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Congedo parentale, si può prorogare?

3 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2017



È possibile allungare l’astensione facoltativa per maternità fruendo di ulteriori periodi di congedo? 

Mio marito è pensionato e non può fruire del congedo parentale: posso assentarmi per 10 mesi come genitore solo? Posso chiedere un’ulteriore aspettativa dopo l’astensione facoltativa?

La lavoratrice dipendente può fruire dell’astensione facoltativa per maternità, terminato il congedo obbligatorio, per un massimo di 6 mesi, che sono retribuiti al 30% (purché fruiti entro il 6° anno di età del bambino); durante il periodo di congedo si ha diritto all’accredito, da parte dell’Inps, dei contributi figurativi sull’intera ordinaria retribuzione.

Congedo parentale di 10 mesi per il genitore solo

La lavoratrice dipendente, se il lavoratore padre non può fruire del congedo parentale,  non può usufruire di 10 mesi di astensione dal lavoro perché, anche se è l’unico genitore a poter beneficiare dell’astensione facoltativa, la sua situazione non è assimilabile a quella del “genitore solo“. Sono considerati soli, difatti, i genitori nei casi di:

  • morte o grave infermità dell’altro genitore;
  • abbandono del figlio;
  • affidamento del figlio ad un solo genitore;
  • mancato riconoscimento del figlio risultante da un provvedimento formale [1].

Aspettativa non retribuita per allungare il congedo parentale

Terminati i 6 mesi di congedo parentale, l’unico modo per assentarsi ulteriormente dal lavoro è domandare un periodo di aspettativa non retribuita [2].

Si tratta di un congedo, che può avere la durata massima di 2 anni nell’arco della vita lavorativa, che può essere concesso al verificarsi di una delle seguenti situazioni :

  • problematiche conseguenti al decesso o alla grave malattia di un familiare;
  • cura o assistenza di un componente della famiglia, le cui esigenze siano difficili da conciliare con l’impiego;
  • grave disagio del lavoratore, esclusa la malattia (ad esempio, depressione).

Nel caso della madre lavoratrice, le problematiche da evidenziare, che potrebbero dar diritto al congedo, sarebbero le difficoltà nella conciliazione del lavoro con la cura del bambino.

La giurisprudenza prevede espressamente la concessione dell’aspettativa non retribuita  per le patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva acute o croniche, o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà; nulla è previsto, invece, in merito alla semplice difficoltà di conciliazione dell’attività lavorativa con l’ordinaria cura del bambino, anche se parte della dottrina ritiene che possa rientrare nel novero delle situazioni di cura o assistenza di un componente della famiglia, le cui esigenze siano difficili da conciliare con l’impiego.

Concessione dell’aspettativa non retribuita

Il datore di lavoro, in ogni caso, non è tenuto a concedere l’aspettativa, ma può rifiutarla se sussistono ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente.

L’aspettativa non retribuita vale per la pensione e l’anzianità di servizio?

Il periodo di aspettativa non è coperto da contributi previdenziali figurativi, ma può essere riscattato ai fini della pensione. Non è utile ai fini dell’anzianità di servizio, né per la maturazione di ratei (tredicesima, ferie, tfr, etc).

Proroga del congedo parentale: altri casi

In conclusione, una volta terminata l’astensione di lavoro per maternità:

  • è sicuro che la madre possa fruire dei 6 mesi parzialmente retribuiti di congedo parentale;
  • potrebbe fruire di ulteriori periodi di astensione non retribuita, sino a un massimo di 2 anni, ma il datore di lavoro potrebbe non concederli.

Il tutto salvo, ovviamente, malattie del bambino (per le quali sono concesse assenze non retribuite) o riconoscimento di handicap grave dello stesso, ai sensi della Legge 104: in quest’ultimo caso si ha diritto a un prolungamento del congedo parentale.

note

[1] Inps Circ. n. 8/2003.

[2] L. 53/2000.


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