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Ricorso al prefetto contro la multa: come annullare l’ingiunzione

3 ottobre 2017


Ricorso al prefetto contro la multa: come annullare l’ingiunzione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2017



La mancata audizione rende nulla l’ordinanza con l’ingiunzione di pagamento della contravvenzione stradale.

Hai ricevuto una multa stradale. L’importo e la lontananza dal luogo in cui è stato elevato il verbale rende poco conveniente fare un ricorso al giudice di pace. Ma non vuoi rinunciare alla possibilità di chiedere un annullamento della contravvenzione anche perché hai letto su internet diversi articoli sull’argomento e ritieni che la multa sia illegittima. Così decidi di inoltrare un ricorso al prefetto, consapevole del fatto che si tratta di una procedura gratuita e senza obbligo di partecipare a lunghe ed estenuanti udienze. Peraltro sai che, se non riceverai risposta entro i termini di legge (180 giorni se inoltri il ricorso alla polizia che ha elevato la multa; 210 giorni se, invece, lo inoltri direttamente al prefetto), la tua istanza si considera accolta e la multa annullata in automatico. Per maggiore sicurezza e per poter illustrare meglio al Prefetto la fondatezza delle tue ragioni chiedi, nel ricorso, di essere sentito di persona. Ma lui non lo fa e, anzi, rigetta l’impugnazione, notificandoti l’ordinanza di ingiunzione di pagamento. Cosa puoi fare in questi casi? Nell’ipotesi di ricorso al prefetto contro la multa, come si può annullare l’ingiunzione? A chiarirlo è stata una recente sentenza del Giudice di Pace di Milano [1]. Ma procediamo con ordine.

Tutti i termini per contestare le multe

Entro quanto tempo la multa stradale?

La multa stradale deve essere ricevuta dall’automobilista entro 90 giorni dal giorno dell’infrazione. Il termine è rispettato se, entro la scadenza, la polizia (o l’altra autorità che ha elevato il verbale) consegna la raccomandata all’ufficio postale.

Entro quanto tempo contestare la multa?

Una multa stradale può essere contestata:

  • davanti al giudice di pace: entro 30 giorni dalla sua notifica;
  • davanti al prefetto: entro 60 giorni dalla sua notifica.

In entrambi i casi non c’è bisogno di un avvocato. Davanti al giudice di pace bisogna pagare l’importo delle tasse (il cosiddetto contributo unificato), mentre il ricorso al prefetto è gratuito. Il giudice però è un organo terzo e imparziale, mentre il prefetto è un “superiore gerarchico”, quindi tendenzialmente orientato a favore della stessa amministrazione e delle sue interpretazioni (che potrebbero essere diverse rispetto a quelle sposate dai giudici). Davanti al giudice di pace c’è la possibilità di un contraddittorio, ossia di presentare contestazioni alle difese dell’amministrazione; invece davanti al prefetto c’è solo il diritto di chiedere di essere sentiti di persona.

Entro quanto il prefetto deve rispondere?

Il prefetto ha l’obbligo di rispondere al ricorso entro termini prefissati dalla legge. In caso di mancata risposta il ricorso si considera accolto e la multa annullata. I termini variano a seconda di come l’automobilista decide di spedire il ricorso (la scelta è rimessa all’interessato e non comporta alcuna differenza in termini di procedura se non, appunto, per quanto attiene ai termini qui sotto indicati). In particolare:

  • il ricorso può essere inoltrato all’organo che ha elevato il verbale; sarà poi quest’ultimo a spedirlo al prefetto. In tal caso il prefetto deve consegnare all’ufficio postale l’ordinanza con cui dichiara di accogliere o meno il ricorso entro 180 giorni da quando la polizia ha ricevuto il ricorso;
  • il ricorso può essere inoltrato direttamente al prefetto: in tal caso quest’ultimo ha 210 giorni per decidere (il termine è più lungo perché il prefetto deve avere il tempo per chiedere all’autorità che ha elevato il verbale i propri chiarimenti, chiarimenti che, invece, nel primo caso, vengono spediti insieme allo stesso ricorso).

Entro quanto contestare l’ordinanza del prefetto

L’automobilista può impugnare l’ordinanza del prefetto entro i successivi 30 giorni dal ricevimento davanti al giudice di pace.

L’ordinanza del prefetto con l’ingiunzione di pagamento

Di norma, se il prefetto intende annullare la multa lo fa non rispondendo al ricorso poiché, come detto, il silenzio si considera accoglimento. Questo gli consente di risparmiare sui tempi.

Se invece il prefetto intende rigettare il ricorso, deve sempre notificare l’ordinanza; in essa ingiunge il pagamento della multa nella misura ordinaria che può raddoppiare rispetto a quella notificata col verbale a casa dell’automobilista. Ricordiamo infatti che il verbale impugnato consente di estinguere la multa con il pagamento «in misura ridotta» o, se nei 5 giorni successivi alla notifica, con l’ulteriore sconto del 30%.

Come contestare l’ordinanza del prefetto

L’automobilista può, nel ricorso al giudice di pace contro l’ordinanza di ingiunzione emessa dal prefetto, riproporre le stesse contestazioni già presentate in precedenza e che non sono state accolte.

Secondo una recente e interessante sentenza del giudice di pace di Milano [1], se il cittadino ha chiesto di essere sentito personalmente e il prefetto non ha fatto ricorso all’audizione personale, l’ordinanza è illegittima e il giudice di pace deve annullarla. Se infatti il ricorrente non viene convocato si ha una violazione di regola procedimentale, il cui rispetto è prescritto dalla legge [2] a garanzia del diritto di difesa nella fase amministrativa.

Contro questa interpretazione, però, si sono pronunciate già le Sezioni Unite della Cassazione [3], secondo cui i vizi di motivazione sulle difese presentate dall’interessato in sede amministrativa non comportano nullità.

note

[1] Gdp Milano, sent. n. 3753/2017.

[2] Art. 18 della L.689/81.

[3] Cass. S.U. sent. n. 1786/2010.


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