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Contestazione bolletta telefono: niente ingiunzione di pagamento

27 settembre 2017


Contestazione bolletta telefono: niente ingiunzione di pagamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2017



Non è possibile ottenere un decreto ingiuntivo ai danni dell’utente se questi ha prima contestato la bolletta del telefono.

Hai ricevuto una bolletta del telefono troppo alta rispetto alle previsioni e a quanto ti era stato promesso in sede di sottoscrizione del contratto. C’è qualche voce che non quadra e, nella fattura, vengono riportati importi per servizi mai richiesti. Cosa fai? Scrivi subito alla società del telefono per contestare l’addebito, chiedendo spiegazioni, riservandoti magari la possibilità di ricorrere al giudice per un eventuale accertamento della condotta illecita e conseguente annullamento della bolletta sproporzionata. Ebbene, dal momento in cui la compagnia riceve la tua raccomandata a.r. (ma potrai inviare la contestazione anche con posta elettronica certificata) non può più agire nei tuoi confronti con un decreto ingiuntivo. Secondo infatti una recente e interessante sentenza del Tribunale di Milano [1] è illegittima l’ingiunzione di pagamento notificata all’utente in presenza di una precedente contestazione della bolletta del telefono da parte di questi.

Ciò, di certo, non impedisce alla società di agire nei tuoi confronti (in caso contrario, facile sarebbe sottrarsi ai propri obblighi): ma per adire il giudice questa dovrà prima avviare una conciliazione davanti al Corecom, un organismo di mediazione istituito proprio per le controversie in materia telefonica tra consumatori e operatori.

La ragione di questa decisione è abbasta semplice e sta in un articolo di legge [2] che ha istituito l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ed ha regolamentato i sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo. Esso stabilisce che: «L’Autorità disciplina con propri provvedimenti le modalità per la soluzione non giurisdizionale delle controversie che possono insorgere fra utenti o categorie di utenti … per le predette controversie, individuate con provvedimenti dell’Autorità, non può proporsi ricorso in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione da ultimare entro trenta giorni dalla proposizione dell’istanza all’Autorità». In buona sostanza, se prima le parti non si incontrano davanti al Corecom e lì tentano un accordo bonario, nessuna delle due può andare davanti al giudice (e se lo fa, l’azione giudiziale è improcedibile: il giudice dovrà cioè rigettare la domanda). Il che è confermato anche da una delibera dell’Authority [3] che ha regolamentato questa importante fase transattiva.

Tale interpretazione è stata confermata anche dalla Cassazione [4] secondo cui le controversie tra utenti e gestori dei servizi di telefonia debbono essere precedute a pena di improponibilità dal tentativo di conciliazione dinanzi al Corecom competente per territorio.

Il tentativo obbligatorio non è tale solo nel caso di recupero di crediti per le bollette emesse in assenza di contestazioni da parte dell’utente [5]. Dunque, la compagnia del telefono può agire contro il moroso con un decreto ingiuntivo solo in presenza di crediti insoluti non contestati. Qualora invece ci sia stata la contestazione, il preventivo incontro davanti al Corecom è inevitabile.

note

[1] Trib. Milano, sent. n. 7090/2017 del 22.06.2017.

[2] Art. 1 1 L. n. 249/1997.

[3] Delibera 173/07/CONS.

[4] Cass. sent. n. 24334/2008.

[5] Il tentativo di conciliazione è escluso anche «per formulare eccezioni, proporre domande riconvenzionali ovvero opposizione» nel corso di un giudizio già in corso.

Per leggere la sentenza integrale clicca qui


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