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Casa allagata dopo il nubifragio: paga il Comune

28 Settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Settembre 2017



Il maltempo spesso causa allagamenti di case e garage, provocando vittime e danni. Ecco quando e come chiedere il risarcimento danni al Comune.

Dopo un’estate di siccità e caldo record, è arrivato puntuale il momento di fare i conti con i mille disastri che periodicamente rituffano l’Italia nello stato di emergenza. Anzi, negli stati di emergenza. Perché terremoti, inondazioni e alluvioni non passano quasi mai in sordina nella nostra penisola. Arrivano distruggendo case, strade, campi, interi paesi e famiglie, come se dovessimo imparare a fare i conti con una fragilità che sta lentamente inghiottendo un paese, costruito seguendo le regole di una roulette russa, tra illegalità e incompetenza, tra azzardo e incuria. Così tre giorni di maltempo e nubifragi ci restituiscono quasi sempre scantinati e strade sommersi da fango e detriti, case e auto distrutte, fiumi esondati, famiglie che nel giro di poche ore si ritrovano senza più la loro casa e, purtroppo, Livorno è solo l’ultimo caso in ordine di tempo, la conta non solo dei danni ma anche delle vittime. È giusto quindi che una famiglia che perde la propria casa o che si ritrova anche solo con una cantina sommersa dal fango possa avere la possibilità di vedersi risarcita per il danno subito. A maggior ragione quando questo poteva essere evitato con una specifica manutenzione di strade, canali e rete viaria. Vediamo come.

Allagamento: quando è chiamato in causa l’ente pubblico

Viene naturale pensare che se una tubatura nell’appartamento dell’inquilino al piano di sopra si spacca, sarà lui in persona ad essere chiamato a risarcire i danni causati all’appartamento al piano di sotto (discorso assicurazione a parte). Lo dice il codice civile, [1] che parla proprio del ‘danno erogato da cosa in custodia’.

E se quella cosa in custodia non fosse una tubatura o un vaso sul balcone di un privato, ma fosse una strada, un fiume o un canale esondato di un paese o una città? Bene. Come i privati cittadini sono responsabili dei danni che causano, devono esserlo allo stesso modo gli enti pubblici o territoriali. In altre parole in questo caso, il Comune di appartenenza e lo Stato.

È un po’ come quando si riceve in dono qualcosa e ci viene chiesto di custodirlo con cura. Custodire. È tutto qui il senso. Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a custodire tutto ciò che è di loro pertinenza, tutto quello che rientra nella sfera del demanio.

Che cosa in particolare rientra in questa sfera?

Le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico, così come il lido del mare, la spiaggia e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche.

Proprio qui il Codice civile torna a dire la sua, ritenendo ciascuno responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo caso fortuito. La fortuità entra in gioco quando l’ente non può prevedere quello che succede e quindi si trova di fronte a un evento di calamità naturale imprevedibile e straordinario.

Si potrebbe allora dire: ‘che colpe ha l’amministrazione se il cielo ha deciso di gettare in terra piogge a profusione e di inondare interi paesi? Mica la pioggia è di proprietà comunale?’ C’entra eccome invece. Perché quell’ente pubblico ha la responsabilità di prendersi cura del suolo, delle strade, dei canali, degli argini e di tutto ciò che, se correttamente gestito, non consentirebbe a queste straordinarie bombe d’acqua di distruggere case e proprietà. In breve, quando il Comune non adempie ai suoi obblighi di custode, è pienamente responsabile di tutti i danni causati dal maltempo. E le precipitazioni, come ha precisato la Cassazione civile in una recente ordinanza [2], non possono più essere considerate eventi imprevedibili tali da escludere la responsabilità di un ente territoriale, che è tenuto a provvedere:

  • alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi
  • al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze

La logica quindi è: nubifragio di eccezionale portata? No. tombino in pessime condizioni.

