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Diffamazione: niente punizione, niente risarcimento

27 settembre 2017


Diffamazione: niente punizione, niente risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2017



Il reato di diffamazione viene “perdonato” automaticamente con l’archiviazione del procedimento e la prova del danno ai fini del risarcimento è tutt’altro che scontata.

Che la diffamazione sia un reato, non c’è dubbio. E che al reato conseguano le sanzioni penali è il conseguente corollario. Se c’è un reato, vuol dire che c’è stato un danno ingiusto, si può continuare nel ragionamento; e pertanto si ha diritto al risarcimento. Tutto ciò, però, è così logico e lineare solo nei libri di diritto. Non nella pratica dove spesso, alla diffamazione non consegue né la punizione né il risarcimento. Perché mai? È molto semplice spiegarlo.

Il codice penale punisce la diffamazione con la reclusione fino a 1 anno e con la multa fino a 1.032 euro. Ricordiamo che la diffamazione scatta quando qualcuno offende la reputazione di un’altra persona mentre questa è assente. Se fosse presente, saremmo nel campo dell’ingiuria che, invece, non è più un reato (ma solo un illecito civile).

Inoltre, per la diffamazione è necessario che l’offesa sia proferita alla presenza di almeno due persone. Quindi, parlare male di un amico con un altro amico non integra la diffamazione; ma se c’è un’altra persona a sentire le offese, allora si rientra nel penale. Il reato potrebbe però scattare anche quando si comunica con più persone singolarmente, in momenti distinti: prima all’uno, poi all’altro, poi all’altro ancora, e così via, in questo modo attuando il proprio scopo di infangare la reputazione della vittima sebbene non in pubblico.

Detto ciò ricordiamo che, dal 2015, non sono più punibili tutti i reati punito fino a 5 anni di reclusione e/o con la pena pecuniaria. Secondo il codice penale [2] si tratta di «fatti tenui» che non possono impegnare le aule dei tribunali se si parla di un delinquente non abituale o che abbia agito con crudeltà. Pertanto, in questi casi, il procedimento penale viene archiviato immediatamente. Al responsabile non viene applicata nessuna delle sanzione (l’arresto e la multa), anche se resta la fedina penale sporca (una conseguenza quest’ultima molto spesso più virtuale che reale).

Si potrebbe allora dire: almeno c’è il risarcimento! Non è vero neanche questo e, anzi, ottenere una somma di denaro a ristoro per le offese è tutt’altro che scontato. Come ha ripetuto a più riprese la Cassazione, infatti, chi è stato vittima di una diffamazione, per ottenere il risarcimento deve comunque dimostrare il danno subìto, anche se con semplici indizi (cosiddette «presunzioni»). Dunque una lesione alla reputazione non può mai darsi per scontata solo per il fatto, ad esempio, di aver parlato male in pubblico di qualcuno, ma va data prova del pregiudizio arrecato. Chi non riesce a fornire tale dimostrazione al giudice non ha diritto al risarcimento.

Ecco come un reato riprovevole come l’ingiuria passa completamente sotto tutte le barriere della legge.

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 131-bis cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. L’articolo diffonde il messaggio, sbagliato, che ogni reato con pena fino a 5 anni non sia più punibile ai sensi dell’art. 131 bis del CP. Non è così.

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