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Ritardo volo aereo: c’è risarcimento anche sotto le tre ore

7 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2017



Spesso il passeggero ritiene di non aver diritto al risarcimento per il ritardo del proprio volo perché inferiore a tre ore. In realtà non è così

In materia di ritardo dei voli e conseguenti risarcimenti spesso c’è, fra i viaggiatori, una notevole confusione, che a volte può spingere a compiere scelte sbagliate, o perché si ignorano i propri diritti o perché se ne ha solo una conoscenza superficiale e confusionaria.

La maggior parte dei viaggiatori, ormai, è a conoscenza del fatto che un ritardo del proprio volo aereo, che sia pari o superiore alle tre ore fa sorgere un diritto a ottenere un risarcimento, da parte della compagnia aerea.

La compensazione pecuniaria prevista dal regolamento europeo

Il regolamento europeo del 2004 prevede, in questi casi, un risarcimento chiamato «compensazione pecuniaria», di ammontare predefinito e oscillante fra i 250 euro ed i 600 euro [1]

La particolarità di questo risarcimento è la sua natura risarcitoria e forfetaria: si tratta di una somma omnicomprensiva, destinata cioè a coprire il disagio fisico e psicologico che il passeggero ha sofferto, a causa del verificarsi del ritardo.

Si tratta di un meccanismo che opera automaticamente, per cui è sufficiente che il ritardo abbia i requisiti individuati dal regolamento europeo, fra cui la durata superiore alle tre ore, per far nascere automaticamente, in capo al passeggero, il diritto ad ottenere la compensazione pecuniaria, senza che sia necessario fornire prova di aver sofferto un disagio, perché questo si considera conseguenza inevitabile del ritardo. Fatte salve, naturalmente, quelle ipotesi per le quali la legge prevede che non vi sia responsabilità da parte della compagnia aerea.

Discorso differente, invece, per gli altri tipi di danno patrimoniale, come ad esempio quello derivante dall’aver perso ad esempio un volo di coincidenza e di essere arrivati tardi presso struttura prenotata per le vacanze, sprecando uno o più giorni: in questo caso, invece, il viaggiatore, per ottenere il rimborso del biglietto o della prenotazione alberghiera, dovrà fornire prova di aver perso il volo di coincidenza ed eventualmente anche uno o più giorni di vacanza.

I ritardi inferiori alle tre ore

Per i ritardi inferiori alle tre ore, invece, non si applica il regolamento UE del 2004, ma la Convenzione di Montreal del 1999, che non prevede alcun meccanismo automatico di risarcimento. [2]

Ciò però non significa assolutamente che in questi casi il passeggero non abbia diritto a nessun risarcimento, ma semplicemente che cambiano le regole per ottenerlo.

Non si avrà più diritto a un risarcimento automatico, d’importo predefinito, per il sol fatto di aver subito il ritardo, ma il risarcimento verrà riconosciuto solo se viene data prova di aver effettivamente subito un danno ed il suo importo, almeno in teoria, potrebbe essere anche di gran lunga superiore a quelli previsti del regolamento UE del 2004.

Spetterà quindi al viaggiatore provare non solo il fatto che il suo volo ha subito un ritardo, ma anche ogni singola circostanza utile a far accertare che tipo di danno abbia subito e che questo sia riconducibile alla responsabilità della compagnia aerea.

Il passeggero il cui volo faccia un ritardo superiore a tre ore, quindi, potrà rifarsi al regolamento europeo del 2004 ed il suo diritto al risarcimento sorgerà automaticamente per il solo fatto che il suo volo ha riportato questo tipo di ritardo.

Pertanto, per esercitare il proprio diritto alla compensazione pecuniaria, il passeggero dovrà dimostrare:

  • – di aver acquistato un posto su quel volo, cosa che potrà agevolmente fare esibendo la carta d’imbarco;
  • – che il ritardo sia superiore a tre ore, ad esempio attraverso le foto del tabellone dell’aeroporto d’arrivo oppure attraverso specifica certificazione che lo attesti, come quelle rilasciate, per alcuni aeroporti, dalla società che gestisce lo scalo.

Diverso discorso si avrà nel caso di ritardo inferiore a tre ore: in questo caso, non essendo previsto alcun meccanismo automatico, è dovere del passeggero non solo dimostrare di aver acquistato il biglietto aereo ed il ritardo del volo, ma anche di aver effettivamente subito un danno.

Per i danni di carattere patrimoniale, l’ammontare si potrà agevolmente dimostrare con documenti fiscali, fatture o scontrini: ad esempio, nel caso di perdita di una coincidenza, sia che si tratti di un altro volo che di trasporto con treno o autobus, basterà esibire i biglietti acquistati e rimasti inutilizzati.

Nel caso di perdita di uno o più giorni di vacanza presso la struttura prenotata, invece, sarà sufficiente esibire la prenotazione, in cui sono indicate le date del soggiorno.

Per quanto riguarda le spese ulteriori ed inaspettate, che il passeggero ha dovuto sostenere, a causa del ritardo, bisognerà conservare ed esibire tutti i documenti da cui si esse si evincono, come scontrini, fatture, estratti conto e qualsiasi altro documento contabile.

Per quanto riguarda i danni non patrimoniali, come ad esempio la richiesta di rimborso per lo stress, la sofferenza fisica e psicologica dovuta al ritardo ed all’estenuante attesa, invece, la situazione si complica decisamente, perché, in questo caso, occorrerà innanzitutto provare di aver effettivamente sofferto una situazione di stress psicologico e fisico ed in secondo luogo riuscire a provare che essa, come avviene per le malattie o gli infortuni, abbia determinato conseguenze meritevoli di risarcimento.

note

[1] Secondo l’articolo 7 del Regolamento CE n. 261/2004, al passeggero spettano:

– per i voli in territorio comunitario: € 250,00 per tutte le tratte aeree con distanza fino a 1.500 chilometri ed € 400,00 per tutte le tratte con distanza superiore ai 1.500 chilometri;

– per i voli da un paese dell’UE ad uno extra-UE: € 250,00 per tutte le tratte aeree con distanza fino a 1.500 chilometri; € 400,00 per tutte le tratte con distanza compresa fra i 1.500 ed i 3.500 chilometri; € 600,00  per tutte le tratte aeree con distanza superiore a 3.500 chilometri.

[2] L’articolo 29 della Convenzione di Montreal prevede che il risarcimento di ogni tipo di danno avvenga solo se il soggetto richiedente sia in grado di provare adeguatamente di aver sofferto un danno di carattere patrimoniale o non patrimoniale, non essendo previsto alcun meccanismo risarcitorio forfettario ed automatico.

Autore immagine: Pixabay


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