Allagamento: come effettuare la richiesta di risarcimento

Per un box allagato, una casa danneggiata, uno scantinato sommersi dal fango e dalle precipitazioni cadute è possibile quindi rifarsi sull’amministrazione pubblica che non ha svolto il proprio dovere. Ovviamente, per ottenere risarcimento la prima cosa da fare è dimostrare con prove certe che il danno subito sia imputabile all’ente pubblico, per escludere senza ombra di dubbio quel caso fortuito a cui probabilmente qualche tecnico comunale si appellerà per dimostrare la non colpevolezza dell’amministrazione che rappresenta.

  • Per fare questo, come primo passo è d’obbligo raccogliere tutta la documentazione possibile che potrà aiutare a dimostrare – carte alla mano – la propria ragione. Dotarsi quindi di macchina fotografica o videocamera o di uno smartphone. L’importante è scattare foto chiare, nitide e contrassegnate da data e ora, che in seguito dovranno essere stampate e utilizzate come prova regina.
  • Dotarsi di perizie e preventivi di ditte che quantifichino i danni subiti.
  • Scaricare e compilare i moduli di richiesta risarcimento e schede di ricognizione dei danni, che solitamente i Comuni mettono a disposizione dei cittadini sul sito web o presso gli uffici tecnici del Comune e, in ultima istanza, negli uffici della Protezione civile, che si mette a disposizione dei cittadini per qualsiasi documento o modulo richiesto.
  • Conservare tutte le ricevute dei pagamenti effettuati in merito ai danni subiti al proprio immobile.
  • Tutto questo materiale dovrà essere raccolto e spedito secondo le modalità che il Comune di pertinenza stabilisce: solitamente sono una raccomandata con ricevuta di ritorno o una mail all’ufficio tecnico territoriale.

Generalmente in caso di maltempo, eccezionali nubifragi e grosse precipitazioni, i Comuni chiamano a rapporto i propri uffici tecnici per fare, appunto, la conta dei danni subiti a tutto il patrimonio pubblico. Quello che succede dopo è un’ascesa verticale e gerarchica che dalla piccola (o grande) amministrazione comunale si dirige verso la Regione e poi, in ultima istanza, alla stanza dei bottoni massima, lo Stato.

Dopo la conta dei danni, il Comune chiede alla Regione lo stato di calamità e la Regione inoltra la richiesta al Consiglio dei ministri, che nomina un Commissario straordinario incaricato di stabilire modalità e criteri di acceso ai rimborsi per i cittadini attraverso un fondo di solidarietà nazionale, che arriva poi ai comuni stessi.

Quando il risarcimento è a rischio

Ogni volta che si verificano nubifragi e allagamenti i Comuni chiedono la massima rapidità ai cittadini, esortandoli ad inviare entro tempi stabiliti le proprie richieste, così da attivare al più presto la procedura di richiesta di stato d’emergenza. Tempi che poi spesso si rivelano tutt’altro che rapidi quando si devono ricevere concretamente i risarcimenti.

Attenzione però, in riferimento ai soldi stanziati dallo Governo: niente Stato di calamità niente fondi per gli indennizzi. In altre parole, la dichiarazione del Governo dello stato di calamità è condizione preliminare affinché vengano stanziate le somme di denaro per risarcire i cittadini. A meno che l’amministrazione non decida di stanziare fondi ad hoc per far fronte alle richieste di indennizzo.

Chiunque subisca danni alla propria abitazione o a qualsiasi altra proprietà privata deve poi provare effettivamente che il danno subito si possa collegare alla cattiva gestione e a mancanze dell’amministrazione pubblica.

In soldoni, è stato davvero il tombino otturato a causare quel terribile allagamento che ha distrutto le case o la pioggia è stata talmente abbondante ed eccezionale da non poter scongiurare i danni subiti? In assenza di prove certe e se il Comune prova che davvero da parte sua è stato fatto tutto il necessario per vigilare e prendersi cura di quella strada e di quel tombino, si potrebbe non vedere un soldo.

di CHIARA ARROI

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass. ord. n. 18856/2017.

Autore immagine: 123rf com


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