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Lo sai che? Cintura di sicurezza auto: con dolori al fianco posso non metterla?

Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2017

Quando è possibile l’esenzione dall’obbligo di indossare la cintura di sicurezza: è necessario il certificato medico salvo forza maggiore.

Stai guidando l’auto. Ad un tratto accusi un forte disturbo al fianco. Cerchi di accostare, ma il traffico non te lo consente; in più c’è il lavoro che chiama e non puoi permetterti ritardi. La verità è che quel fianco ti sta dando fastidio da un po’ di tempo e dovresti sottoporti a un controllo medico accurato, che ancora però non hai avuto il tempo di fare. Nel frattempo pensi bene di toglierti la cintura di sicurezza per alleviare il dolore. Che succede se ti becca la polizia? Potrebbe farti la multa? In assenza di un certificato medico è possibile esimersi da tale obbligo imposto dal codice della strada? Cerchiamo di fare il punto della situazione e vediamo come regolarsi con la cintura di sicurezza in auto: si può non metterla in presenza di forti dolori al fianco?

 

Chi deve avere la cintura di sicurezza?

Tutta la disciplina sull’obbligo della cintura di sicurezza è contenuta in una norma del codice della strada che indica sia chi è tenuto a indossarla, sia chi ha invece diritto all’esenzione. Riportiamo il testo per esteso dell’articolo nella nota [1], mentre qui faremo una sintesi schematica.

A dover indossare la cintura di sicurezza è chi guida, nonché i passeggeri del posto davanti e quelli che stanno dietro (nonostante ancora non vi sia quest’uso tra gli utenti della strada). Sono esclusi i bambini di età fino a 3 anni per i quali sono previsti gli appositi seggiolini.

La cintura deve essere indossata quando il veicolo è in movimento.

Chi ha l’esenzione dalla cintura di sicurezza?

Il codice della strada indica una serie di soggetti che hanno diritto all’esenzione dall’obbligo della cintura di sicurezza. Tra questi ci sono le donne in stato di gravidanza, purché un certificato del ginecologo attesti un rischio conseguente all’uso delle cinture.

Ad essere inoltre esentate sono le persone affette da patologie particolari o che presentino condizioni fisiche con specifica controindicazione all’uso della cintura. Tale patologia va documentata in un certificato medico che va obbligatoriamente portato con sé, quando si guida, in modo che l’automobilista possa esibirlo al poliziotto qualora gli chieda spiegazioni del mancato allaccio della cintura. La certificazione ha validità di massimo un anno (dopodiché può essere rinnovata per un altro anno, e così via) e deve presentare un simbolo specifico indicato da una direttiva comunitaria [2].

In sintesi, chi ha un dolore al fianco dovrebbe avere un certificato del proprio medico curante o di altra struttura pubblica (l’ospedale) che attesti la difficoltà ad allacciare la cintura. Si pensi a chi è stato di recente operato alla pancia e conserva ancora la ferita o i punti.

Dolore improvviso al fianco e obbligo di cintura di sicurezza

Se invece la cintura di sicurezza è stata slacciata per un dolore improvviso e lancinante, è chiaro che l’automobilista potrebbe non essere in possesso di un certificato medico che attesti la patologia, specie se è la prima volta che il sintomo si presenta (si pensi a un attacco di appendicite, a un’ernia inguinale, ecc.). In questo caso, il codice penale prevede un’apposita esenzione dalle sanzioni (che si estende anche a quelle amministrative come le cosiddette “multe stradali”) in presenza di uno stato di necessità. In pratica, anche senza il certificato medico, la multa è nulla. Ma per evitare facili scuse, la legge stabilisce che lo stato di necessità debba essere caratterizzato da urgenza e inevitabilità: il pericolo deve essere imminente e non può essere risolto in altri modi se non violando le norme della strada. In altre parole, non ci si può sottrarre al dolore se non togliendo la cintura. Esso inoltre va provato. Non basta quindi dire al vigile: «mi fa male il fianco» per evitare la multa: trattandosi di una sintomatologia non “manifesta” (come invece un taglio col coltello), il poliziotto non ha gli strumenti per capire se il conducente sta dicendo il vero. Quest’ultimo allora deve fornire la prova di ciò che afferma, anche in un secondo momento. Come? Dimostrando che stava scappando al pronto soccorso proprio per un accertamento e, dopo, presentare il referto. Oppure farsi visitare dal proprio medico. Peraltro la giurisprudenza non richiede l’esistenza di un male effettivo: rileva anche la semplice paura di avere un problema serio. Ad esempio, un conducente che, per un semplice attacco di colite, si stacca la cintura temendo invece un brutto male al fianco, sarebbe ugualmente scusato (in termini giuridici si dice che rileva il cosiddetto «pericolo putativo»).

Una interessante sentenza della Corte di Cassazione [3] ha precisato che, in assenza di apposita certificazione, non è idoneo a esentare dall’utilizzo delle cinture di sicurezza il dolore toracico di breve durata, anche se riscontrato dal Pronto Soccorso.

note

[1] Art. 172 codice strada:

Uso delle cinture di sicurezza e sistemi di ritenuta per bambini (1)

1.- Il conducente ed i passeggeri dei veicoli della categoria L6e, dotati di carrozzeria chiusa, di cui all’art. 1, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2002/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 marzo 2002, e delle categorieM1 N1, N2 ed N3, di cui all’articolo 47, comma 2, del presente codice, muniti di cintura di sicurezza, (2) hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia. I bambini di statura inferiore a 1,50 m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conformemente ai regolamenti della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite o alle equivalenti direttive comunitarie.

2.- Il conducente del veicolo è tenuto ad assicurarsi della persistente efficienza dei dispositivi di cui al comma 1.

3.- Sui veicoli delle categorie M1, N1, N2 ed N3 sprovvisti di sistemi di ritenuta:

a)i bambini di età fino a tre anni non possono viaggiare;

b)i bambini di età superiore ai tre anni possono occupare un sedile anteriore solo se la loro statura supera 1,50 m

4.- I bambini di statura non superiore a 1,50 m, quando viaggiano negli autoveicoli per il trasporto di persone in servizio pubblico di piazza o negli autoveicoli adibiti al noleggio con conducente, possono non essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, a condizione che non occupino un sedile anteriore e siano accompagnati da almeno un passeggero di età non inferiore ad anni sedici.

5.- I bambini non possono essere trasportati utilizzando un seggiolino di sicurezza rivolto all’indietro su un sedile passeggeri protetto da airbag frontale, a meno che l’airbag medesimo non sia stato disattivato anche in maniera automatica adeguata.

6-. Tutti gli occupanti, di età superiore a tre anni, dei veicoli in circolazione delle categorie M2 ed M3 devono utilizzare, quando sono seduti, i sistemi di sicurezza di cui i veicoli stessi sono provvisti. I bambini devono essere assicurati con sistemi di ritenuta per bambini, eventualmente presenti sui veicoli delle categorie M2 ed M3, solo se di tipo omologato secondo quanto previsto al comma 1.

7.- I passeggeri dei veicoli delle categorie M2 ed M3 devono essere informati dell’obbligo di utilizzare le cinture di sicurezza, quando sono seduti ed il veicolo è in movimento, mediante cartelli o pittogrammi, conformi al modello figurante nell’allegato alla direttiva 2003/20/CE, apposti in modo ben visibile su ogni sedile. Inoltre, la suddetta informazione può essere fornita dal conducente, dal bigliettaio, dalla persona designata come capogruppo o mediante sistemi audiovisivi quale il video.

8.- Sono esentati dall’obbligo di uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini:

a)- gli appartenenti alle forze di polizia e ai corpi di polizia municipale e provinciale nell’espletamento di un servizio di emergenza;

b)- i conducenti e gli addetti dei veicoli del servizio antincendio e sanitario in caso di intervento di emergenza;

b-bis)- i conducenti dei veicoli con allestimenti specifici per la raccolta e per il trasporto di rifiuti e dei veicoli ad uso speciale, quando sono impiegati in attivita’ di igiene ambientale nell’ambito dei centri abitati, comprese le zone industriali e artigianali; (3)

c)- gli appartenenti ai servizi di vigilanza privati regolarmente riconosciuti che effettuano scorte;

d)- gli istruttori di guida quando esplicano le funzioni previste dall’articolo 122, comma 2;

e)- le persone che risultino, sulla base di certificazione rilasciata dalla unità sanitaria locale o dalle competenti autorità di altro Stato membro delle Comunità europee, affette da patologie particolari o che presentino condizioni fisiche che costituiscono controindicazione specifica all’uso dei dispositivi di ritenuta. Tale certificazione deve indicare la durata di validità, deve recare il simbolo previsto nell’articolo 5 della direttiva 91/671/CEE e deve essere esibita su richiesta degli organi di polizia di cui all’articolo 12;

f)- le donne in stato di gravidanza sulla base della certificazione rilasciata dal ginecologo curante che comprovi condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture di sicurezza;

g)- i passeggeri dei veicoli M2 ed M3 autorizzati al trasporto di passeggeri in piedi ed adibiti al trasporto locale e che circolano in zona urbana;

h)- gli appartenenti alle forze armate nell’espletamento di attività istituzionali nelle situazioni di emergenza.

9.- Fino all’8 maggio 2009, sono esentati dall’obbligo di cui al comma 1 i bambini di età inferiore ad anni dieci trasportati in soprannumero sui posti posteriori delle autovetture e degli autoveicoli adibiti al trasporto promiscuo di persone e cose, di cui dell’articolo 169, comma 5, a condizione che siano accompagnati da almeno un passeggero di età non inferiore ad anni sedici.

10.- Chiunque non fa uso dei dispositivi di ritenuta, cioè delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 euro a 323 euro. Quando il mancato uso riguarda il minore, della violazione risponde il conducente ovvero, se presente sul veicolo al momento del fatto chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso. Quando il conducente sia incorso, in un periodo di due anni, in una delle violazioni di cui al presente comma per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da quindici giorni a due mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.

11.- Chiunque, pur facendo uso dei dispositivi di ritenuta, ne altera od ostacola il normale funzionamento degli stessi è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 40 euro a 162 euro.

12.- Chiunque importa o produce per la commercializzazione sul territorio nazionale e chi commercializza dispositivi di ritenuta di tipo non omologato è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 841 euro a 3.366 euro

13.- I dispositivi di ritenuta di cui al comma 12, ancorché installati sui veicoli, sono soggetti al sequestro ed alla relativa confisca, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.

(1) Articolo interamente sostituito dall’art. 1 del D. Legisl. 13 marzo 2006, n. 150 (in Gazz. Uff. n. 87 del 13 aprile 2006). (2) Comma così modificato dalla legge 29 luglio 2010, n. 120 ( G.U. n. 175 del 29 luglio 2010 suppl. ord.)(3) Lettera inserita dalla legge cit. cfr. nota 2.

[2] Art. 5 della direttiva 91/671/CEE.

[3] Cass. sent. n. 259/2014

In presenza di un dolore al fianco è possibile non allacciare la cintura solo se si ha un certificato medico di non oltre 1 anno e con l’apposito simbolo per contraddistinguere l’esenzione. Se invece il dolore è improvviso è necessario dimostrare che si tratti di uno stato di necessità grave (o supposto grave) e urgente.

Cassazione civile, sez. VI, 09/01/2014, (ud. 26/11/2013, dep.09/01/2014), n. 259

FATTO E DIRITTO

“RILEVA IN FATTO. 1 – R.P. propose opposizione innanzi al Giudice di Pace di Caserta, contro il verbale di accertamento redatto dalla Polizia Municipale di Caserta, con il quale era stata riscontrata la violazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 172, per aver circolato a bordo della propria autovettura senza tenere allacciate le cinture di sicurezza; in quella sede sostenne di esser stato in stato di necessità a causa delle proprie condizioni di salute – riscontrate dal locale presidio ospedaliero.

2- Il Comune di Caserta, costituendosi, negò che il dolore toracico la cui esistenza era stata riferita ai sanitari, integrasse gli estremi della causa di giustificazione di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 4.

3- Il Giudice adito respinse l’opposizione e tale decisione, gravata di appello dal predetto soccombente, fu confermata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – sezione distaccata di Caserta – con decisione n. 47/2011, depositata il 14 gennaio 2011.

4- Per la cassazione di tale decisione il R. ha proposto ricorso, facendo valere quattro motivi. La parte intimata non ha svolto difese”.

