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Lo sai che? Bollette all’indirizzo sbagliato: risarcimento possibile?

Lo sai che? Pubblicato il 21 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 ottobre 2017

Mi hanno staccato la corrente dicendomi che non avevo pagato 3 bollette. Tutti i gli avvisi di mora sono stati inviati a un indirizzo sbagliato. Posso chiedere il risarcimento?

Al fine di rispondere al quesito posto è bene ricordare la normativa vigente in materia di fornitura di energia elettrica e di gas. È stata data attuazione alle disposizioni comunitarie in materia di liberalizzazione dei mercati dell’energia [1]. Questo vuol dire che a partire dall’anno 2007 il cittadino è libero di scegliere, nello stipulare un contratto di fornitura di energia elettrica o di gas, tra il servizio di maggior tutela e il mercato libero. La differenza tra i due mercati riguarda innanzitutto le tariffe dei consumi che nel primo caso sono stabilite ogni tre mesi dall’Aeeg (Autorità per l’energia elettrica ed il gas), mentre nel secondo caso sono concordate dalle parti in base alle offerte proposte dalla società fornitrice del servizio a cui l’utente decide di aderire. La seconda differenza riguarda l’intervallo di tempo previsto per l’invio delle bollette: nel caso in cui l’utente si avvalga del mercato di tutela le bollette vengono inviate ogni quadrimestre o ogni trimestre a seconda del limite di metri cubi di consumo pattuito dalle parti; qualora il consumatore opti per il mercato libero, la periodicità di invio delle bollette dovrà essere indicata nel contratto di fornitura.

Nella mail che il lettore ha inviato non indica con quale cadenza le bollette dovevano essere inviate né la stessa risulta dalla proposta di adesione contrattuale allegata. Tuttavia, dall’intestazione del documento inviato si deduce con chiarezza che si tratta di un contratto rientrante nel mercato libero stante l’indicazione «proposta di adesione contrattuale per la somministrazione di gas naturale e/o energia elettrica – mercato libero». Inoltre, dalla presa visione delle condizioni generali di somministrazione di gas naturale e energia elettrica risultanti dal sito web della ditta concessionaria, si evince che le bollette vengono somministrate con periodicità quadrimestrale salvo che in altra pagina del contratto sia stato disposto diversamente. In base a questo ragionamento anche l’offerta a cui la moglie del lettore ha aderito prevedesse l’invio quadrimestrale delle bollette. Ulteriormente, dalla lettura della proposta contrattuale, emerge che l’indirizzo di fornitura del servizio di gas è diverso da quello di residenza: poiché nella mail il lettore non dice di aver trasferito la sua residenza (o meglio la residenza di sua moglie in quanto è lei la parte contrattuale) rispetto a quella risultante dalla proposta (indicata alla voce «Indirizzo sede legale») né risulta il recapito al quale la società doveva inviare le bollette, si deve ritenere che l’indirizzo al quale spedire le bollette è quello del luogo di residenza del nucleo familiare. In ultimo, un altro elemento importante che si rinviene dal contratto, e sul quale il lettore non ha fornito indicazioni, attiene alle modalità di pagamento: in altre parole la moglie ha autorizzato il pagamento delle bollette mediante addebito sul conto corrente aperto presso un istituto di credito in tal modo consentendo alla società di ottenere i pagamenti autonomamente.

Alla luce di questa necessaria premessa, si può ora rispondere al quesito e, cioè, se si può chiedere ed ottenere il rimborso delle spese addebitate dalla società per il distacco e il successivo riattacco della fornitura nonché l’indennizzo per i danni arrecati allo stato di salute del lettore. Quanto al primo quesito, cioè il diritto al rimborso, fermo restando la necessità di un chiarimento sul perché la società non ha prelevato le somme dovutele dal conto corrente indicato nella proposta, è ravvisabile una responsabilità colposa in capo alla ditta fornitrice. La società, infatti, era consapevole di inviare le bollette ad un indirizzo sbagliato ed avrebbe dovuto contattare la moglie, in quanto contraente contrattuale, al fine di ottenere spiegazioni. In tal senso, il lettore ha il diritto di ottenere sia il rimborso delle somme addebitate a titolo di interessi e di quelle sostenute per il riattacco del servizio. Quanto detto però vale solo nella misura in cui in altra pagina del contratto non sia stato indicato un diverso indirizzo a cui spedire le fatture o purché l’indirizzo fornito non sia stato successivamente abbandonato dal lettore e dalla sua famiglia senza comunicare la variazione alla ditta fornitrice. Al fine di ottenere il rimborso e l’indennizzo il lettore potrà inviare una lettera di costituzione in mora alla società erogatrice del servizio di gas. Quanto alla possibilità di chiedere una maggior somma di denaro per i danni arrecati alla salute dal comportamento della ditta fornitrice, è bene precisare che in tal caso si deve parlare di risarcimento e non di indennizzo. Affinché possa essere riconosciuto il diritto al risarcimento del danno sono necessari due presupposti: l’illiceità della condotta tenuta dalla società e la prova del danno subito. Per quanto riguarda l’illiceità della condotta, la richiesta del lettore può considerarsi legittima soltanto qualora la moglie abbia autorizzato la società a ricevere i pagamenti direttamente dall’istituto di credito e da un conto ovviamente non in rosso. In tal senso il comportamento della  moglie sarebbe sostenuto dalla buona fede poiché convinta di ottemperare correttamente agli obblighi economici. A ciò si aggiunge la particolare situazione di stress e di preoccupazione a cui la signora è stata sottoposta nell’anno di interesse a causa della malattia che ha colpito il coniuge e che ha richiesto la sua totale dedizione. Qualora, invece, la domiciliazione presso l’istituto di credito sia stata revocata e la moglie abbia assunto l’obbligo di pagare le bollette al momento del recapito, la condotta del contraente che per un intero anno non riceve bollette e non segnala l’anomalia alla società erogatrice del servizio presenta profili di colpa. In altre parole, il contraente che non segnala alla società il mancato invio delle bollette decide di esporsi al rischio di vedersi tagliato il servizio così integrando un’ipotesi di concorso di colpa. Per quanto attiene alla prova del danno, è necessario dimostrare che l’interruzione del servizio ha determinato un peggioramento nelle condizioni di salute o ha causato uno stato di forte stress psico-fisico. La prova deve essere fornita mediante certificazione medica che attesti in modo specifico il peggioramento di salute in conseguenza del periodo in cui è rimasto privo di gas. Qualora, dunque, il lettore possa dimostrare di essere esente da qualunque responsabilità colposa (secondo quanto già indicato con riferimento sia all’indirizzo sia alle modalità di pagamento) e possa provare il danno, potrà includere la richiesta risarcitoria nella lettera di costituzione in mora. Se la società dovesse restare inerte, potrà avviare un giudizio per ottenere le somme a lui dovute.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] D. l. n. 73 del 18.06.2007, convertito in l. n. 125 dello 03.08.2007.


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