è con atto notificato in banca, dopo che la busta paga è stata materialmente accreditata sul conto corrente. In questo caso:

  • le somme che si trovano già depositate sul conto a tale data, non possono essere pignorate integralmente. Il creditore infatti non può toccare un «minimo impignorabile» che è pari al triplo dell’assegno sociale, ossia 344,21 euro. Su un conto con una provvista di 2.000 euro, quindi, si può bloccare solo 655,79 euro (2000-1344,21); mentre su un conto con 1.200 euro non si può bloccare nulla;
  • gli stipendi che verranno versati dal datore di lavoro nei mesi successivi saranno trattenuti dalla banca nei limiti di un quinto, somme queste che saranno versate al creditore (al pari di come sarebbe avvenuto se il pignoramento fosse stato notificato in azienda). La trattenuta opera anche in questo caso fino a estinzione totale del debito.

Pignoramento contestuale in banca o presso l’azienda

Per come è stata scritta la norma del codice di procedura civile che regola tale materia [1], il limite di «un quinto» al pignoramento dello stipendio non viene sancito una sola volta ed in via generale – valevole cioè in termini assoluti, allo stipendio in sé e per sé, cosa che avrebbe fatto pensare che, in ogni caso, i quattro quinti dello stipendio devono sempre restare al dipendente – ma con riferimento a ciascuna delle due modalità di esecuzione forzata. Tanto è vero che il limite del quinto viene ripetuto due volte [2], riferendosi una prima volta al pignoramento presso il datore e un’altra presso la banca.

A questo punto si consideri che nulla vieta che il creditore possa agire su più fronti con duplicazione dei pignoramenti, per cui ben potrebbe agire pignorando non solo la busta paga, ma anche il conto corrente e altri beni del debitore; questo significa che, concorrendo il pignoramento dello stipendio sia presso l’azienda che sul conto corrente sarà possibile trattenere non già un quinto, bensì due quinti dello stipendio.

Non è, del resto, avvenuto di rado che l’ormai “defunta” Equitalia abbia, per la stessa cartella di pagamento, eseguito due volte il pignoramento della pensione del contribuente, arrivando a pignorare quindi i due quinti e che i giudici abbiano avallato tale comportamento. Ci dovremo quindi aspettare lo stesso comportamento anche con lo stipendio? Ad aggravare la posizione del dipendente c’è anche il fatto che, a differenza dei crediti pensionistici, sulla busta paga non vale il limite del «minimo vitale impignorabile» che, quantomeno, serve a garantire il sostentamento.

note

[1] Art. 545 cod. proc. civ.

[2] Al 4° e all’8° comma dell’art. 545 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Mi dispiace sapere che da tempo esiste questo problema ed io , già dal 2013, avevo portato a conoscenza varie redazioni di giornali ed anche il giudice che decise su di me.
    Riuscii ad avere anche un incontro con un giudice onorario, il quale disse che era praticamente impossibile risolvere questo problema, perché comodo a tanti!!!
    Ecco ciò che scrissi ai giornali:
    Minetti Pier Giorgio
    Via Aldo Moro,6
    24050 Calcinate (BG)
    Email piergiorgio.minetti@libero.it

    Calcinate li 15/03/2013

    Spett.le REDAZIONE
    lettere

    Oggetto TITOLO :- Lo Stato MAI Stato , le leggi che fanno a botte con la realtà –

    Gentilissima Redazione ,
    Sono un “ex” imprenditore che, come tanti altri e’ vittima, direttamente od indirettamente, di questa maledettissima crisi che sta mandando in frantumi la buona Italia dei micro Imprenditori.
    Non mi dilungo con preambuli strappalacrime e scontati, per arrivare diretti al punto dolente che mi sta letteralmente rovinando la vita, mia e della mia famiglia.
    Ed e’ in effetti proprio per la mia famiglia (moglie casalinga forzata, figlio di 19 ammi e figlio di 3 anni e mezzo) che tiro fuori la cosiddette per farmi sentire da questo Sistema non in Sistema per nulla.
    Come dicevo la mia piccola Azienda (5 dipendenti) si e’ ritrovata con parecchi debiti a causa di insoluti ricevuti da miei Clienti e , ciliegina sulla torta, sto seguendo l’infinito iter per un ricorso, accettato in parte, per un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate , a carico della mia precedente Ditta personale.
    Ovviamente, anche se sono decisamente innocente e vincero’ il ricorso in un lontano futuro, lo Stato (in cui credo fortemente nonostante tutto e che ho servito anche nella Benemerita)dice che, prima paghi un terzo del contestato e delle sanzioni, poi dimostri la tua innocenza e , forse, prima di morire arriverà il tuo rimborso.
    A parte questo boccone amaro che in qualche modo “mando giu’, non riuscendo a pagare quello che mi viene chiesto, il mandato della riscossione viene ceduto ad Equitalia.
    E qui il fattaccio !!!!!!!!
    Equitalia inizia la sua trafila per il recupero del credito con lettere, pignoramenti, e pignoramenti creditizi verso Terzi.
    Essendo io ad oggi dipendente autista (per fortuna sono riuscito a trovare lavoro) sono giustamente vincolato a ricevere la mia paga che supera i mille €, tramite banca.
    Come faccio pero’ io ad incassare la mia paga in banca se, appena arrivano i soldi sul c/c , Equitalia li blocca?????
    E’ si, perche’ una volta usciti dal datore di lavoro la paga diventa denaro volatile e quindi pignorabile in TOTO, non piu’ solo un quinto come succede per la busta paga.
    NON VI SEMBRA ASSURDO CHE NON VI SIA UNA LEGGE CHE REGOLAMENTI QUESTA COSA?????
    Con il mio avvocato stiamo intentando una causa, su consiglio di un Giudice onorario che ci da perfettamente ragione, nei confronti di Equitalia, anche se, lo stesso Giudice, ci mette in guardia sulla difficoltà della riuscita di questa impresa.
    No, non si puo’ perdere una causa del genere perche’ io non contesto la cartella di Equitalia, ma contesto il metodo con cui questo Ente, legittimato a tutti gli effetti dalla legislatura attuale che non va di pari passo con le nuove leggi stesse, puo’ far morire i cittadini.
    Mi potete dire come faccio a dar da mangiare ai miei figli????
    Come fa lo Stato a dire: da una parte il datore di lavoro deve mettere i miei soldi in banca e dall’altra da piu’ ampio mandato a Equitalia di prenderseli tutti.
    Ma stiamo tutti impazzendo??
    Penserete tutti che e’ una cosa personale, ma non avete idea di quante famiglie versano nelle mie condizioni, ma combattere contro Equitalia non e’ facile e costa, di conseguenza la maggior parte della gente rinuncia e soffre in silenzio .
    Mi piacerebbe leggere questa lettera sul Vostro giornale, e mi piacerebbe la leggessero anche i legislatori di non so quale Governo e capiscano la difficoltà REALE in cui ci hanno costretto.
    Intanto Vi ringrazio di essere stati un mio sfogo e Vi dico che non mollero’ fino a quando qualcosa cambierà, e tuteli anche chi cerca di dimostrare la propria innocenza, perche’ non siamo tutti dei criminali succubi dello Stato, ma siamo prima di tutto uomini tutti uguali di fronte a DIO!!!!!

    Un sentito ringraziamento

    Un vostro lettore

    Preferirei che se dovesse essere pubblicata la lettera non venga inserito il mio nome momentaneamente,
    Vi autorizzo anche a modificare, per renderlo più corretto nella forma, il testo.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI