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Un invalido quando va in pensione?

2 ottobre 2017 | Autore:


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Il lavoratore con invalidità riconosciuta può pensionarsi prima degli altri?

Il lavoratore invalido, a causa della sua ridotta capacità lavorativa, ha la possibilità di anticipare la pensione rispetto alla generalità dei lavoratori: la normativa italiana, difatti, tutela le sue particolari condizioni. Non tutti i lavoratori con invalidità riconosciuta, però, possono accedere in anticipo alla pensione, ma soltanto coloro che possiedono determinati requisiti. Il momento dell’uscita dal lavoro ed il tipo di prestazione spettante, poi, dipendono dalla gravità dell’invalidità e dalla gestione previdenziale a cui è iscritto il lavoratore.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono le possibilità di pensionarsi prima per i lavoratori invalidi.

Pensione per invalidità superiore a 2/3

I lavoratori con invalidità riconosciuta superiore a 2/3, la cui capacità residua di lavoro, dunque, è inferiore a un terzo, non possono pensionarsi in anticipo ma possono ottenere l’assegno ordinario d’invalidità. Si tratta di un assegno, calcolato allo stesso modo della pensione, che l’Inps riconosce se si possiedono almeno 5 anni di contributi previdenziali, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio.

Pensione per invalidi dal 74% in su

Per i lavoratori che hanno una percentuale d’invalidità pari o superiore al 74%, invece, le agevolazioni per la pensione riconosciute sono molteplici:

  • una maggiorazione contributiva pari a 2 mesi per ogni anno di lavoro dipendente, sino a un massimo di 5 anni nella vita lavorativa; in parole semplici, ogni 12 mesi di lavoro alle dipendenze di aziende private o di enti pubblici sono riconosciuti 2 mesi di contributi in più, che servono per pensionarsi prima; la maggiorazione contributiva è utile anche per aumentare la misura della pensione, ma soltanto per le quote della prestazione calcolate col sistema retributivo;
  • la possibilità di accedere, se in possesso di almeno 30 anni di contributi e 63 anni di età, all’Ape sociale, cioè all’anticipo pensionistico pagato dallo Stato; il beneficio può essere richiesto, attualmente, per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2018 ed è concesso sino a disponibilità delle risorse;
  • la possibilità di accedere, se in possesso di 41 anni di contributi e se lavoratori precoci (con almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima dei 19 anni di età), alla pensione anticipata; anche questo beneficio è attualmente valido per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2018 ed è concesso sino a disponibilità delle risorse;
  • la possibilità di ottenere l’assegno d’invalidità civile, pari a 279,47 euro al mese (per l’anno 2017), se il reddito annuo non supera 4800,38 euro; la pensione d’invalidità civile spetta a prescindere dai contributi versati.

Pensione per invalidi dall’80% in su

I lavoratori dipendenti del settore privato, se in possesso di un’invalidità pari o superiore all’80%, possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata. Per raggiungere il trattamento devono possedere almeno 20 anni di contributi e un’età pari a 60 anni e 7 mesi per gli uomini e a 55 anni e 7 mesi per le donne.

Si deve poi attendere una finestra, dalla data di maturazione dei requisiti, pari a 12 mesi: in pratica, la pensione è liquidata 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti (il 1° giorno del mese successivo al compimento del 12° mese di finestra).

L’invalidità posseduta per la pensione di vecchiaia anticipata deve essere la cosiddetta invalidità specifica [1] e non la semplice invalidità civile. Per questo motivo, prima di ottenere la pensione il lavoratore deve sottoporsi a una nuova visita medica presso le commissioni sanitarie dell’Inps. Il precedente riconoscimento di invalidità civile costituisce dunque solo un elemento di valutazione circa la sussistenza dei requisiti sanitari specifici [2]e non determina necessariamente la concessione del beneficio.

Pensione per invalidi totali

I trattamenti ai quali possono accedere gli invalidi al 100%, o meglio gli inabili (in quanto la capacità lavorativa residua è pari a zero), sono differenti a seconda della gravità delle condizioni di salute.

In particolare:

  • chi possiede un’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa ha diritto a ricevere immediatamente la pensione d’inabilità, se in possesso di almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio; la sussistenza dei requisiti per il beneficio è verificata dalla cosiddetta Cmi, la commissione medica Asl integrata da un medico dell’Inps; nel caso in cui l’interessato non possieda i requisiti contributivi ha il diritto a ottenere la pensione per invalidi civili totali, se il reddito annuo non supera 16532,10 euro;
  • chi possiede un’inabilità a proficuo lavoro può ottenere, invece, la pensione d’inabilità se dipendente pubblico dispensato dal servizio e in possesso di almeno 15 anni di servizio (requisito valido per il 2017); a differenza della pensione  concessa dall’Inps per inabilità totale e permanente a qualsiasi attività lavorativa, la pensione d’inabilità a proficuo lavoro non è calcolata con l’utilizzo di maggiorazioni, ma esclusivamente sulla base dei contributi e dell’anzianità posseduti dal lavoratore al momento della cessazione dell’attività;
  • lo stesso trattamento può essere ottenuto dal dipendente pubblico che possiede un’inabilità alle mansioni: in questo caso, però, possono essere necessari almeno 20 anni di servizio, a seconda dell’ente da cui il lavoratore dipende; inoltre, la pensione non può essere riconosciuta se è possibile adibire il lavoratore a mansioni equivalenti.

Invalidi per infortunio o malattia professionale

Se un lavoratore subisce un infortunio, o gli viene diagnosticata una malattia professionale (causata, cioè, dal tipo di lavoro o dall’ambiente di lavoro), a seconda del grado d’inabilità riscontrato può ricevere un trattamento in forma di rendita, in pratica una sorta di pensione, erogata dall’Inail.

Per approfondire l’argomento, vi invitiamo a leggere: Inail, rendita diretta per inabilità permanente.

note

[1] L. 222/1984.

[2] Inps Circ. 82/1994.

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3 Commenti

  1. Ho 59 anni 37 anni di contributi versati patologie: diabetico insulinico pressione alta problemi cardiaci trapianto di fegato apnee notturne con i farmaci antirigetto che non posso fare a meno di prendere mi provocano mal di testa giramenti di testa assente svogliato ecc faccio 4 insuline al giorno capodanno scorso pericardite mi dicono che non posso andare in pensione perché negli ultimi 5 anni non ho versato le dovute settimane non le ho versate x mancanza di lavoro e poi è subentrato il problema con il fegato – trapianto. Spero in una vostra risposta grazie

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