Diritto e Fisco | Editoriale

L’inno di Mameli a scuola è ora legge

9 novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2012



Per promuovere il nazionalismo e il senso di coesione nazionale, è stata approvata ieri dal Senato la legge che impone d’ora innanzi, in tutte le scuole italiane, l’insegnamento dell’Inno di Mameli.

È stata approvata ieri dal Senato la legge che impone d’ora innanzi, in tutte le scuole, l’obbligo di insegnamento dell’Inno di Mameli e istituisce la “Giornata dell’Unità della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, prevista per ogni 17 marzo.

Lo scopo della legge – per come è agevole comprendere – mira a promuovere i valori di cittadinanza e a consolidare l’identità nazionale, attraverso l’insegnamento del senso di appartenenza civica.

Il provvedimento prevede, inoltre, che, nell’anno scolastico 2012-2013, siano organizzati, nelle scuole di ogni ordine e grado, percorsi didattici e iniziative per informare sul significato del Risorgimento e sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale e all’approvazione della Costituzione.

Si tratterà anche di “forma”, ma evidentemente questa forma fa ancora bene a un’Italia ormai scollata dal proprio passato; un’Italia che, anzi, si arroga il lusso di criticare gli altri Paesi troppo “nazionalisti”. Del resto, se è vero che un’iniziativa del genere ha trovato l’espresso dissenso di un intero partito – la Lega – e che questo partito ha prima apertamente contestato la legge e poi si è astenuto dalla votazione – circostanza che in un altro Stato avrebbe generato scandalo e disgusto – è allora anche vero che una larga fetta di italiani (quelli rappresentati da questi uomini) non ama sentirsi chiamare “italiani”.

Ed è forse proprio questo la causa e non l’effetto: l’assenza di identità, di uno spirito sociale coeso e unitario, fa poi sì che ogni connazionale, alla fine della giornata, si preoccupi del proprio piatto e non della padella da cui i piatti vengono comunque riempiti.

È vero quello che scriveva Theodor Herzl: “Con una bandiera si può portare la gente dove si vuole”. E invece la nostra bandiera nazionale reca solo una grande scritta “Ho famiglia”.

 

 

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2 Commenti

  1. Gentile Avvocato,
    sebbene un certo spirito patriottico non guasti nel paese dei voltagabbana, ritengo questo provvedimento l’ennesima presa per i fondelli in quanto l’unità nazionale, se ho ben inteso tanto il testo del Suo scritto quanto le ragioni a monte che vengono in esso descritte, episodi di aperto dissenso già citati o la non applicazione de facto già del primo articolo della Costituzione Italiana, a mio avviso, rende completamente inutile qualsiasi attività di divulgazione ed approfondimento dei temi previsti.
    In tal caso, potrebbe un cittadino, seppur giovane e magari inconsapevole della storia che lo ha generato, astenersi da queste pratiche? Correrebbe dei rischi? Se si, quali?

    A me sembra un’ora di religione, chiamata in un altro modo e sono memore di ore di religione fatte a scuola dai tanto declamati “professori di un tempo” che non invitavano nè alla riflessione personale nè alla riflessione morale nè tantomeno a quella spirituale (per chi ci crede)-

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