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Le Guide Nonni di genitori divorziati pagano gli alimenti

Le Guide Pubblicato il 2 ottobre 2017

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Se il padre tenuto al pagamento del mantenimento non provvede e la madre non ha soldi a sufficienza per poter soddisfare le esigenze primarie dei figli può imporre gli alimenti ai nonni.

Quando marito e moglie vanno d’amore e d’accordo, è normale che, nel normale spirito di solidarietà, i nonni accordino degli aiuti economici in favore dei nipoti, specie quando in famiglia i soldi mancano e i bambini hanno bisogno di comprare i vestiti o delle tasse per la scuola. Quando però interviene il divorzio e l’assegnazione dei figli a uno solo dei due coniugi, le cose si complicano: scattano ritorsioni e, specie da parte dei nonni a cui viene concesso di vedere i piccoli col “contagocce”, c’è il rifiuto totale a dare ciò che prima, con generosità, veniva concesso economicamente. La legge [1], però, stabilisce che, in determinate situazioni, i nonni di genitori divorziati pagano gli alimenti. E a ricordarlo è il Tribunale di Messina in una recente sentenza [2]. Ma procediamo con ordine e vediamo quando i nonni devono mantenere i nipoti.

Quando i nonni devono mantenere i nipoti

Se hai letto il nostro articolo Se l’ex coniuge non versa il mantenimento sono tenuti a farlo i nonni? già saprai che il codice civile [1] stabilisce una norma che detta proprio i doveri dei nonni in caso di separazione e divorzio dei coniugi. La norma recita, pressappoco, nel seguente modo. I genitori devono mantenere i figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, i nonni (e, in caso di loro incapacità, i bisnonni se ancora in vita) sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. Tale norma vale anche nel caso di coppia separata o divorziata.

Ovviamente ai nonni non può essere chiesto più di quanto gli stessi possono permettersi e, se hanno già il sufficiente per vivere, non può essere imposto loro nulla.

Ricapitolando, le condizioni affinché si possa chiedere ai nonni di pagare gli alimenti ai nipoti di genitori divorziati sono:

  • che il genitore tenuto a versare l’assegno di mantenimento non lo faccia (al di là delle ragioni, valide o meno);
  • che l’altro genitore, quello con cui i bambini convivono, dia disoccupato o, comunque, abbia un reddito insufficiente a provvedere al mantenimento dei figli;
  • che i nonni abbiano – anche una minima – capacità economica per provvedere, oltre alle proprie necessità, a quelle dei minori. A loro, comunque, può essere chiesta solo una somma proporzionata al reddito (eventualmente la pensione).

Che fare se i nonni non vogliono mantenere i nipoti

Se i nonni non adempiono al dovere di pagare gli alimenti ai nipoti, uno dei due genitori – o chiunque altro vi abbia interesse – può presentare al presidente del tribunale un ricorso affinché – dopo aver sentito l’inadempiente ed assunte informazioni – ordini che una quota dei redditi del nonno, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole.

Una volta ottenuto il decreto del giudice, questo va notificato ai nonni e se ancora non vogliono pagare si potrà fare loro il pignoramento del quinto della pensione, detratto il minimo vitale (pari a 672,10 euro) [3].

 

Cosa devono fare i nonni?

La norma, nell’elencare i doveri dei nonni, parla espressamente di «spese per il mantenimento» da versare direttamente nelle mani del genitore con cui i nipoti convivono; non si limita quindi a chiedere generici aiuti economici. Per cui non è sufficiente il comportamento del nonno che, ad esempio, regala ai bambini scarpe e vestiti o che dà loro, di tanto in tanto, la paghetta settimanale. È invece necessaria una somma in denaro.

Anche se i nonni sono soliti fare regali ai nipoti e comprare loro vestiti o farli pranzare con sé, questo non influisce sulla misura degli alimenti che devono versare. È irrilevante – si legge in sentenza – che i nonni sostengano delle spese nell’interesse delle nipoti per vitto, vestiario e scarpe, poiché detti esborsi, che i nonni hanno ritenuto liberamente di affrontare, finiscono con il soddisfare esigenze ulteriori rispetto ai bisogni il cui soddisfacimento grava in via immediata sui genitori e, anche se maggiormente gratificanti per i nonni, non possono sollevarli dall’obbligo di fornire ai genitori quanto appaia necessario per il mantenimento della prole».

note

[1] Art. 316-bis cod. civ.

[2] Trib. Messina, sent. n. 861/2017: « L’opposizione dei ricorrenti al decreto ingiuntivo non è fondata per il tribunale siciliano. L’obbligazione prevista dall’articolo 316 bis cod. civ. a carico degli ascendenti è «assimilabile» a quella degli alimenti, (articoli 433, 448 cod. civ.) quanto meno sotto il profilo che anch’essa è subordinata ad una constatata insufficienza di mezzi economici».

[3] Come si calcola il minimo vitale? Molto facile: bisogna prendere la misura dell’assegno sociale erogato dall’Inps (importo annualmente rivalutato) e sommarvi la metà di tale stesso importo. Pertanto, se la pensione sociale è attualmente di 448,07 euro, il minimo di sopravvivenza impignorabile è pari a 672,10 euro (ossia 448,07 + 224,03 [che è la metà di 448,07]).

Nonni di genitori divorziati pagano gli alimenti


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1 Commento

  1. Siamo alle solite…”se il padre non provvede” a mio parere non è Costituzionale. Su articoli che riguardano il Diritto di famiglia occorrerebbe utilizzare una formula che sia ad ampio raggio del tipo “se i genitori non provvedono”. Io credo che è proprio così che il Diritto di famiglia Italiano vada in rovina ……anzi ci manda i padri separati, perché è proprio così che anziché cercare congiuntamente formule che evitino il pagamento in forma indiretta lo si vada ad avvallare come unica ed assoluta certezza. Siamo un po’ stanchini……lo cambiamo il titolo?

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