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Lavoratore non iscritto al sindacato: quali tutele?

28 settembre 2017


Lavoratore non iscritto al sindacato: quali tutele?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2017



Che effetto hanno i contratti collettivi sui dipendenti non aderenti al sindacato; i diritti dei lavoratori previsti dalla legge.

Hai appena ottenuto il tuo primo posto di lavoro e, qualche giorno dopo, sei stato contattato da un sindacalista che ti ha proposto l’iscrizione alla sua organizzazione. A fronte di una piccola trattenuta sulla busta paga ti ha promesso massima tutela nelle vertenze con il datore di lavoro nel momento in cui dovrai rivendicare i tuoi diritti: problemi di mancato pagamento di stipendio, errori nella busta paga, trasferimenti, ferie, tredicesima e quattordicesima, licenziamento, mobbing, permessi e quant’altro troveranno – a suo dire – una soluzione solo con l’adesione al sindacato. Ma che succede se non accetti? Quali tutele prevede la legge per il lavoratore non iscritto al sindacato? Lo cercheremo di scoprire nel presente articolo. Per capire però cosa spetta al dipendente che decide di non aderire al sindacato dobbiamo prima spiegare cosa sono e come funzionano i sindacati e i contratti collettivi di lavoro. Parleremo in ultimo dello Statuto dei lavoratori e delle tutele da questo disposte.

Il sindacato

Chi sono i sindacati?

I sindacati possono essere di due tipi

  • sindacati extraziendali;
  • rappresentanze sindacali in azienda, che devono essere riconosciute dal sindacato esterno e sono collegate ad esso.

La funzione principale dei sindacati extraziendali è quella di partecipare alla formazione dei contratti collettivi di lavoro che disciplinano la categoria e che – questo dettaglio è molto importante – hanno effetti su tutti i dipendenti, anche quelli non aderenti al sindacato. I sindacati poi assistono i dipendenti all’atto della soluzione delle controversie con il datore di lavoro, in sede di conclusione degli accordi e in altre situazioni di conflitto che dovessero porsi con l’azienda.

Di solito il sindacato ha la forma di una associazione.

Le strutture sindacali aggregano generalmente gli interessi dei lavoratori in base alla comunanza del mestiere (ad esempio dirigenti, piloti aerei, ecc.), tuttavia il modello prevalente in Italia è quello della categoria merceologica o per settore produttivo dell’azienda presso la quale i lavoratori sono impiegati (metalmeccanica, commercio, edilizia, ecc.) oppure per ramo d’industria o settore (come la siderurgia).

Le quote sindacali

I sindacati si mantengono grazie alle quote versate loro dai dipendenti che vi aderiscono. Le quote sono due:

  • quota associativa iniziale, per il rilascio della tessera;
  • quota sindacale, che invece è periodica.

Sono poi previste delle quote di servizio: si tratta di contributi “una tantum”, quale corrispettivo di specifici servizi richiesti occasionalmente al sindacato.

Di solito il pagamento avviene tramite “autorizzazione” che dà il dipendente al datore per trattenere una parte del suo stipendio e versarla direttamente al sindacato. Il rifiuto ingiustificato del datore di lavoro di effettuare la trattenuta e di versare la quota al sindacato designato è considerato, oltre che un illecito civilistico, una condotta antisindacale.

Come recedere dal sindacato

Il dipendente può, in qualsiasi momento, recedere dall’adesione al sindacato, ordinando al datore di non trattenere più le quote associative dallo stipendio.

I contratti collettivi

Cosa cono i Ccnl?

Il contratto collettivo nazionale di lavoro (più semplicemente chiamato Ccnl) viene concordato dai sindacati dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro per ciascuna classe merceologica o settore produttivo aziendale. In esso vengono fissate le condizioni economico-normative del rapporto di lavoro subordinato. Si stabiliscono così gli argini per il comportamento del datore e del dipendente come:

  • minimi salariali e calcolo busta paga;
  • orari di lavoro;
  • giorni di ferie;
  • indennità;
  • periodo massimo di malattia in un anno (comporto);
  • giorni di permesso, ecc.

Efficacia del Ccnl

Anche se non è un atto del Parlamento, il contratto collettivo di lavoro ha forza di legge tra le parti. Esso vincola i sindacati che l’hanno stipulato e, a cascata, i lavoratori di quel particolare settore produttivo anche se non iscritti al sindacato. In altre parole le tutele del Ccnl valgono sia per chi ha la tessera del sindacato, sia per chi non ce l’ha.

Lo statuto dei lavoratori

L’ultimo stadio di tutela per il lavoratore dipendente è la legge. Il corpo normativo più importante che disciplina la materia è lo statuto dei lavoratori. Le sue norme, in quanto legge, si applicano a tutti i dipendenti, sia a quelli aderenti al sindacato che a quelli non aderenti.

