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Servitù di passaggio: come evitare un processo?

21 ottobre 2017


Servitù di passaggio: come evitare un processo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2017



I miei confinanti sono in causa tra loro per una servitù di passaggio. Io vorrei evitare processi e tutto quello che ne consegue. Cosa posso fare se mi chiamano in causa?

L’ipotesi avanzata dal lettore è percorribile nelle forme di una diffida stragiudiziale da inviarsi a tutti i proprietari di terreni confinanti al suo sul lato est. Tale atto deve avere forma scritta e può concretizzarsi in una raccomandata (meglio se munita di avviso di ricevimento). Con la diffida il lettore raggiunge l’effetto di portare ufficialmente a conoscenza dei suoi confinanti una serie di circostanze e di fatti che concernono la sua proprietà e la relazione tra quest’ultima e quelle dei destinatari dello scritto, nonché di intimare questi ultimi a cessare qualunque atto o comunque comportamento teso a minare il libero godimento del suo terreno. Pertanto, il contenuto di tale diffida può essere, in primo luogo, una generale rivendicazione della proprietà del suo terreno e, in secondo luogo, una denuncia degli atti tenuti dai confinanti tesi a utilizzare a scopo di attraversamento parte della sua proprietà. Tale denuncia, in particolare, dovrebbe essere supportata dalla circostanza che una sentenza pronunciata da un tribunale della Repubblica, divenuta peraltro definitiva perché non appellata nei termini, ha rigettato il riconoscimento della servitù di passaggio a suo tempo insistente, fra gli altri, anche sul terreno del lettore. Proprio per quest’ultimo motivo alcun atto di sfruttamento non autorizzato della sua proprietà mediante passaggio e attraversamento potrà essere tollerato e se gli episodi riferiti si ripeteranno potranno essere ritenuti giusto motivo di ricorso alle vie legali. Stando a un recente orientamento della giurisprudenza, una diffida stragiudiziale che rivendichi la proprietà di un terreno e intimi a eventuali estranei di cessare qualunque attività di godimento sul bene proprio non sarebbe tuttavia idonea a interrompere il decorso del termine riconosciuto dalla legge per l’usucapione di un diritto come quello di servitù. Per ottenere quest’ultimo risultato, infatti, occorrerebbe il compimento da parte del lettore di un’attività materiale atta a escludere che terzi possano in qualche modo avanzare diritti sul suo terreno come, ad esempio, una recinzione della proprietà. A tal proposito, quindi, la recinzione costituita da un filare di alberi con catena a chiudere l ’accesso del fondo potrebbe essere idonea a scongiurare l’usucapione di una servitù di passaggio a favore dei confinanti. Infine, onde cercare di evitare al lettore di essere chiamato in giudizio per il riconoscimento sul suo terreno di una servitù di passaggio a beneficio dei confinanti sul lato est per l’accesso alla strada comunale, dal momento che questi ultimi si trovano a possedere dei fondi interclusi senza alcun acceso alla via pubblica, egli potrebbe con la medesima diffida proporre di raggiungere un accordo che, previo riconoscimento delle reciproche proprietà, conceda un diritto personale di passaggio ai proprietari dei fondi sul lato est. Un tale accordo infatti, ove stipulato, si caratterizzerebbe, a differenza di una vera e propria servitù, per essere un diritto personale e non già reale e quindi opponibile e dotato di efficacia soltanto tra coloro che stipulerebbero il patto e non ai terzi eventualmente acquirenti in futuro dei citati terreni.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato


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