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Ripristinata la trattenuta del 2,50%: nessun rimborso per i dipendenti pubblici

9 novembre 2012


Ripristinata la trattenuta del 2,50%: nessun rimborso per i dipendenti pubblici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2012



Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, il Governo, con un colpo di mano, ha ripristinato il vecchio TFS anche per chi è andato in pensione dopo gennaio 2011: nessuna restituzione verrà quindi più erogata ai pubblici dipendenti.

 

Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato un decreto legge [1] con il quale è stata risolta la questione discussa in questi giorni (ne abbiamo parlato qua e qua) sul prelievo del 2,50% a carico del dipendente pubblico sul calcolo del trattamento di fine servizio.

 

Con un netto colpo di spugna, è stata cancellata la manovra del Governo Berlusconi [2] che aveva esteso anche ai dipendenti pubblici assunti prima del 2001 il regime del TFR.

In base alle previsioni berlusconiane, la buonauscita doveva essere calcolata con l’applicazione dell’aliquota del 6,91% del 100% della retribuzione a carico del datore di lavoro, come avviene per la determinazione del TFR per i lavoratori privati.

Ciò nonostante, le P.A. avevano continuato a trattenere il 2,50% a carico del dipendente pubblico.

Nel mese di ottobre scorso, però, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittimo tale prelievo [3] nella parte in cui non escludeva la trattenuta del 2,50% a carico del lavoratore.

Cosicché, con una repentina marcia indietro, il Consiglio dei Ministri ha ristabilito la modalità di calcolo del  Trattamento di fine servizio (TFS), che prevede un versamento contributivo del 9,6% sull’80% delle retribuzione, di cui 7,10% a carico del datore di lavoro e 2,50% a carico del dipendente.

Queste modalità di calcolo risultano comunque più vantaggiose al dipendente poiché garantiscono una buonuscita più sostanziosa di quanto invece non sarà per gli assunti dopo il 2001, i quali si trovano automaticamente nel regime del TFR.

Questo perché, mentre il TFS viene calcolato sull’ultimo stipendio percepito, il TFR ha come base di calcolo lo stipendio di ogni anno della carriera: dal primo all’ultimo [4].

In quella che può essere considerata una commedia all’italiana, appare chiara la scelta del Governo Monti, che trincerandosi dietro le ormai consuete politiche di bilancio e la necessità di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica, ha scelto la via economicamente più vantaggiosa, legittimando la trattenuta del 2,50%. Con somma delusione di quelle migliaia di dipendenti che, nei giorni scorsi, avevano affollato gli uffici di protocollo delle P.A. per ottenere il rimborso delle somme illegittimamente trattenute.

La vicenda della trattenuta del 2,50% resta sempre più ingarbugliata se si considera che, al contrario, qualche giorno prima della pubblicazione del decreto legge il Consiglio dei Ministri aveva fatto intuire la possibilità di procedere ai rimborsi in via amministrativa.

In ogni caso, se il decreto sarà approvato dal Parlamento e trasformato in legge dello Stato, verrà spazzato via il pericolo di restituzione ai pubblici dipendenti di una somma che sarebbe costata alle casse statali quasi  4 miliardi di euro.

I dipendenti andati in pensione in regime di TFR tra il primo gennaio 2011 e il mese di ottobre 2012, e che hanno avuto liquidati i trattamenti di fine servizio, saranno riliquidati d’ufficio entro un anno, senza il recupero (a carico del dipendente) di eventuali somme già erogate in eccedenza.

I dipendenti che invece hanno proposto ricorso in Tribunale per ottenere il rimborso delle somme dopo la pubblicazione del decreto, vedranno estinguere i giudizi per l’automatico ritorno al regime di TFS.

La scelta del Governa lascia non pochi dubbi.

Il ripristino della disciplina del TFS causa un’evidente disparità di trattamento tra dipendenti assunti prima del 2001 e quelli assunti dopo, i quali si trovano inseriti nel regime del TFR.

Si attendono, pertanto altri e nuovi interventi volti a omogeneizzare il trattamento anche di coloro che sono stati assunti dopo il 2001 e che, in regime di TFR,  subiscono una trattenuta in modo difforme dagli altri lavoratori.

di ANDREA BORSANI

 

note

[1] D.L. n. 185 del 29 ottobre 2012 – “Disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici”.

[2] Art. 12 comma 10 D.L. n.78 del 31.05.2010 convertito in L. n.122 del 30/07/2010.

[3] Corte Costituzionale sentenza n.223 del 11.10.2012.

[4] Differenza da TFR A TFS: l’ammontare del TFS è determinato prendendo in considerazione l’80% dell’ultima retribuzione percepita dal lavoratore (in genere comprendente lo stipendio,  indennità e altre competenze) che viene diviso in 15esimi per i dipendenti e poi moltiplicato per il numero di anni di servizio prestato. Il TFR invece è accantonato anno per anno in misura pari a circa una mensilità all’anno compresa la tredicesima, rivalutato anno per anno in base ad un tasso legale pari all’1,5 fisso+75% inflazione Istat.

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