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Se rinuncio all’avvocato d’ufficio devo pagarlo lo stesso?

21 ottobre 2017


Se rinuncio all’avvocato d’ufficio devo pagarlo lo stesso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2017



Ho rifiutato il preventivo dell’avvocato d’ufficio e ho nominato un legale di fiducia. Ora l’avvocato d’ufficio mi ha mandato una notula per la fase di studio ma non ha fatto nulla. Che devo fare?

Facciamo una breve premessa di ordine generale per trarne alla fine, le conclusioni.

La difesa di ufficio

Nel momento in cui il pubblico ministero dispone la citazione in giudizio dell’imputato deve procedere alla nomina di un difensore d’ufficio, avvisando nello stesso tempo il suddetto imputato che egli ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza di nomina, sarà assistito da colui che è stato indicato dal pm. Il difensore d’ufficio è nominato, pertanto, “automaticamente” a tutti coloro che si trovino, per qualche motivo perseguiti penalmente, al compimento della prima attività processuale nella quale è prevista la difesa [1]. Spetta poi al soggetto indagato scegliere se avvalersi di detto difensore oppure di altro, cosiddetto “di fiducia”, sul presupposto che l’assistenza d’ufficio è un fatto eventuale condizionato al mancato esercizio della facoltà di nominare un avvocato di fiducia. In ogni caso il difensore d’ufficio ha diritto al suo onorario per l’attività prestata; le sue prestazioni non sono, cioè, “gratuite”. Con la nomina del difensore di fiducia da parte dell’imputato cessano le funzioni del difensore d’ufficio. Lo scopo della nomina da parte del pubblico ministero è, infatti, quello di garantire la difesa in ogni momento del procedimento e, nel caso specifico, essa costituisce un’anticipazione del fatto che, in assenza di nomina, l’imputato sarà assistito dall’avvocato indicato dalla Procura della Repubblica. In questa fase non si può certamente affermare che attraverso la nomina fatta dal pm si sia instaurato un rapporto professionale (mandato) tra difensore ed imputato. Il rapporto professionale nasce, infatti, solo successivamente, allorchè le parti (mandante e mandatario) stabiliscono le condizioni del loro rapporto contrattuale. Purtuttavia, le norme stabiliscono che le attività eventualmente compiute dall’avvocato d’ufficio e necessitate dall’obbligatorietà della sua presenza, devono essere retribuite.

Obbligo del preventivo

Le recenti norme prevedono l’obbligo per l’avvocato di predisporre un preventivo di massima scritto. Può ben affermarsi che il preventivo e la sua accettazione costituiscano in questo caso un fatto preliminare all’insorgere del rapporto professionale: tant’è che la legge non prevede un preventivo dettagliato ma, appunto, un “preventivo di massima”. Per la redazione di tale previsione della spesa presumibile a carico del potenziale cliente, non è indispensabile lo studio del processo: già il decreto di citazione contiene sufficienti elementi per rendersi conto di quale potrà essere la difficoltà del processo, la sua durata, il contenuto degli atti da esaminare. Esso indica, infatti, il reato, le fonti di prova già acquisite, i testi da sentire nel processo. Il preventivo, pertanto, potrà prevedere, per esempio, un compenso ragguagliato al numero di udienze; alle trasferte che potranno rendersi necessarie; alle spese che occorreranno. Potrà indicare un minimo ed un massimo a seconda del risultato ottenuto. Non può però affermarsi che già in questa fase preventiva del rapporto con il professionista, vi sia l’obbligo di studiare il processo, di chiedere il rilascio delle copie o, semplicemente, di prenderne visione. Qualora avvenga, ciò dimostra scrupolo nei confronti del potenziale cliente, ma non potrà affermarsi che il motivo di tale studio sia da ricollegare al possibile incarico. E se l’avvocato pensa che per sviluppare un preventivo abbia necessità di accedere agli atti (cosa che gli è possibile in forza della nomina d’ufficio da parte del pm) è un fatto meritorio che non potrà però dar luogo ad un compenso. Il diritto a tale compenso nascerà esclusivamente nel momento e nell’ipotesi in cui il potenziale cliente gli conferirà il mandato. O nel momento in cui, per l’approssimarsi del processo, il nominato d’ufficio deve approntare la difesa.

