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Divulgare un’email con una offesa ricevuta è diffamazione?

2 ottobre 2017


Divulgare un’email con una offesa ricevuta è diffamazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 ottobre 2017



Chi, dopo aver ricevuto un’email con una offesa, inoltra la stessa email ad altre persone o la pubblica in modo che tutti conoscano il fatto viola l’altrui riservatezza?

Hai ricevuto un’email da una persona nella quale sei stato offeso e ingiuriato gratuitamente. Le accuse infanganti di cui è piena la lettera ti fanno saltare su tutte le furie. Tant’è: la prima cosa che fai è girare il messaggio a un tuo amico per fargli vedere di quali falsità è capace questa persona. Non sei però contento e decidi di inoltrare l’email a un gruppo di lavoro che conoscete entrambi. Il tuo scopo è chiaro: utilizzare la stessa arma che ha usato il tuo avversario contro di te per punirlo e umiliarlo. Una «legittima difesa», potresti essere portato a dire. Ma si può divulgare un’email con una offesa ricevuta o è diffamazione? Cerchiamo di capire cosa prevede la legge.

La legittima difesa, la reazione e la vendetta

Si sente spesso parlare di «legittima difesa», come la normale e perdonabile reazione alla lesione di un proprio diritto. A volte, però, il termine viene usato impropriamente. La legittima difesa, infatti, ricorre solo quando vi è un pericolo attuale. Chi agisce lo fa, quindi, a scopo preventivo, per tutelare sé o le persone a lui vicine contro qualcosa che non è ancora avvenuto e rischia di danneggiarlo. Chi, invece, reagisce successivamente all’illecito subìto non si sta difendendo, ma sta solo «reagendo»: reazione che potrebbe essere dettata o da rabbia o da spirito vendicativo. La rabbia incontrollabile è quella di chi pone un’azione immediatamente dopo l’offesa, senza pensarci, perché le sue facoltà di valutazione sono alterate dall’ira. La vendetta è, invece – come si suol dire – un piatto da servire freddo, ossia dopo aver meditato sul fatto e aver scelto, con lucida attenzione, quale reazione sia la più opportuna per punire il colpevole. Ebbene, tutte le volte in cui si commette un reato su “istigazione” altrui, in generale, la nostra legge giustifica solo chi agisce d’impulso, nell’immediato. Invece, chi lascia trascorrere del tempo, di modo da valutare quale offesa sia più pungente, non può essere scusato: egli infatti si sta facendo giustizia da solo – cosa che l’ordinamento non consente [1] – e quindi sta commettendo a sua volta un autonomo reato, del tutto sconnesso da quello ricevuto. In ogni caso, anche quando la reazione è legittima, essa deve essere sempre proporzionata all’offesa ricevuta: non si può uccidere una persona solo perché ci ha diffamato in pubblico.

Lo stato d’ira può essere giustificato solo se non passa troppo tempo

Forward di email con insulti: lecito?

Veniamo ora al caso di chi riceve una mail e, per ritorsione, intende pubblicarla su Facebook, su un altro social network o inoltrarla ad amici comuni, in modo che tutti siano al corrente della vicenda “meschina”. Si può fare? Si può inoltrare un’email contenente una ingiuria o è diffamazione? La soluzione è scritta nel codice penale [2] per come, tra l’altro, costantemente interpretato dalla giurisprudenza. La norma recita, più o meno, nel seguente modo: non si può punire chi commette ingiuria o diffamazione nello stato d’ira causato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso. In altre parole, anche se chi reagisce su provocazione altrui commette – astrattamente – un reato non può subire alcuna punizione, quindi non può essere querelato né può essere processato (o, nel caso in cui ciò avvenga, deve essere assolto).

Un esempio potrebbe anche essere quello di chi, nel corso di un diverbio con un’altra persona, sfociato in una serie di insulti ai propri riguardi, risponda agli stessi con altrettante parolacce.

Lecito inoltrare un’email con un’offesa ricevuta per danneggiare la reputazione del colpevole

Entro quanto tempo la reazione?

Attenzione però: come anticipato all’inizio, la norma perdona la reazione solo a condizione che sia subito dopo l’offesa ricevuta. Non deve decorrere un lasso di tempo tale da far ritenere ormai “superato” lo stato d’ira. Il che, anche se può apparire soggettivo, va valutato alla stregua di un uomo medio. Come dire: qualche ora di “differita” è giustificabile; qualche giorno non lo è certo.

Scusabili solo l’ingiuria e la diffamazione, non altri reati

Ultima importante precisazione. I reati per i quali non si può punire chi reagisce all’offesa all’onore o alla reputazione sono solo l’ingiuria e la diffamazione. L’ingiuria è quando una persona offende un’altra che è presente in quello stesso istante. La diffamazione si ha quando, invece, alla presenza di almeno due persone, “si parla male” di un’altra persona che, in quel momento, è assente. Il codice penale non ammette giustificazioni per altri reati oltre a questi due. Non è quindi consentito replicare a un’offesa con una minaccia. Così commette reato colui il quale, dopo aver ricevuto un’umiliazione verbale, minacci di morte l’avversario.

note

[1] A tal proposito viene previsto il reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni».

[2] Art. 599, co. 2., cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

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