Proroga pensione opzione Donna sempre più vicina

3 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2017



La pensione a 57 anni col ricalcolo contributivo dell’assegno farà risparmiare allo Stato 23,8 miliardi in 30 anni.

A fronte di una spesa maggiore, ma sostenibile, nel breve termine, l’opzione Donna comporta un risparmio, nel lungo periodo, di 23,8 miliardi (come reso noto da Lucia Rispoli, amministratrice del movimento opzione Donna): nonostante la maggior spesa causata dal più alto numero di pensionamenti, difatti, col passare degli anni le casse dell’Inps traggono beneficio dal minore importo delle pensioni versate, più basse del normale perché ricalcolate col sistema interamente contributivo. Oltre a questo significativo risparmio, poi, ci sono dei fondi consistenti stanziati per far fronte alle domande di pensione con l’Opzione, fondi utilizzati solo in parte: come chiarisce il rapporto Uil del 27 settembre 2017, la legge di stabilità 2016 aveva disposto che fossero accantonate risorse, per opzione Donna, pari a 565 milioni di euro a copertura di 25mila possibili pensionamenti, prevedendo, inoltre, che le risorse non utilizzate fossero destinate a misure con finalità analoghe a quelle dell’Opzione. Al momento, non è possibile stimare con precisione quante lavoratrici abbiano scelto di pensionarsi con opzione Donna, ma è chiaro che la platea delle pensionate è stata abbondantemente sovrastimata: vi sono dunque ingenti risparmi che possono essere utilizzati per prorogare l’Opzione.

Il Governo, in base a quanto reso noto sinora, propende invece per stanziare le risorse di opzione Donna per la nuova misura dell’Ape Donna, che consentirebbe però alle sole lavoratrici beneficiarie dell’Ape Social di ottenere l’uscita dal lavoro a 63 anni, con uno sconto massimo sui contributi richiesti di 3 anni (a seconda del numero dei figli). L’Ape Donna è quindi una misura molto più limitativa rispetto all’Opzione, considerando che la sua platea è notevolmente ristretta e che consente di pensionarsi con un minore anticipo; l’unico aspetto positivo dell’Ape Donna è la mancata riduzione della pensione, dato che non si applicano né decurtazioni, né il ricalcolo contributivo del trattamento.

Allo stato attuale, in ogni caso, tutte le possibilità sono aperte: sarà molto probabilmente la prossima Legge di bilancio a decidere se “vincerà” l’Ape Donna o l’opzione Donna.

Come funziona opzione Donna

L’opzione Donna è una pensione di anzianità alla quale possono accedere le lavoratrici che possiedono i seguenti requisiti:

  • 57 anni e 7 mesi di età compiuti entro il 31 luglio 2016, se lavoratrici dipendenti (58 anni e 7 mesi è invece il requisito di età valido per le lavoratrici autonome);
  • 35 anni di contributi accreditati al 31 dicembre 2015;
  • la pensione è liquidata in 18 mesi per le autonome e in 12 mesi per le dipendenti, a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito (si tratta del cosiddetto periodo di finestra).

In cambio di questo consistente anticipo dell’uscita dal lavoro, la lavoratrice accetta il ricalcolo della pensione col sistema contributivo: si tratta di un metodo di calcolo bastato sui contributi effettivamente accreditati e non sugli ultimi stipendi, come il sistema retributivo. Per questo, nella generalità dei casi, il ricalcolo contributivo determina delle penalizzazioni sulla pensione abbastanza pesanti.

In base a quanto esposto, la proroga dell’Opzione donna al 2018 è sicuramente una proposta interessante in relazione all’età pensionabile, in quanto consente di uscire dal lavoro con un anticipo notevole, rispetto agli ordinari requisiti Fornero: dal 2018, difatti, l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, per le donne, sarà pari a 66 anni e 7 mesi. Parliamo dunque di 9 anni di anticipo per le dipendenti e 8 anni per le lavoratrici autonome.

Per contro, l’Opzione donna non è conveniente per quanto riguarda il calcolo dell’assegno, che subisce, a causa del sistema integralmente contributivo, consistenti decurtazioni.

Anche gli anni di contributi richiesti per ottenere il trattamento, 35, non sono pochi: per la pensione di vecchiaia e per l’Ape volontaria ne sono richiesti solo 20, per l’Ape Social 33 o 36, a seconda della categoria di appartenenza.

Ape Donna

L’Ape Donna, o Ape Rosa, o Ape Sociale Donne, invece, consentirebbe alle donne appartenenti a determinate categorie di uscire dal lavoro a 63 anni, con un anticipo pensionistico pagato dallo Stato, quindi senza penalizzazioni sulla futura pensione, che verrebbe calcolata col sistema retributivo-misto.

Gli anni di contributi richiesti per l’Ape Donna sarebbero scontati dagli attuali 30 a un minimo di 27, con una riduzione pari ad 1 anno di contributi per ogni figlio sino a un massimo di 3, per le lavoratrici appartenenti alle seguenti categorie:

  • disoccupate di lungo corso (che hanno terminato di percepire da almeno 3 mesi il trattamento di disoccupazione);
  • caregiver (lavoratrici che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente di 1°grado con handicap grave);
  • invalide dal 74%.

Saranno invece necessari dai 36 ai 33 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape Donna, le addette ai lavori faticosi e rischiosi.

Per conoscere, nel dettaglio, i requisiti che probabilmente saranno richiesti per l’Ape Donna, si veda: Ape rosa, nuovo anticipo pensionistico.

Opzione Donna o Ape Donna?

Analizzati i requisiti necessari per accedere ai due trattamenti, non possiamo comunque affermare con certezza qual è il più conveniente, perché la convenienza dipende dalla situazione concreta in cui si trova la lavoratrice e dalle sue esigenze.

Dal punto di vista prettamente economico, è sicuramente più conveniente l’Ape Donna, perché non comporta delle penalizzazioni sull’assegno. Tuttavia, l’Ape Donna consente un anticipo dell’uscita dal lavoro massimo di 3 anni e 7 mesi, e non di 8 o 9 anni come l’Opzione donna. Inoltre, è limitata ad alcune categorie di lavoratrici e non è, quindi, una misura universale.

Di conseguenza, l’Opzione donna resta fondamentale per chi ha l’esigenza di pensionarsi il prima possibile. L’ideale sarebbe l’approvazione dell’Ape rosa assieme a quella della proroga dell’Opzione, ma in base alle risorse economiche disponibili questo appare molto improbabile.

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