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Lo sai che? Il diritto di usufrutto: significato e limiti

Lo sai che? Pubblicato il 29 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 settembre 2017

I diritti dell’usufruttuario e del nudo proprietario. Il quasi usufrutto.

L’usufrutto è un diritto reale che permette all’usufruttuario di godere della cosa e di trarne una utilità rispettando però la destinazione economica del bene.

Ad esempio, se ho il diritto di usufrutto di un negozio, nato per essere un locale commerciale, non posso trasformarlo in un appartamento o in un garage dovendo sempre rispettare la destinazione economica.

Il diritto di proprietà spetta, invece, a colui che ha la nuda proprietà del bene.

Con il diritto di proprietà e senza l’usufrutto colui che ha la titolarità del bene è spogliato del potere di trarre qualsiasi utilità dalla cosa.

Precisamente, con la nascita dell’usufrutto si vengono a creare due soggetti: il titolare del diritto di usufrutto “usufruttuario” che è colui a cui viene ceduto il godimento del bene ed il proprietario del bene o “cedente” che è colui che trasferisce il diritto di godere del bene e di trarne i frutti ad altri restando solo titolare della nuda proprietà del bene.

Una delle caratteristiche più importanti dell’usufrutto è la durata in quanto è sempre “temporaneo”, essendo costituito solo per un periodo di tempo determinato ed a favore di un determinato soggetto titolare dello stesso.

Nel caso non venga pattuito nulla, la durata del diritto di usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario.

La morte dell’usufruttuario fa di conseguenza venire meno anche l’usufrutto anche se non è stata raggiunta la data di scadenza che era stata prevista mentre se lo stesso riguarda più persone e una di queste muore il diritto passa per intero all’altra persona.

Oggetto dell’usufrutto può essere qualsiasi bene mobile o immobile nonché i crediti, aziende e beni immateriali.                                                                                                                                                           L’usufrutto in genere riguarda sempre beni non consumabili dal momento che l’usufruttuario deve restituire alla cessazione del proprio diritto il medesimo bene ricevuto ma è possibile anche concedere l’usufrutto di beni consumabili; in questo caso si parla di quasi-usufrutto.

Il titolare del diritto di “quasi usufrutto” alla cessazione del rapporto dovrà pagare al cedente il valore del bene secondo la stima eseguita oppure restituire un bene dello stesso tipo o della stessa qualità di quello ricevuto.

Il diritto di usufrutto secondo l’articolo 978 del codice civile si può acquistare sia per legge (usufrutto legale), per volontà dell’uomo (usufrutto volontario) o per usucapione.

Il diritto di usufrutto può essere concesso, inoltre, per espressa volontà dell’uomo ossia per contratto ed in questo caso il proprietario di un bene potrà concedere ad altri diritto di usufrutto su beni oppure vendere ad altri il bene trattenendo per sé il diritto di usufrutto.

Un caso che si verifica spesso nella pratica è la vendita del diritto di usufrutto ma non della nuda proprietà; in questo caso il proprietario di un immobile vende la nuda proprietà ma non l’usufrutto riservandosi così il diritto di abitare nell’immobile fino alla morte.

Colui che possiede la nuda proprietà alla morte dell’usufruttuario entrerà in possesso anche dell’usufrutto e potrà abitare nella casa.

L’istituto dell’usufrutto legale dei genitori ha resistito in Italia a parecchi interventi legislativi, conservando ancor oggi una importanza sia di carattere storico e giuridico che influenza le dinamiche patrimoniali del nucleo familiare.

A tal riguardo, i beni appartenenti al figlio minore costituiscono oggetto dell’usufrutto legale dei genitori.

Ai sensi dell’art. 324 c.c., non sono soggetti a usufrutto legale:

  • le pensioni di reversibilità da chiunque corrisposte;
  • i beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro, lasciati o donati al figlio per intraprendere una carriera, un’arte o una professione, lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la potestà, o uno di essi, non ne abbiano l’usufrutto (esclusi i beni spettanti al figlio a titolo di legittima)
  • i beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione, e accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori esercenti la potestà (se uno solo di essi era favorevole all’accettazione, l’usufrutto legale spetta esclusivamente a questi).

di dott. Giovanni Greco e dott.ssa Irene Tosto

note

Art.324 cod. civ.

Art. 978 e ss, cod. civ.


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