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Intimazione di pagamento Agenzia Entrate: che fare?

3 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2017



Intimazione Agenzia Entrate Riscossione da pagare entro 5 giorni: pagare subito, impugnare o rateizzare?

L’intimazione di pagamento è l’atto notificato dall’Agenzia Entrate Riscossione prima di intraprendere l’esecuzione forzata quando è decorso più di un anno dalla notifica della cartella esattoriale [1].

La notifica dell’avviso è obbligatoria dunque ogni qualvolta l’agente della riscossione intenda procedere esecutivamente contro il contribuente (per esempio con pignoramento o iscrizione ipotecaria), ma oltre l’anno dalla notifica della cartella.  Se l’esecuzione avviene entro l’anno, l’avviso di intimazione non è necessario.

Anche l’avviso di intimazione, come la cartella esattoriale e in quanto atto amministrativo, deve essere adeguatamente motivato. Il contribuente deve essere messo in condizione di conoscere la fonte e il dettaglio degli importi addebitati in modo da poter contestare eventuali errori e illegittimità.

L’avviso contiene infatti l’avvertimento che, in caso di mancato pagamento entro cinque giorni, si procederà ad esecuzione forzata.

Quanto dura l’intimazione di pagamento

L’avviso di intimazione perde efficacia decorsi 180 giorni dalla data di notifica; ciò vuol dire che una volta notificato l’avviso, l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha 180 giorni di tempo per procedere esecutivamente. Decorso tale termine, l’eventuale esecuzione forzata presuppone la notifica di un nuovo avviso di intimazione.

Contenuto dell’intimazione di pagamento

L’avviso di intimazione deve essere redatto secondo il modello approvato dal Ministero delle Finanze [2] e rivisitato di recente dall’Agenzia delle Entrate [3]. In particolare, esso deve contenere:

  • a) denominazione del concessionario con relativo indirizzo (per esempio Equitalia Centro, provincia di Roma via ……);
  • b) cognome, nome, indirizzo e codice fiscale del contribuente;
  • c) estremi della cartella/e oggetto dell’avviso: numero di riferimento, data di notifica e importo
  • d) avviso che, in caso di mancato pagamento entro 5 giorni, si procederà ad esecuzione forzata;
  • e) dettaglio degli importi addebitati (sorte capitale, sanzioni, spese e interessi)
  • f) indicazione della possibilità di impugnare l’avviso per vizi propri dinanzi alle medesime autorità giudiziarie (giudice di pace, commissione tributaria ecc.), nei medesimi termini e modalità del ricorso contro i vizi propri delle cartelle esattoriali.
  • g) indicazione e firma del responsabile del procedimento.

All’intimazione di pagamento deve necessariamente essere allegata la relata di notificadebitamente compilata in ogni sua parte (dati del destinatario, data di ricezione dell’atto, modalità della notifica ecc.).

Impugnare l’intimazione di pagamento

L’avviso di intimazione può essere impugnato solo per vizi propri (per esempio mancata notifica della cartella esattoriale, erroneità degli importi, prescrizione dei crediti ecc.) e non per vizi delle cartelle esattoriali che dovevano essere impugnati entro sessanta giorni dalla notifica delle stesse.

Il termine per il ricorso contro l’avviso, così come l’autorità giudiziaria, dipendono dal tipo di cartelle oggetto dell’intimazione.

Per esempio in caso di cartelle per debiti tributari, il ricorso andrà presentato entro 60 giorni dinanzi alla Commissione tributaria competente.

Qualora l’intimazione abbia ad oggetto somme già pagate, visti i tempi brevi concessi prima dell’avvio dell’esecuzione forzata (5 giorni), è consigliabile presentare subito all’Agenzia delle Entrate Riscossione la prova del pagamento.

Rateizzare l’intimazione di pagamento

Qualora l’intimazione di pagamento contenga importi effettivamente dovuti ma non si è in grado di versarli in unica soluzione entro cinque giorni, è possibile presentare un’istanza di rateizzazione ordinaria (massimo 72 rate) o straordinaria (massimo 120 rate). La rateizzazione straordinaria è possibile solo laddove si dimostri, con documentazione da allegare alla domanda, l’obiettiva situazione di difficoltà economica.

note

[1] Art. 50 DPR. 602/1973.

[2] Ministero delle Finanze, decreto del 28.6.1999.

[3] Agenzia delle Entrate, provv. n. 22585/2015.

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