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L’avvocato mi fa perdere la causa: come rimediare?

19 ottobre 2017


L’avvocato mi fa perdere la causa: come rimediare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 ottobre 2017



Ho fatto causa alla mia banca per una polizza che mi è stata venduta. La banca non mi ha fatto sottoscrivere il contratto quadro ma il mio avvocato ha avanzato tale nullità oltre i termini consentiti. Che fare?

La risposta ai quesiti involge un profilo più generale e parecchio dibattuto, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, relativo nello specifico alla rilevabilità d’ufficio da parte del giudice della cosiddetta nullità relativa o di protezione. È quest’ultima una particolare forma di nullità la cui eccezione in giudizio è rimessa dalla legge esclusivamente a favore del contraente debole per la cui tutela è prevista. Secondo una parte della dottrina, tuttavia, il fatto che tali nullità relative vengano riservate dal legislatore a protezione di interessi specifici di particolari categorie di contraenti svantaggiate, per condizioni personali o minori conoscenze rispetto alle controparti contrattuali, non esime il giudice dal valutare se il contratto conclusosi leda effettivamente questo interesse, poiché sarebbe contraddittorio che il legislatore rafforzi la tutela del contraente debole senza che ciò trovi sponda nei poteri di accertamento del giudice. Questo orientamento di parte della dottrina non ha trovato invece costante riscontro in giurisprudenza, con particolare riferimento proprio alla norma attorno alla quale ruota il quesito [1]: sono note, infatti, diverse pronunce di merito [2] che hanno escluso la rilevabilità d’ufficio di tale nullità poiché la legge ne rimette la specifica eccezione esclusivamente alla parte alla cui tutela essa è preposta, prediligendo quindi i giudici un’interpretazione letterale della norma. Tale ultima interpretazione, unitamente all’esito della causa che visto coinvolta la lettrice, parrebbe far dubitare dell’applicazione al caso di cui al quesito della nota pronuncia segnalata dalla lettrice stessa [3]  poiché si tratta di sentenza che ha affrontato il diverso profilo della compatibilità della rilevazione d’ufficio di una nullità contrattuale con la domanda di risoluzione del medesimo contratto optando per la legittimità dell’intervento d’ufficio del giudice che rilevi lo specifico profilo d’invalidità del negozio. Più nello specifico, infatti, la sentenza citata se, in prima battuta, parrebbe potersi applicare al caso ove afferma che si deve ritenere che i principi affermati possano essere pacificamente applicati anche quando la questione della nullità di un testo negoziale sia stata espressamente posta all’attenzione del giudice dalla parte che mira ad escluderne, per questa ragione, la vincolatività ancorché non sollevandone entro lo sbarramento endoprocedimentale finalizzato alla definizione del thema decidendum tutti i profili d’invalidità, dall’altro lato e poco oltre statuisce invece che il giudice del merito ha il potere di rilevare, dai fatti allegati e provati o emergenti ex actis, ogni forma di nullità non soggetta a regime speciale (come le nullità di protezione, poste a tutela del contraente consumatore), con il solo vincolo del rispetto del contraddittorio. Quindi, stante il quadro di incertezza circa la rilevabilità d’ufficio delle nullità relative, la sentenza della Cassazione difficilmente consente la riproposizione in appello dell’azione di nullità tardivamente proposta in primo grado, ciò anche in considerazione del divieto secondo cui il giudice ha il dovere di rilevare d’ufficio l’inammissibilità delle domande nuove proposte in appello, tale essendo quella di nullità tardivamente proposta in primo grado. Diversamente non vi sono ostacoli alla proposizione di una nuova domanda in primo grado vertente sulla pretesa nullità del contratto quadro menzionato in quanto la declaratoria di inammissibilità pronunciata dal tribunale, poiché pronuncia di rito, non preclude comunque la riproponibilità della relativa domanda in un nuovo e separato giudizio di primo grado.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 23, co. 3, d.lgs. n. 58 del 24.02.1998 (Tuf).

[2] Si veda ad esempio Trib. Arezzo sent. del 17.04.2007 e Trib. Torino sent. del 12.02.2007.

[3] Cass. Sez. Un. sent. n. 14828 dello 04.09.2012.

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