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Lo sai che? Appello notificato al vecchio studio del difensore: inammissibile

Lo sai che? Pubblicato il 28 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 settembre 2017

Processo tributario: la notifica presso il domicilio non più attuale è inesistente e l’appello deve essere dichiarato inammissibile.

È inammissibile l’appello notificato presso il vecchio indirizzo dello studio del difensore della parte vittoriosa. È possibile rinnovare la notifica, con effetto sanante, solo qualora non siano già decorsi i termini di impugnazione. In caso contrario, la notifica dell’appello è inesistente e non può essere sanata neppure dalla costituzione dell’appellato.

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1].

Variazione dell’indirizzo dello studio: deve essere comunicata?

Nel processo tributario, le variazioni del domicilio eletto o della residenza o della sede sono efficaci nei confronti delle controparti costituite, dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata loro notificata la denuncia di variazione. L’onere di comunicare la variazione è previsto per il domicilio autonomamente eletto dalla parte, mentre l’elezione del domicilio presso lo studio del procuratore ha la mera funzione di indicare la sede dello studio del procuratore medesimo.

Il difensore domiciliatario non ha a sua volta l’onere di comunicare il cambiamento di indirizzo del proprio studio; è, invece, onere del notificante di effettuare apposite ricerche per individuare il nuovo luogo di notificazione, ove quello a sua conoscenza sia mutato.

La notifica dell’appello deve essere effettuata al domicilio reale del procuratore, anche se non vi sia stata rituale comunicazione del trasferimento alla controparte.

L’appello notificato presso il vecchio indirizzo del difensore della controparte vittoriosa deve ritenersi inammissibile, qualora l’appellante, pur essendo venuta in possesso delle indicazioni sufficienti a riattivare il procedimento notificatorio, non vi ha provveduto tempestivamente.

Si può rinnovare la notifica e recuperare il termine?

Le Sezioni unite della Cassazione [2] hanno chiarito che, qualora la notificazione dell’atto processuale, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio.  Ciò alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio.

Di conseguenza, ai fini del rispetto del termine, la notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari, secondo la comune diligenza, per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie.

Sempre la Cassazione [3] ha precisato che, in caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza. Egli deve svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà del termine di 30 giorni [4], salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa.

Nullità o inesistenza della notifica?

La notificazione dell’appello tentata presso il domicilio non più attuale non è produttiva di alcun effetto in grado di sanare l’inosservanza del termine di impugnazione.

La nullità della notifica non può essere sanata neppure dalla costituzione del controricorrente, dato che l’inosservanza del termine di appello consuma definitivamente ed insanabilmente il potere di impugnazione.

Si verte dunque in un’ipotesi di inesistenza della notificazione, dato che, quando il procedimento non si è concluso mediante consegna di copia conforme all’originale dell’atto da notificare, la notificazione è da ritenersi non compiuta, ma solo tentata. Ci si viene a trovare di fronte «ad un atto non già nullo, ma del tutto inesistente, perché giammai entrato a far parte della realtà dell’ordinamento», il che esclude che si possa procedere alla sua rinnovazione.

note

[1] Cass. ord. n. 22248 del 25.09.2017.

[2] Cass. Sez. Unite sent. n. 17352/09.

[3] Cass. Sez. Unite ord. n. 14594/16; Cass. ord. n. 9102/17.

[4] Art. 325 c.p.c.


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