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Conto Paypal: il fisco può sapere quanti soldi ho?

2 Ottobre 2017
Conto Paypal: il fisco può sapere quanti soldi ho?

L’Agenzia delle Entrate controlla tutti i dati dei conti correnti esteri grazie all’anagrafe dei conti correnti.

Fino a ieri è stata l’isola felice di molti contribuenti; ora però anche Paypal, la nota banca con sede in California e che consente i pagamenti via internet, diventa soggetta al controllo dell’Agenzia delle Entrate. La possibilità per il fisco di sapere quanti soldi ci sono dentro un conto estero viene facilitata da una serie di accordi internazionali con ben 90 Stati, accordi che, tra il 2017 e il 2018, verranno completati e resi esecutivi. In questo modo, l’esistenza di conti correnti e la disponibilità di somme di denaro all’estero viene comunicata all’Anagrafe dei conti correnti, che già esiste per i conti italiani e che consente alle Entrate di conoscere ogni movimentazione bancaria. Ad aderire agli accordi saranno anche Anguilla, Aruba, Hong Kong, Montecarlo, Svizzera, Isole Vergini britanniche, Cayman, oltre a quelli dei principali Paesi europei. Un coinvolgimento capillare che toccherà chiunque ha un conto corrente all’estero e che servirà a innescare una verifica fiscale per chi crede che, portando i soldi fuori dai confini italiani, può vivere sonni tranquilli. Come è successo spesso per chi ha accumulato su carte e conti Paypal.

All’interno dell’Anagrafe dei conti correnti – sezione, a sua volta, dell’Anagrafe tributaria – confluiscono già da oggi i dati dei conti correnti detenuti all’estero dai cittadini italiani in ben 49 Paesi (i cosiddetti early adpoters) che già dal 2016 hanno adottato lo standard di comunicazioni. Così – si legge sulle pagine del Sole24Ore – «Già da stamattina i database del Fisco italiano potranno contare su questi nuovi elementi, visto che la deadline di trasmissione per le amministrazioni finanziarie estere (e della nostra verso gli altri Stati aderenti all’accordo) era sabato 30 settembre».

Come è stato spiegato nel Def (Documento di economia e finanza), «le informazioni ricevute nell’ambito dello scambio automatico costituiranno un’importante fonte di innesco per successive richieste mirate su casi oggetto di accertamenti fiscali».

Sarà difficile trovare aree al riparo dal fisco e chi ha creduto che, depositando i soldi in un conto estero, sarebbe stato al riparo dai controlli si sbaglia di grosso. I dati saranno ora completamente trasparenti; anzi, proprio la titolarità di un conto all’estero potrebbe essere quel campanello d’allarme che potrebbe spingere l’Agenzia delle Entrate ad avviare un controllo fiscale per via del fondato «rischio-evasione».


3 Commenti

  1. Un grazie per le informazioni che date, sempre precise e professionali.
    Dove posso trovare un elenco dei paesi “controllati” dal fisco italiano?

      1. Presto nemmeno questo: vogliono mettere fuori legge anche il contante e obbligarci a transare attraverso la banca.

        In tal modo non solo il risparmio diminuisce per effetto delle imposte (a meno di non accettare il rischio investimento) ma sarà soggetto a bail-in caso di fallimento della Banca (cosa tutt’altro che improbabile).

        Di fatto la riserva di valore (risparmio) non sarà più garanzia di libertà per lo schiavo che in tal modo non si può liberare dalle catene del lavoro.

        Se consideriamo il fatto che il sistema ci offrirà una pensione di merda a 70 anni quando si avrà la cannula della chemio in vena, penso che convenga abituarsi a posizionarsi al minimo o all’indigenza.

        Saremo monitorati, soggetti a blocco del conto e in qualsiasi momento potremo essere espropriati anche del danaro legittimamente percepito per cui si sono pagate profumate tasse.

        Al confronto il 6×1000 di Amato sarà uno scherzo

        E’ l’Europa che ce lo chiede.

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