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Gas staccato per colpa dei morosi: che fare?

2 ottobre 2017


Gas staccato per colpa dei morosi: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 ottobre 2017



Possibile la sospensione della fornitura del riscaldamento nei confronti di chi non paga le quote, ma per evitare querele è prima opportuno farsi autorizzare dal tribunale.

Hai versato le spese di condominio del mese; sei in regola con i pagamenti passati; ciò nonostante sei costretto a rimanere al freddo durante l’inverno e a non poter usare l’acqua calda collegata con l’impianto centralizzato. Contatti l’amministratore il quale ti comunica che la società del riscaldamento ha interrotto l’erogazione dell’utenza perché non è stato possibile onorare le ultime due fatture. Come ti comporti in una situazione del genere? Esistono rimedi legali per non subire le conseguenze negative del comportamento dei morosi?

Sappiamo che non è una consolazione, ma non sei l’unico ad avere questo problema. Non pochi fabbricati sono dotati di impianto di riscaldamento centralizzato, un sistema che presenta però il rischio di sospensione dell’utenza – anche quando la maggioranza dei condomini ha versato le proprie quote – tutte le volte in cui il condominio non ha i soldi per pagare le fatture. Che fare, dunque, se il gas viene staccato per colpa dei morosi? In questo articolo cercheremo di fornire qualche suggerimento pratico alla luce delle tutele apprestate dalla legge.

La prima tutela che la legge consente nel caso di riscaldamento interrotto per colpa dei morosi è quella di dotarsi di un impianto autonomo. La normativa, infatti, consente di staccarsi dal centralizzato anche senza autorizzazione dell’assemblea di condominio e, quindi, senza neanche fornire motivazioni in merito. Si tratta di una scelta individuale e discrezionale che spetta, in qualsiasi momento, al singolo condomino. L’importante – dice il codice civile [1] – è che dal distacco non derivino «notevoli squilibri al funzionamento dell’impianto» o «aggravi di spesa per gli altri condomini».

La seconda tutela è quella prevista dalla legge [2] che consente all’amministratore di sospendere il condomino moroso dall’utilizzo dei servizi condominiali suscettibili di godimento separato come il riscaldamento; ciò a condizione che il ritardo nel pagamento dei contributi sia superiore a sei mesi. In pratica, nel momento in cui un palazzo ha l’impianto centralizzato, si può chiudere la conduttura che trasferisce il gas dai tubi del condominio a quelli di chi non ha pagato le quote. Come però abbiamo spiegato nell’articolo Morosi in condominio, interruzione di luce, acqua e gas questa possibilità ha trovato divieto in alcuni tribunali per via del fatto che, essendo le utenze come il riscaldamento, la luce e l’acqua collegati a beni indispensabili necessari alla sopravvivenza, le ragioni economiche del condominio non potrebbero prevalere su interessi costituzionali così importanti. In altre parole, va bene impedire l’utilizzo dell’ascensore, del parcheggio e degli impianti sportivi condominiali, ma non il gas.

Per uscire fuori da questo impasse è stata individuata una soluzione che, quanto meno, assicura l’amministratore dal rischio di querele nei propri confronti per aver interrotto le utenze ai morosi: quella di farsi prima autorizzare dal giudice (per quanto la norma del codice civile [2] non lo richieda). Il condominio si farebbe così parte attiva in un ricorso di urgenza al tribunale il quale, con l’ordinanza, autorizzerebbe l’interruzione della fornitura. Il tutto, ovviamente, allo scopo di costringere chi non ha pagato le quote a regolarizzare la situazione e far fronte al debito accumulato dall’edificio.

note

[1] Art. 1118 cod. civ.

[2] Art. 63, co. 3, disp. di att. cod. civ.

[3] Trib. civ. Busto Arsizio, sez. dist. Gallarate, sent. del 24.12.2010.

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