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Rubare animale domestico del vicino: cosa si rischia

6 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2017



Gatti o cani sono beni materiali, quindi scatta il reato di furto a certe condizioni: che il padrone ne sia il detentore e che il ladro ne tragga profitto.

Una cosa è fare amicizia con l’animale domestico del vicino ed un’altra ben diversa è affezionarsi così tanto al cane, al gatto o al canarino del dirimpettaio da portarselo a casa. Oppure, per effetto contrario, di odiare i miagolii del miccio, i latrati di Fido o il «cip cip» di Titti a tal punto da prendere l’animale di nascosto e venderlo a qualche amico lontano.

Il nostro ordinamento non contempla il reato di «sequestro di animale» ma sì quello di furto. La legge, infatti, assimila gli animali alle cose. Quindi, per rubare l’animale domestico del vicino, cosa si rischia? Si rischia di essere puniti dal Codice penale [1] con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa da 154 a 516 euro. Sempre che non ci siano degli aggravanti (entrare in casa del vicino per rubare l’animale domestico, ad esempio) in grado di aumentare la pena.

Ma può anche darsi che non rischi alcunché. Come nel caso di quella signora di Roma che per 7 anni si è tenuta il gatto del vicino e si è sempre rifiutata di restituirlo. Denunciata dai legittimi proprietari, è stata assolta dai giudici capitolini [2]. Come mai? Per una pura questione economica: siccome il gatto vale poco, chi lo ruba non può essere perseguito penalmente.

Una decisione che ha fatto discutere non poco: in caso di furto, vale il gesto o il valore di quello che si ruba? Il pacco di pasta che il pensionato senza soldi porta via dal supermercato vale di più dell’animale fatto sparire dalla vicina? Il primo va punito e la seconda no?

In realtà, Codice penale alla mano, i presupposti per stabilire se rubare un animale domestico sia o meno reato sono altri. Vediamoli.

Quando è reato rubare l’animale domestico del vicino

Per capire che cosa si rischia per rubare l’animale domestico del vicino, bisogna analizzare l’articolo 624 del Codice penale che riguarda il reato di furto.

L’articolo recita: «Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 a 516 euro. Agli effetti della legge penale si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico».

Quando si configura, in virtù di tutto ciò, il reato di furto per rubare l’animale domestico al vicino?

L’animale è una cosa mobile

La prima condizione è che l’oggetto del furto sia una cosa mobile. Un animale domestico lo è? Giuridicamente sì. È considerato una res, cioè un bene materiale addirittura pignorabile e vendibile all’asta quando non si tratta di animale da compagnia (sarà quindi pignorabile una mucca da macello, un cavallo da corsa e tutti quegli animali che producono reddito e non servono a fare compagnia). Rubare un animale domestico al vicino equivale, pertanto, ad «impossessarsi di una cosa mobile altrui».

Il concetto di detenzione

Seconda condizione: che l’animale venga «sottratto a chi lo detiene». Significa che se ho un cane e lo abbandono, il mio vicino lo raccoglie dalla strada e decide di curarlo in casa sua, la mia denuncia non avrà alcun valore, in quanto non detengo più l’animale ma l’ho affidato alla sua buona sorte. Affinché si configuri il reato di furto, dunque, il cane deve vivere ancora con me o devo dimostrare di essere il suo detentore (posso tenerlo, ad esempio, nel cortile della mia azienda come cane da guardia ma continuare ad accudirlo, a dargli da mangiare, ecc).

Il profitto per il ladro

Terza e ultima condizione contemplata dal Codice penale: che chi sottrae l’animale domestico a chi lo detiene ne tragga profitto. E qui, naturalmente, tutto è relativo. Bisogna capire che cosa si intende realmente per profitto, cioè: se rubo un gatto per venderlo ad un amico ne ricavo un’evidente utilità economica. Ma se invece lo faccio perché ho sempre voluto un animale di compagnia come appoggio affettivo ma non voglio spendere un soldo? Anche questo potrebbe essere ritenuto un vantaggio economico e, quindi un profitto: ho ottenuto gratis un bene materiale sottraendolo al suo legittimo proprietario.

Alcuni paragoni sono odiosi. Ma visto che di res si parla, rubare l’animale domestico al vicino è come portargli via la macchina o la moto non per metterle in vendita ma solo per possedere ed utilizzare questi beni senza sborsare un solo euro (magari rubo ciclicamente anche la benzina, così mi viene gratis anche quella). Sempre di furto si tratta.

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Trib. Roma, sent. del 7 luglio 2016.

Autore immagine: Pixabay.com

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