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Lo sai che? Come sapere quanto guadagna una persona

Lo sai che? Pubblicato il 26 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 settembre 2017

Con l’autorizzazione del presidente del tribunale e un atto di precetto già notificato si può ottenere la dichiarazione dei redditi e tutti gli atti registrati.

Avanzi un credito da una persona, ma questa lamenta miseria e povertà: dice di non avere il “becco di un quattrino” e di non poterti restituire nulla. A te la cosa “puzza”, anche perché il debitore, nel dirtelo, sta usando una chat dal cellulare; per cui ha di certo uno smartphone (forse di quelli costosi), una scheda telefonica, una connessione a internet e, verosimilmente, anche un computer da casa con cui lo sincronizza. Lo hai visto più volte guidare l’auto, per cui ha anche i soldi per la benzina, per il bollo e l’assicurazione. E, non in ultimo, non vive sotto i ponti. Tutto questo sicuramente denuncia il fatto che possiede un reddito. Ma, con precisione, come sapere quanto guadagna una persona? A porsi questa stessa domanda sono molte persone: non solo i creditori, ma anche i vicini di casa curiosi, i colleghi di lavoro e anche i familiari quando, ad esempio, il figlio che si prende cura dei genitori vorrebbe che anche gli altri fratelli lo supportassero nelle spese.

Conoscere la dichiarazione dei redditi di una persona – salvo si tratti di un parlamentare o di un politico locale, per i quali esiste una piena trasparenza – non è così facile come potrebbe essere, invece, conoscerne i beni intestati. Se, infatti, per sapere quante e quali case o terreni ha in proprietà una persona è sufficiente recarsi all’Agenzia delle Entrate, Ufficio del Territorio, e chiedere una visura nominativa (leggi Come sapere se una persona ha immobili intestati), invece per sapere quanto guadagna una persona la trafila è più lunga. Ma non impossibile. Anzi, ciò che ti sto per dire potrà sembrarti nuovo e, sicuramente, inaspettato. Ecco dunque cosa devi fare per conoscere i redditi altrui.

Non tutti possono sapere quanto guadagna una persona, ma solo i suoi creditori. Non un creditore qualsiasi, ma uno munito di «titolo esecutivo», ossia di una sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro, un decreto ingiuntivo, un assegno o una cambiale non protestata, un contratto di mutuo di cui non sono state versate le rate. Questo è il passo preliminare, senza il quale non è possibile accedere ai dati più “intimi” della persona.

Ottenuto uno qualsiasi di tali documenti è possibile presentare – secondo una procedura ben descritta nel codice di procedura civile [1] – una richiesta di autorizzazione al presidente del tribunale di accedere ai dati presenti nei database dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta, in particolare, dell’Anagrafe dei conti correnti e dell’Anagrafe tributaria. Vedremo a breve quale tesoro di informazioni è contenuto in queste due banche dati.

L’autorizzazione del presidente del tribunale in formato digitale (pdf) va quindi spedita tramite posta elettronica certificata alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate (gli indirizzi sono presenti in internet) chiedendo l’accesso ai dati reddituali del soggetto da “investigare”.

L’Agenzia delle Entrate invia al richiedente il modello di pagamento dei diritti (poche decine di euro) ed, eseguito il versamento, consegna tutta la documentazione che comprova quanto guadagna il debitore.

Inizialmente vengono forniti i documenti principali, ma è sempre possibile fare una richiesta di integrazione dei dati.

Viene innanzitutto consegnata la dichiarazione dei redditi della persona; questo documento, se letto da una persona esperta (ad esempio un commercialista) è una miniera di dati preziosi. Si può ad esempio conoscere:

  • chi è il datore di lavoro del soggetto, se si tratta di dipendente e quanto percepisce a titolo di stipendio;
  • quanto dichiara al fisco il professionista;
  • quanto guadagna il socio o l’amministratore di una società per compensi da quest’ultima erogati;
  • quanto percepisce il soggetto a titolo di canoni di affitto se proprietario di un appartamento concesso in locazione (è anche possibile sapere qual è questo immobile e chi è l’inquilino che corrisponde i canoni);
  • se è titolare di pensioni o di altri contributi;
  • se percepisce redditi a titolo di diritti d’autore o redditi di differente natura.

In un’altra sezione vengono indicati tutti i documenti soggetti a registrazione come ad esempio i contratti di donazione (è così possibile sapere se la persona ha donato o è beneficiaria di conti correnti o immobili), i contratti di comodato, i contratti di affitto di azienda o di locali a uso commerciale nonché di appartamenti.

Sempre nella sezione relativa agli atti registrati è possibile scoprire se è stata fatta una denuncia di successione e, quindi, a quanto ammonta la quota di eredità del soggetto in questione. Non in ultimo vi rientrano gli atti di costituzione di società e le quote sottoscritte e versate dall’interessato.

Viene poi aperto, al creditore procedente, l’accesso completo ai rapporti di conto corrente intrattenuti dal debitore con le banche. Qui non viene specificato a quanto ammonta il deposito (potrebbe anche essere in rosso), ma ciò non toglie che il creditore potrebbe ugualmente tentare un pignoramento presso terzi.

In definitiva, tramite tutte queste preziose informazioni è possibile sapere quanto guadagna una persona e capire quanto si può recuperare.

Per chi non possiede ancora un «titolo esecutivo» ci sono sempre le società di investigazioni che, tramite altri canali, riescono ad avere ulteriori informazioni sui redditi di una persona, ma non tanto precise come la procedura appena descritta.

note

[1] Art. 492-bis cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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