Tutele per il lavoratore non iscritto al sindacato

Torniamo al nostro esempio iniziale: cosa perde e cosa ottiene il dipendente che si iscrive al sindacato? Innanzitutto non perde alcuno dei diritti previsti dalla legge (sia essa lo Statuto dei lavoratori o qualsiasi altra disposizione); non perde inoltre i diritti che gli sono riconosciuti dal contratto collettivo di settore i quali, come detto, valgono sia per gli iscritti che per i non iscritti al sindacato. Quindi, per quanto riguarda, ad esempio, le garanzie in caso di licenziamento, il diritto alle ferie e ai giorni di riposo, il trattamento retributivo minimo, il diritto allo sciopero, la tutela dai comportamenti discriminatori del datore di lavoro, il mobbing, i giorni di la malattia, ecc., in tutti questi casi la legge non distingue tra lavoratore iscritto al sindacato e lavoratore non iscritto. Tanto per fare qualche esempio spicciolo:

  • nel caso di licenziamento collettivo, nel momento in cui l’azienda deve scegliere i lavoratori da mandare a riposo, non potrà privilegiare quelli iscritti al sindacato rispetto a quelli invece non aderenti;
  • il pagamento dello stipendio è identico sia per chi è iscritto che per chi non lo è;
  • i giorni di ferie sono uguali per tutti i dipendenti, iscritti e non.

Ma allora quali sono i vantaggi a iscriversi al sindacato? Ci sono una serie di benefici che riguardano l’assistenza in caso di necessità, consulenza e dialogo con il datore. Alcuni sindacati hanno convenzioni con sconti riservati agli iscritti come (viaggi, agevolazioni su prestiti e mutui, assicurazioni, ecc.). Ma nel campo dei diritti, tutti i lavoratori sono uguali davanti alla legge.


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6 Commenti

  1. UN ARTICOLO DAVVERO FAZIOSO e FUORVIANTE, CERTAMENTE, REDATTO DA UN ASSERVITO AI PADRONI o ALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA PADRONALI. CHI SCRIVE, OMETTE DI DIRE CHE SE NON CI FOSSERO I SINDACATI (che piacciano o meno) NON CI SAREBBERO RINNOVI DI CCNL (dunque aumenti triennali e miglioramento delle condizioni di lavoro). SE NON CI FOSSERO I SINDACATI (almeno alcuni sindacati) LO STATUTO DEI LAVORATORI, anch’esso, frutto di lotte e rivendicazioni sindacali, VERREBBE, IMMEDIATAMENTE, DEMOLITO. IL SINDACATO È UN ORGANIZZAZIONE AUTOFINANZIATA (dagli iscritti – NIENTE FINANZIAMENTI PUBBLICI). Se non ci sono iscritti il sindacato scompare e con lui tutti i diritti, in decenni di lotte, conquistati dai lavoratori. SE NON VI ISCRIVITE SARETE SCHIAVI PER SEMPRE. SIAMO SUL TITANIC E STANNO ALZANDO, al massimo, IL VOLUME DELLA MUSICA PER NON FARCI SENTIRE QUANTO SCRICCHIOLA LA BARCA… …e loro (i padroni) sono già sulle scialuppe…

    1. Caro Paolo, concordo pienamente con te.
      Purtroppo, esulando dagli errori che alcuni sindacati possono aver commesso nel tempo, l’attuale situazione è proprio quella di porre in essere tutte le possibili azioni, tese a smantellare i garanti dei diritti/doveri dei lavoratori.
      Ed i lavoratori, nell’illusione che questi garanti non servano, non si iscrivono o si disiscrivono!
      Il taglio operato sulle agibilità sindacali, recentemente operato, va anch’esso nella direzione dello smantellamento sindacale, provocando la difficoltà dei sindacati anche a presenziare ai tavoli di trattativa.
      La tristezza maggiore è l’ignorare, da parte di una buona fetta della forza lavoro, della storia legata alle conquiste ottenute, e delle lotte quotidiane per riuscire ancora a mantenerle in vita…lotte che, talvolta, il sindacalista opera impiegando gratuitamente del suo tempo.
      L’articolo non menziona nemmeno i contratti aziendali, stipulati direttamente in loco, e nemmeno quelli integrativi nel pubblico impiego. Non sottolinea il lavoro di tutela e garanzia che, molto spesso, i sindacalisti sono costretti a dover fare nei singoli posti di lavoro…quante volte non vengono riconosciuti ai lavoratori i così definiti diritti contrattuali uguali per tutti?

    2. Ultimamente il sindacato sta facendo sempre meno l’interesse del lavoratore. Ad esempio nel rinnovo del contratto dei postali, rinnovo atteso da ben 7 anni, si stanno mettendo d’accordo secondo la mia opinione perché le Poste hanno inserito le assicurazioni nei contratti alle quali il lavoratore dovrà contribuire di tasca sua e il sindacsto ha ottenuto l’inserimento ,per scelta del lavoratore, del premio di produzione nel fondo di categoria (formato da sindacalisti) di aumento dei miseri stipendi non se ne parla. Vergognoso

  2. Paolo, non sono tesserato, ed ho chiesto non un consiglio ad un delegato, ma una conferma, e non sapendo rispondere perchè ne so più io, mi ha risposto……ma hai la tessera? ed io No, eh allora non posso aiutarti! Questa è mafia non sindacato….quindi mi associo a Bruno.

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