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Cassa previdenziale: chi deve compilare i ruoli annuali?

21 ottobre 2017


Cassa previdenziale: chi deve compilare i ruoli annuali?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2017



L’onere della compilazione dei ruoli annuali è posto a carico della cassa di previdenza: queste omissioni non possano gravare sull’iscritto specialmente nel caso di impossibilità di contatti con la cassa di previdenza.

Premesso che, in via generale, chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento [1], la normativa è estremamente chiara nel porre a carico della cassa l’onere della compilazione – nonché, evidentemente, quello successivo di trasmettere i ruoli annuali alla “intendenza di finanza”. Per questo non può – e non deve – tale omissione farsi gravare sull’iscritto. La questione interpretativa fondamentale è capire cosa esattamente debba intendersi con il termine “compilazione”; il primo criterio di interpretazione della legge è quello letterale, nel senso che la legge va intesa, anzitutto, secondo il significato proprio delle parole. Orbene, se la compilazione è l’attività ed il risultato del compilare e cioè di quell’attività che può definirsi di “redazione – di un atto- e riordino secondo determinati criteri non pare esservi dubbio circa il fatto che la legge poneva a carico della cassa – e non dell’iscritto – l’onere della redazione, secondo specifici criteri (chiaramente quelli proprio della cassa) dei ruoli annuali a mezzo dei quali si doveva procedere alla riscossione dei contributi personali annuali. Chiarito che la lettera della legge sembrerebbe confortare la tesi della responsabilità dell’omissione a carico dell’ente previdenziale, circostanza particolarmente rilevante è, ai nostri fini, quella rappresentata della impossibilità – per quei periodi – di contattare la cassa. Da un punto di vista giuridico c’è differenza non trascurabile tra le conseguenze dovute ad una “difficoltà” (anche grave) e la “impossibilità”. Nel primo caso, si potrebbe paventare una sorta di concorsualità nelle omissioni – perché, se è vero com’è vero, che l’onere spettava alla cassa potrebbe comunque sostenersi una responsabilità anche dell’iscritto per la sua inerzia – mentre nell’ipotesi – che il lettore deve dimostrare – di impossibilità, alcun rimprovero potrà esserle mosso e, pertanto, alcuna conseguenza negativa potrà esserle addebitata per le omissioni. Tengo a precisare che la giurisprudenza, di solito, è rigorosa nell’onere della prova posto a carico di chi intende far valere una pretesa in sede giudiziaria. D’altra parte, comunque, considerato che ha già avuto risposta negativa da parte delle compulsate casse previdenziali, non resta altra strada al lettore, per il riconoscimento dei suoi diritti, che quella dell’azione giudiziaria. Non deve però dimenticare che, a prescindere dalla corretta individuazione del soggetto cui imputare la responsabilità delle omissioni, di fatto, quei contributi non sono stati versati. In conclusione, la lettura del testo della legge sembrerebbe confermare la circostanza che, essendo l’onere della compilazione dei ruoli annuali posto a carico della cassa, tali colpevoli omissioni non possano farsi gravare sull’iscritto specialmente nel caso di impossibilità di contatti con la cassa di previdenza. Pertanto, l’unica cosa che resta da fare al lettore è, anche considerando che le cause in materia previdenziale sono sottoposte al pagamento di un contributo unificato ridotto (43 euro) rispetto a quello previsto per i giudizi ordinari, è intraprendere un’azione giudiziaria nella quale, sostenendo la duplice tesi dell’onere di compilazione dei ruoli – e quindi di riscossione – posto in capo alla cassa e, della impossibilità per l’iscritto di sostituirsi alla stessa, ottenere un provvedimento giudiziario a lui favorevole anche attraverso una transazione in pendenza di giudizio.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Ai sensi dell’art. 2967 cod. civ.

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