Caso concreto

Subito dopo il ricevimento del decreto di citazione, e con notevole tempestività, il lettore ha contattato il difensore nominato d’ufficio: tanto che ciò è avvenuto ancor prima che al difensore nominato dalla cancelleria fosse notificato il decreto di citazione. Notifica prescritta dal codice di procedura penale. In una fase, dunque, da considerarsi preliminare alla necessità di studiare il processo, il lettore ha chiesto di conoscere l’importo dei compensi che sarebbe stato tenuto a corrispondere al professionista nel caso in cui avesse inteso avvalersi delle sue prestazioni; con uguale tempestività è sopravvenuta la comunicazione del preventivo e, quasi contestualmente, la del lettore mail con la quale dichiarava di ritenere il preventivo di ammontare eccessivo. Il giorno dopo quest’ultima comunicazione, è intervenuta la risposta dell’avvocato e l’invito a nominare un difensore di fiducia: invito che sostanzia una rinuncia all’acquisizione dell’incarico fiduciario. È pur vero, tuttavia, che le norme sulla difesa d’ufficio impongono al difensore nominato di svolgere la sua attività fino alla sostituzione con il difensore di fiducia. In senso molto generale, tuttavia, tale compenso è riferito alle attività prestate per lo svolgimento dell’incarico; è subordinata alla necessità di tali attività in connessione con la funzione pubblica di difesa necessaria per il corretto svolgimento del processo; è condizionata dall’effettivo svolgimento di tali attività. Lo studio del processo da parte del nominato d’ufficio, in questa situazione, non sembra necessario e, se è avvenuto, ciò non è avvenuto a seguito di un imput addebitabile al lettore e neppure per garantire il diritto di difesa nello svolgimento di attività processuali che richiedevano la presenza o la preventiva nomina di un difensore. Si dovrebbe dedursene, altrimenti, che per il medesimo “studio del processo” il lettore si troverebbe a dover retribuire contemporaneamente due professionisti: quello d’ufficio e quello di fiducia. In ogni caso, per tornare ai fatti, nella stessa giornata in cui ha ricevuto il preventivo, egli ha manifestato il suo stupore per le somme richieste utilizzando peraltro un tono non adeguato nei confronti del professionista. Questi, ben a ragione, l’ha invitata l’indomani stesso a provvedere alla nomina di un difensore di fiducia, nella sostanza rinunciando all’acquisizione dell’incarico.

 

Conclusioni

Non pare che si sia instaurato alcun vincolo di mandato tra il lettore e l’avvocato e, quindi, che vi sia un obbligo di natura contrattuale a corrispondergli i compensi richiesti. La nomina d’ufficio, peraltro, sebbene debba essere retribuita, non è stata seguita da atti che testimoniano di un avvenuto “studio del processo”. Ed in tale voce non rientra la lettura del decreto di citazione necessaria per la predisposizione del preventivo. Tra l’altro, non ci sono agli atti del procedimento attività specifiche quali richiesta di copie o redazione di atti nell’interesse del lettore. Né vi è stato lo svolgimento di compiti attinenti alla cosiddetta “difesa tecnica” obbligatoria, dal momento che il processo era in una fase di quiescenza in attesa dell’udienza dibattimentale. Se attività vi fossero state, ciò avrebbe dovuto essere nel periodo compreso tra la data della mail di richiesta e il giorno nel quale è stato predisposto il preventivo; periodo comprensivo di una domenica. Con una ristrettezza di tempi rilevante, vi è stata da parte del lettore la rinuncia alle prestazioni, e da parte del difensore la rinuncia a svolgere il mandato difensivo: ciò non fa scattare un obbligo di pagamento. Il difensore d’ufficio ben aveva, nel caso concreto, la possibilità di invocare il venir meno di tale fiducia a seguito del tenore della mail del lettore. Ma il diritto alla rinuncia non implica, a fronte, la legittimità del chiesto pagamento della fase di studio della controversia: sia perché può ben dirsi, nel caso in esame, che tale rapporto fiduciario non era ancora nato e sia perchè, in definitiva, non erano state espletate attività professionali collegabili al ruolo di difensore d’ufficio che interviene solo in via eventuale, nel caso in cui non si nomini un proprio avvocato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Art. 369 bis cod. proc. pen.

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