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Corsi on line accreditati: sì al riconoscimento facciale dell’avvocato

1 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 ottobre 2017



Riconoscimento via webcam del volto dell’avvocato corsista: legittimo e non lesivo della privacy.

Nessuno scampo per gli avvocati furbetti che fingono di frequentare i corsi di formazione in diretta streaming al solo fine di ottenere i crediti obbligatori.

Il Garante per la Privacy [1] ha approvato il riconoscimento fotografico via webcam del professionista in modo da verificare l’effettiva corrispondenza tra l’identità dell’avvocato iscritto al corso e quella della persona connessa in diretta streaming (ovvero presente alla postazione informatica).

A mali estremi, estremi rimedi. Il controllo tramite webcam da parte degli enti erogatori dei corsi in streaming può rivelarsi necessario per l’attribuzione dei crediti formativi ai professionisti che abbiano effettivamente fruito degli eventi di formazione a distanza e, quindi, finalizzato ad evitare che alcuni partecipanti pongano in essere comportamenti sleali (quale, ad esempio, la sostituzione di persona).

Secondo il Garante per la Privacy, tale procedura di “controllo delle identità” è ammissibile e non è lesiva della privacy purché l’ente di formazione:

1) chieda agli interessati uno specifico consenso informato in relazione alle particolari modalità di rilevazione delle presenze effettuata tramite la periodica acquisizione via webcam dell’immagine fotografica del volto dei partecipanti ai corsi di formazione professionale;

2) configuri il sistema in modo tale che i dati personali degli interessati (fotografie e diagrammi di connessione) siano trattati nel rispetto dei principi di proporzionalità e di necessità;

3) renda agli interessati una specifica e articolata informativa che espliciti le finalità e le modalità del trattamento, fornisca agli stessi una descrizione sufficientemente chiara delle caratteristiche tecniche del sistema adottato ed evidenzi i tempi di conservazione dei dati personali.

Il caso trattato da Garante riguardava una società di formazione che acquisiva, durante lo svolgimento del corso (“due volte ogni ora di lezione”), a intervalli casuali (tramite un avviso che comparirebbe sullo schermo: “clicca qui per trasmettere l’immagine del tuo volto”), la fotografia dei partecipanti in diretta streaming web mediante la webcam del pc di ciascun professionista.  Al termine dell’evento, le immagini acquisite venivano inserite all’interno di schede personali (con l’indicazione ora/minuti/secondi) insieme al c.d. “diagramma di connessione”. Seguiva l’operazione di verifica dell’identità dei professionisti, tramite il confronto tra le fotografie degli stessi – quali risultanti nelle copie dei documenti di identità raccolte in fase di iscrizione – e le foto dei medesimi acquisite durante la fruizione del corso.

note

[1] Garante Privacy, provv. n. 345 del 26 luglio 2017.

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