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Copiare una pagina web: conseguenze

28 settembre 2017


Copiare una pagina web: conseguenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2017



Chi fa copia e incolla rischia sanzioni salatissime senza prima passare dal giudice.

Quando uscì sembrò inaccettabile che un’autorità amministrativa potesse chiudere un sito solo perché aveva copiato qualche pagina da un altro giornale; una violazione della libertà di espressione in nome della tutela del diritto d’autore che non aveva precedenti in uno Stato democratico. Inaccettabile soprattutto il fatto che il potere fosse stato accordato non già a un giudice, come Costituzione vuole. Così il regolamento AgCom contro la pirateria digitale è stato impugnato davanti ai giudici per incostituzionalità. A marzo scorso però il Tar Lazio ha rigettato le richieste dei consumatori ed ha confermato la validità delle norme. In pratica, resta fermo il regolamento che applica sanzioni, senza un processo, a chi copia una pagina web o altri contenuti coperti dal copyright. Non si va certo in carcere, perché questo non rientra (ancora fortunatamente) nelle facoltà del Garante, ma la censura può arrivare a chiudere tutte le forme di comunicazione. Addio sito web, insomma, e non anche la singola pagina dove c’è stato il plagio.

Per comprendere di che si tratta, facciamo un passo indietro e cerchiamo di spiegare quali sono oggi le conseguenze per chi si mette a copiare una pagina web.

Il Regolamento anti-pirateria digitale è una normativa che, su autorizzazione del Parlamento, ha adottato l’AgCom (Autorità Garante per le Comunicazioni) auto attribuendosi dei poteri molto forti tutte le volte in cui rileva o le viene segnalata una violazione del diritto d’autore. Leggi sul punto Così l’AgCom oscura i siti che violano il copyright. In pratica, con un procedimento semplificato, che può essere attivato tramite un modulo compilabile online, chiunque ha la possibilità di chiedere l’intervento dell’Authority ogni volta in cui una propria opera (un testo, una musica, una fotografia, uno spot video, ecc.) è riportata su un altro sito senza autorizzazione. Il Garante attiva una brevissima istruttoria all’esito della quale decide entro 3 giorni se rimuovere le opere o disabilitare l’accesso alle stesse. Se il sito ha sede all’estero, ordina ai provider italiani di disabilitare l’accesso. Il “copione” ha da 12 a 35 giorni (a seconda della gravità della propria condotta) per rimuovere volontariamente l’opera contesta.

Il tutto insomma avviene al di fuori di un regolare processo.

A questo punto sbaglia chi confida nell’impunità quando crede che, per subire una sanzione a seguito di un semplice “copia e incolla”, il titolare del diritto d’autore dovrebbe agire in tribunale, fare una causa e attendere i lunghi (e costosi) tempi della magistratura. Oggi tutto avviene con una semplice segnalazione in via amministrativa all’esito della quale la censura è implacabile. In questo modo, qualsiasi prelievo non autorizzato viene sanzionato. Di quali prelievi parliamo? Tutti lo hanno fatto almeno una volta nella propria vita. Ad esempio: scaricare immagini da Google Immagini, benché si tratti di foto realizzate da altre persone e quindi automaticamente protette dal diritto d’autore; copiare un testo presente su un giornale e magari riportarlo sul proprio profilo Facebook o sul proprio blog; utilizzare la canzone estiva “tormentone” come sottofondo del proprio video da caricare su YouTube. È, infine, una palese violazione del copyright anche ciò che molti siti fanno: aggregare le notizie estrapolate “qua e là” sulla rete, seppure indicando la fonte (almeno in assenza di autorizzazione da parte del titolare del diritto).

Insomma, come avevamo già spiegato in Attenti da ora a copiare da altri siti, qualsiasi materiale si trovi in rete, e sia caratterizzato da quella minima originalità (non sarebbe tale, per esempio, il testo di una legge, ma sicuramente lo sarebbe il testo di un articolo tratto da un quotidiano) è automaticamente protetto da copyright (o meglio, “diritto d’autore”).

Ciò che spesso si ignora è che la libera accessibilità in rete dei contenuti non rende automaticamente gratuita e riproducibile l’opera altrui. Né è necessario che ci sia scritto, accanto all’opera, «© Riproduzione riservata» o che il titolare del contenuto sia iscritto alla Siae, visto che il diritto d’autore nasce automaticamente, con l’opera stessa se dotata di creatività e originalità (non deve cioè essere una fedele riproduzione di altre opere come ad esempio un motivetto popolare o una foto scattata su una strada senza alcuna personalizzazione).

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