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Paga conglobata: cos’è?

2 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2017



Indennità di contingenza e stipendio base fanno la paga conglobata. Cosa deve contenere la busta paga tra retribuzione indiretta, differita, lorda o netta.

Alzi la mano chi, quando riceve la busta paga, butta subito l’occhio nella casella in basso, quella che riporta l’importo netto, per sapere quanto ha preso. Su 100 persone, alzano la mano in 100.

Faccia altrettanto chi legge la propria busta paga voce per voce e capisce che cosa c’è scritto, oltre alla cifra che porta a casa. Sicuramente, la percentuale sarà drammaticamente scesa.

Certo che chi ha stabilito la nomenclatura delle buste paga (la chiameremo così, è una definizione simpatica, non trovate?) poteva rendere a tutti la vita più semplice ai lavoratori. Finché si parla di stipendio netto, ci siamo. Anche lo stipendio lordo è abbastanza comprensibile, nonostante non sempre si riesca a capire perché circa la metà sparisca in tasse.

Ma a che cosa stava pensando quando si è svegliato chi ha inventato il concetto di «paga conglobata»? Era così sicuro che un comune impiegato l’avrebbe capito al volo? Immaginate ad un colloquio di lavoro: «Le offriamo 1.500 euro di paga conglobata». Il candidato arrossisce di colpo. O pensa che il direttore del personale abbia bisogno di un paio di settimane di ferie.

Cerchiamo di toglierlo dall’imbarazzo spiegando che cos’è la paga conglobata.

Che cosa comprende la paga conglobata

La paga base è la parte più importante della busta paga. È anche nota come retribuzione base, minimo tabellare o minimo contrattuale e fa parte della paga conglobata.

L’importo è definito dai contratti collettivi di categoria in base al livello del dipendente – cioè alla sua qualifica riconosciuta – e stabilisce lo stipendio minimo che il lavoratore deve portare a casa. Un minimo che può variare ad ogni rinnovo degli accordi nazionali o per un cambio di mansione del dipendente, purché si tratti di una qualifica superiore: in teoria, la retribuzione base di un lavoratore non può mai tornare indietro.

Della paga base possono far parte altre due voci, a seconda dei contratti collettivi:

  • l’indennità di contingenza: conosciuta anche come scala mobile, veniva aggiornata ogni 3 anni per adeguare lo stipendio al costo della vita, cosa che non succede più dal 1991;
  • l’elemento distinto della retribuzione (Edr): sono i 10,33 euro riconosciuti da quando è stata congelata la contingenza.

Ed ecco che arriviamo al punto: la paga conglobata è la somma della paga base più l’indennità di contingenza che, in alcuni settori, comprende anche l’Edr.

Che cosa deve contenere la busta paga

Come abbiamo visto, dunque, la paga conglobata è la somma della paga base più l’indennità di contingenza. Insieme agli scatti di anzianità e all’Edr fa parte della retribuzione diretta a cui ha diritto ogni lavoratore in base agli accordi stabiliti dal relativo contratto di categoria.

Ma ci sono altri elementi nella busta paga che bisogna considerare. Per completezza, li vediamo di seguito.

La retribuzione indiretta

Si tratta del compenso riconosciuto al lavoratore per prestazioni a cui ha diritto quando non lavora, e cioè:

  • l’indennità di malattia;
  • la maternità;
  • l’indennità per infortunio sul lavoro;
  • le ferie;
  • le festività retribuite.

La retribuzione differita

Comprende gli accantonamenti maturati durante l’anno o durante la vita lavorativa (a parte gli scatti di anzianità che si trovano nella retribuzione diretta) e cioè:

  • la 13ma mensilità;
  • la 14ma mensilità quando prevista dal contratto nazionale;
  • il Tfr o trattamento fine rapporto.

La retribuzione lorda

Oltre alle voci appena viste, la retribuzione lorda indicata in busta paga deve contenere

  • i contributi previdenziali;
  • le ritenute fiscali;
  • eventuali assegni familiari.

La retribuzione netta

Come dicevamo all’inizio, è la casella della busta paga su cui cade subito l’occhio al lavoratore per sapere quanto porta a casa quel mese e, senza fare troppi calcoli, vedere che l’importo sia corretto, cioè che non ci siano grosse differenze rispetto a quello che di solito prende di stipendio.

Alla retribuzione netta si arriva trattenendo dalla retribuzione lorda i contributi previdenziali e le tasse statali e locali (Irpef, addizionali regionali e comunali).

note

Autore immagine: Pixabay.com


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