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Muro condominiale: per un cartello ci vuole autorizzazione?

20 ottobre 2017


Muro condominiale: per un cartello ci vuole autorizzazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 ottobre 2017



L’agenzia immobiliare può affiggere un cartello sul di vendita sul muro condominiale o deve chiedere il permesso all’amministratore di condominio?

Prima di affrontare più in dettaglio la problematica del lettore è opportuno fare un po’ di chiarezza relativamente ai limiti d’uso che il comunista può fare della cosa comune in riferimento specifico ai muri perimetrali del condominio. L’apposizione di targhe, insegne o cartelli sui muri perimetrali del condominio, costituisce normale esercizio del diritto di usare la cosa comune spettante, come tale, a ciascun condomino [1]. A questo proposito la giurisprudenza della Corte di Cassazione, con un orientamento pacifico ha, già da molti anni, osservato che ciascuno dei condomini può servirsi dei muri perimetrali dello edificio condominiale per quelle utilità accessorie che ineriscono al godimento della sua proprietà esclusiva, qual è l’utilità dal risalto pubblicitario dell’attività professionale o commerciale svolta, che si realizza normalmente mediante l’apposizione di insegne, targhe, cartelli e simili. Consegue che – poiché la utilizzazione del muro perimetrale comune mediante tale apposizione non ne altera la naturale e precipua destinazione di sostegno dello edificio condominiale – l’utilizzazione stessa, ove non impedisca l’esercizio concorrente del diritto degli altri partecipanti di fare eguale uso del muro, costituisce normale esercizio del diritto di usare la cosa comune. Detto questo, si deve, però, anche tenere presente che limiti ulteriori e specifici all’apposizione di targhe e insegne (al normale utilizzo della cosa comune insomma) possono derivare dal regolamento di condominio che, ad esempio, potrebbe impedire qualsiasi mutamento anche solo dell’aspetto estetico generale dell’edificio, a tutela del decoro architettonico; potrebbe, ancora, individuare una tipologia di insegne ammesse ovvero escluse oppure subordinare la possibilità di affiggere e/o esporre targhe ed insegne ad una apposita autorizzazione dell’amministratore del condominio. In ogni caso, trattandosi tutte di limitazioni al normale uso della cosa comune, ogni divieto in questo senso dovrebbe essere deliberato dai condomini all’unanimità. Il primo passo da fare è, pertanto, quello di verificare se nel regolamento di condominio vi siano limitazioni e specificazioni nel senso delineato. Detto questo, in ogni caso (cioè a prescindere da quello che il regolamento di condominio dovesse prevedere per l’apposizione di targhe e/o insegne sui muri condominiali), sta di fatto che la condomina che ha strappato il cartello ha posto in essere un’attività scorretta che, entro certi limiti, potrebbe anche integrare delle violazioni di tipo penale. La condomina, infatti, non solo ha danneggiato/distrutto cose non di sua proprietà (il cartello) ma ha anche impedito alla dipendente dell’agenzia immobiliare di svolgere il suo lavoro (qui sono particolarmente importanti le specifiche modalità della condotta nel senso che è troppo generico dire in modo arrogante e con protervia, dovendosi specificare le parole effettivamente utilizzate) cercando, in un certo senso, di farsi giustizia da sé. Il consiglio che può essere utile è, pertanto, il seguente:

  1. verificare il regolamento di condominio;
  2. recarsi, in ogni caso, dai carabinieri e presentare un esposto nel senso che segue: dopo una breve premessa, esporre i fatti indicando il nome dell’agenzia immobiliare (e se il lettore lo conosce quella della dipendente). Indicare più dettagliatamente le modalità dei fatti, le parole ed i gesti che la condomina ha rivolto verso la detta dipendente dell’agenzia immobiliare. Sarebbe meglio specificare anche altri episodi di intolleranza in modo da tratteggiare la personalità da “attaccabrighe” della condomina. Con l’esposto, sostanzialmente, il lettore chiede ai carabinieri di attivarsi affinchè invitino la suddetta condomina a smetterla di infastidire, di tenere un comportamento conforme alle regole del condominio e del vivere comunitario.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 1102 cod. civ.

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