OSSERVA IN DIRITTO:

5- Con il primo motivo parte ricorrente fa valere la violazione dell’art. 112 c.p.c., in cui sarebbe incorso il giudice del gravame non pronunziandosi sulla dedotta presenza dello stato di necessità:

giudica il relatore che la censura non sia fondata in quanto la motivazione del giudice dell’appello ha preso espressamente in esame l’incidenza della patologia lamentata – refertata nel nosocomio casertano come “dolore toracico di breve durata” – sulla richiamata esclusione della antigiuridicità della condotta contestata, e quindi ha pronunziato, pur senza indicarne il referente normativo, sull’insussistenza dell’esimente di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 4.

6- Con il secondo motivo viene denunziata la insufficienza della motivazione nell’escludere che la patologia – rectius: la sintomatologia – transeunte potesse essere di tale gravità da giustificare la incompatibilità con l’uso delle cinture di sicurezza: è convincimento del relatore che il mezzo sia inammissibile in quanto il vizio testè illustrato è riscontrabile solo laddove il giudice del merito ponga a base della propria decisione un ragionamento che non permetta di ricostruire le basi logiche del proprio iter argomentativo e non già quando non se ne condividano gli approdi interpretativi.

7- Per le medesime ragioni, che conducono alla insindacabilità della valutazione delle emergenze istruttorie – nel senso che il giudice del merito non deve motivare sulla scelta di quali porre a base del proprio convincimento se quelle scelte a tale scopo siano congrue e non contraddittorie – ritiene il relatore che debba essere respinto anche il terzo motivo con il quale si è lamentata un’erronea interpretazione dei referto – dolore toracico di breve durata- non avendo il decidente posto a mente che dietro a quella sintomatologia poteva, secondo la più accorsata letteratura medica, celarsi una serie di gravi patologie.

8- Con il quarto motivo si denunzia l’erronea interpretazione della causa dello slacciamento delle cinture di sicurezza: l’esame del motivo è assorbito dalle considerazioni che precedono.

9- Con ulteriore motivo – non numerato – parte ricorrente denunzia la nullità della decisione per non aver il giudice dell’appello pronunziato sentenza a seguito di discussione orale nè letto il dispositivo – oltre a non aver esposto concisamente il fatto e le ragioni di diritto a contestazione dello stato di necessità.

9.a – E’ convincimento del relatore che il mezzo non sia fondato in quanto dalla lettura della sentenza emerge che la stessa è stata pronunziata e depositata lo stesso giorno in cui era fissata la discussione – 14 gennaio 2011 – e dunque appare evidente che non vi è stato jato tra la pronunzia ed il deposito della motivazione della sentenza, così rispettandosi l’esigenza di ancorare il momento dell’immodificabilità della decisione alla data dell’udienza di discussione, per assicurare alle parti l’immediata conoscenza del regolamento giudiziale dei loro rapporti e l’immutabilità del medesimo rispetto alla successiva stesura della motivazione, evitando in tal modo di vulnerare il carattere di concentrazione che il legislatore ha impresso a questo tipo di procedimento (vedi Cass. Sez. Un. n. 12544/1998; Cass. Sez. I n. 19308/2003; Cass. sez. 1^ n. 11675/2004; Cass. Sez. 2^ n. 3296/2006; Cass. Sez. 2^ n. 4438/2007;

Cass. Sez. 2^ n. 19920/2007).

10- Si propone pertanto la definizione del ricorso in camera di consiglio con ordinanza di manifesta infondatezza del ricorso”.

La predetta relazione è stata notificata alle parti e comunicata al P.G..

1- Ritiene il Collegio di aderire alle conclusioni esposte nella relazione, non avendo la memoria depositata da parte ricorrente, fornito argomenti critici idonei a disattendere il contenuto dell’indicata relazione, non trattando – sia pure in modo critico – le argomentazioni colà svolte ma ribadendo la ritenuta fondatezza del ricorso.

2- Il ricorso va dunque respinto, senza onere di spese, non avendo il Comune intimato svolto difese.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta Civile della Suprema Corte di Cassazione, il 26 novembre 2013.

Depositato in Cancelleria il 9 gennaio 2014

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