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Pagamento in ritardo alla banca e segnalazione in centrale rischi

3 ottobre 2017


Pagamento in ritardo alla banca e segnalazione in centrale rischi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2017



La segnalazione di una sofferenza da parte della banca alla centrale rischi della Banca d’Italia è illegittima se si tratta di un semplice ritardo.

Hai pagato con qualche giorno di ritardo la rata del mutuo e ora temi che ciò possa pregiudicare la tua “reputazione commerciale”: una messa in sofferenza e una segnalazione alla Centrale Rischi altererebbe sicuramente i tuoi rapporti con le altre banche, oltre a impedirti l’utilizzo di assegni e carte di credito. Ma davvero un semplice ritardo, anche se di diversi giorni, può implicare una iscrizione alla Cai (Centrale di allarme interbancaria)? Di tanto si è occupata una recente sentenza della Corte di Appello di Milano [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo tutte le relazioni e implicazioni che sussistono tra un pagamento in ritardo alla banca e la segnalazione in centrale rischi.

La messa in sofferenza di un cliente e la segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia è una valutazione finanziaria negativa che può mettere in ginocchio un imprenditore, un professionista e persino una famiglia. Si tratta quindi di un rimedio estremo che deve essere vagliato dalla banca solo in caso di conclamata insolvenza. Insolvenza che non è necessariamente collegata al fallimento, ma può essere anche anticipata a una situazione meno grave. Tuttavia, il semplice ritardo nel pagamento di una rata del mutuo o del leasing, o nell’azzerare il debito maturato sul conto corrente affidato non può implicare una iscrizione nella banca dati dei cattivi pagatori.

A questo punto vorrai sapere sulla base di quale norma il debitore di una banca può rivendicare il proprio diritto a non essere segnalato alla centrale rischi per un semplice ritardo. È sempre la sentenza in commento a ricordarlo: una circolare del 1991 emessa dalla Banca d’Italia [2] stabilisce che detta segnalazione implica una «valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito».

Questo significa che l’iscrizione alla Cai implica «una situazione del debitore non già di mero temporaneo e occasionale inadempimento, ma di vero e proprio stato di grave e non transitoria difficoltà economica del debitore, incapace di adempiere alle proprie obbligazioni». Come già stabilito dalla Cassazione [3] «ai fini di una corretta segnalazione a sofferenza non è, pertanto, sufficiente un mero ritardo nei pagamenti per giungere alla conclusione di sussistenza nel debitore di una situazione quale quella sopradescritta, bensì si richiede da parte dell’intermediario finanziario una valutazione “riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente”, che quindi “deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione di insolvenza». Tante parole; ma in termini pratici che significa? Vuol dire che, per la segnalazione alla Centrale rischi non è sufficiente che il debitore si sia solo dimenticato di pagare o non abbia potuto farlo per una transitoria difficoltà facilmente superabile; al contrario devono esserci fondati rischi che quest’ultimo si trovi davvero in crisi di liquidità ed è quindi verosimile che non paghi neanche le successive rate.

Se, dunque, nonostante non ci siano i presupposti, la banca segnala il proprio cliente alla Centrale Rischi, è tenuto a risarcirgli il danno patrimoniale (ossia tutte le perdite economiche subite e i mancati guadagni) e quello non patrimoniale (inteso come danno all’immagine per la perdita di reputazione commerciale). Infatti, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte «è pacifica la configurabilità del risarcimento per danno non patrimoniale, che deve essere identificato come qualsiasi conseguenza pregiudizievole della lesione – compatibile con l’assenza di fisicità del titolare – di diritti immateriali della personalità costituzionalmente protetti, ivi compreso quello all’immagine». Tale danno va comunque dimostrato, anche se la prova può consistere in semplici indizi [4].

note

[1] C. App. Milano, sent. n. 2748/17 del 20.06.2017.

[2] Banca d’Italia, circolare 139/1991.

[3] Cass. sent. n. 7958/2009.

[4] Cass. sent. n. 20643/16.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. La CAI è un segmento della Centrale Rischi (che viene comunemente chiamata C.R.) dove vengono segnalati NON i crediti che vengono classificati a sofferenza, bensì e in primo logo le revoche c.d. di sistema della facoltà di emettere assegni.

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