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Lo sai che? Al dipendente che fa straordinari spetta l’indennità sul Tfr

Lo sai che? Pubblicato il 26 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 settembre 2017

L’indennità di disagio va a confluire tra le somme che compongono il trattamento di fine rapporto.

Dopo aver lavorato una vita, è finalmente arrivato il momento di percepire l’agognato Tfr, il trattamento di fine rapporto, che hai deciso di conservare in banca per poter integrare la pensione. Gli sforzi che hai fatto per la tua azienda non si contano: non ricordi più quante volte sei rimasto a lavorare oltre l’orario massimo, per ottenere quel supplemento sullo stipendio che ti consentisse di far quadrare i conti in famiglia. A fronte di tali sacrifici ti è stato giustamente riconosciuto lo straordinario. Il dipendente ha infatti diritto anche alla cosiddetta «indennità di disagio», erogata proprio per compensare il “disagio” derivante dallo svolgimento di lavoro straordinario. Ora però, a conti fatti, il Tfr che ti è stato erogato dal datore non è in linea con quello che è stato il tuo stipendio ed è identico a chi, invece, si è limitato a lavorare lo stretto indispensabile, come da contratto collettivo. La cosa non ti convince e ti rivolgi all’avvocato. Se anche tu ti trovi in una situazione del genere ci sono buone notizie: con una recente sentenza [1] la Cassazione ha detto che al dipendente che fa straordinari spetta l’indennità sul Tfr. Ma procediamo con ordine.

L’indennità erogata per gli straordinari aumenta la base di calcolo del Tfr

Come noto, nel determinare come si calcola il Tfr, il codice civile [2] stabilisce che, alla fine del rapporto di lavoro – per qualsiasi causa esso cessi (dimissioni, licenziamento, fallimento dell’azienda, ecc.) – il dipendente ha diritto al trattamento di fine rapporto, più comunemente chiamato con l’acronimo Tfr.

Come si calcola il Tfr? Sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione annua divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Cosa si considera per «retribuzione annua»? In essa si devono considerare, non solo lo stipendio base, ma anche «tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese». Non è corretto quindi ritenere che sul Tfr incidano soltanto i compensi continuativi corrispettivi a prestazioni effettivamente fornite.

Sulla base di tale affermazione, la Suprema Corte ha stabilito che l’indennità di disagio erogata per gli straordinari finisce nella base di calcolo della «retribuzione annua» e quindi incide sugli accantonamenti per il Tfr. Difatti tale voce retributiva viene erogata a titolo di corrispettivo per la maggiore gravosità della prestazione di lavoro straordinario, riconosciuta al prestatore d’opera in dipendenza del rapporto di lavoro.

Risultato: il dipendente che ha lavorato una vita facendo gli straordinari e percependo una busta paga più alta rispetto ai propri colleghi che, invece, sono tornati a casa all’orario “standard”, ha diritto a un Tfr più alto.

note

[1] Cass. sent. n. 22291/2017.

[2] Art. 2120 cod. civ.


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