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Che fare se mi chiedono di pagare delle fatture che non mi risultano?

21 Ottobre 2017
Che fare se mi chiedono di pagare delle fatture che non mi risultano?

Ho una farmacia e una società mi ha contattato per chiedermi il pagamento di alcune fatture che, secondo loro, sono insolute. Io pago sempre tutto e non mi risultano debiti. Che devo fare?

Dal quesito si rileva che la società (dichiaratasi cessionaria del presunto credito) che pretende il pagamento di fatture emesse a carico del lettore non ha dimostrato (se non, appunto, con le fatture) l’esistenza del rapporto sottostante a quelle stesse fatture, né ha in altro modo dato prova di aver consegnato in una precisa data quella merce avente quel preciso controvalore. Se effettivamente la creditrice disponesse solo e soltanto di fatture non accettate, né quietanziate dal lettore (sulle quali, cioè, non risulti apposta alcuna sottoscrizione riconducibile lui) il lettore, in assenza di altra idonea documentazione attestante l’effettiva consegna e accettazione della merce corrispondente al controvalore indicato nelle due fatture in discussione (documentazione che, da ciò che emerge dal testo del quesito, ha già richiesto e che, a quanto pare, non esisterebbe), ha due alternative:

  • corrispondere l’importo preteso accettando per buone le risultanze delle fatture (soluzione che si baserebbe solamente sulla totale fiducia da parte sua circa le altrui pretese e che avrebbe il pregio, ovviamente, di escludere possibili azioni giudiziarie del creditore);
  • contestare decisamente e per iscritto le fatture inviate, negando ogni addebito e lo stesso rapporto sottostante ad esse. In tal caso la società creditrice potrebbe comunque ottenere un decreto ingiuntivo (bastando, a tal fine, anche la semplice fattura), ma a tale decreto il lettore potrebbe proporre opposizione e, nel giudizio che ne deriverebbe, la fattura in sé e per sé non basterebbe più, a fronte della sua contestazione del rapporto, dovendo la società creditrice fornire in altro modo la prova dell’esistenza del rapporto e dell’avvenuta consegna ed accettazione della merce.

La fattura commerciale, come è noto, ove sia contestata non costituisce prova del contratto anche se fosse stata registrata nei libri obbligatori: ciò significa che essa potrebbe comunque costituire prova scritta sufficiente per ottenere un decreto ingiuntivo ma, da sola, nel successivo giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, non sarebbe più sufficiente (toccando comunque e sempre al creditore, a fronte delle contestazioni del debitore, dare prova dell’esistenza del rapporto sottostante alla fattura). Conclusivamente: l’alternativa al pagamento di quanto la società cessionaria sta richiedendo è la contestazione per iscritto dell’esistenza del rapporto sottostante alle fatture in questione, cioè una strategia tale per cui, in un eventuale giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, alla società creditrice non basterebbero le fatture, ma sarebbero necessarie altre prove (testimoni, bolle di accompagnamento, ecc.). È ovvio che la strategia della contestazione può essere rischiosa e/o inutile:

  • nel caso in cui, diversamente da ciò che è stato riferito, esistessero altre prove documentali del rapporto sottostante a quelle due fatture e/o vi fossero testimoni della avvenuta consegna ed accettazione da parte del lettore della merce;
  • e nel caso in cui abbia (nelle comunicazioni già intercorse con la società cessionaria) riconosciuto l’esistenza del rapporto sottostante alle due fatture, limitandosi a contestare l’importo dovuto o l’esistenza delle prove del rapporto stesso (ed il contenuto di tali comunicazioni fosse riproducibile in giudizio).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte



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