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Infrazioni stradali: i nuovi criteri di condanna

8 ottobre 2017 | Autore:


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La Procura di Torino ha pubblicato una tabella con le pene proposte per coloro che, imputati di un reato stradale, si avvalgono del patteggiamento.

Da quando, nel 2016, è stato introdotto il nuovo reato di omicidio stradale [1], il tema dei sinistri su strada, soprattutto quando hanno ripercussioni penali, è divenuto uno dei più caldi nel mondo giuridico. A proposito dei reati stradali, la Procura della Repubblica di Torino ha reso pubblici, sul proprio sito internet, i criteri di condanna che adotterà per tutti coloro che, imputati di un reato stradale, decidono di avvalersi del patteggiamento. Vediamo allora quali sono i nuovi criteri di condanna per le infrazioni stradali.

Premessa: l’applicazione della pena su richiesta delle parti

«Le parole sono importanti», diceva un noto attore e regista italiano in una pellicola di qualche anno fa. Perfettamente d’accordo. Cominciamo allora col dire che il patteggiamento si chiama, in realtà, applicazione della pena su richiesta delle parti [2]. Il nome vero dell’istituto ben chiarisce la sua essenza: con il patteggiamento l’imputato (o meglio, il suo difensore) e la pubblica accusa (cioè il pubblico ministero) si accordano in merito alla pena finale da far scontare al primo. L’intesa tra le parti processuali, però, non è sufficiente: perché possa diventare efficace, l’accordo deve essere passato al vaglio dal giudice il quale, verificatane la conformità a legge, l’esattezza del calcolo, l’assenza di ragioni che possano condurre l’imputato ad un immediato proscioglimento (anche per prescrizione, ad esempio), lo rende definitivo consacrandolo nella sentenza. Pertanto, la sentenza di patteggiamento non fa altro che riprodurre, in punto di pena, il calcolo fatto da accusa e difesa.

I benefici del patteggiamento

L’applicazione della pena su richiesta delle parti presenta indubbiamente dei vantaggi. Innanzitutto, chi decide di patteggiare ottiene uno sconto di pena fino ad un terzo (per questo si parla di rito premiale). In secondo luogo, l’imputato ha la certezza di quello a cui andrà incontro (a differenza del giudizio abbreviato); in altre parole, davanti al giudice non ci saranno brutte sorprese (a meno che non decida di rigettare l’accordo), perché tutto è stato preventivato dalle parti. Il terzo vantaggio è puramente processuale: trattandosi di rito alternativo a quello ordinario dibattimentale (cioè a quello che si svolge a seguito di rinvio a giudizio e che prevede l’acquisizione di documenti, l’escussione di testi, l’arringa del difensore), l’appesantita macchina della giustizia italiana viene risparmiata da un procedimento che durerà anni. Ed infatti, il patteggiamento si conclude in un’unica udienza: quella che si svolgerà davanti al giudice che sarà chiamato a valutare l’accordo tra difensore e p.m. Un altro beneficio derivante dal patteggiamento è quello della non applicazione delle pene accessorie e delle misure di sicurezza (fatta eccezione per la confisca) nel caso in cui la pena patteggiata non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria [3].

I limiti del patteggiamento

Non sempre si può accedere al patteggiamento. Proprio perché consente di ottenere una diminuzione della pena, l’ordinamento ha pensato di restringere l’applicazione di questo rito solamente ai casi in cui, considerate tutte le circostanze attenuanti e aggravanti, nonché lo sconto di pena fino ad un terzo proprio della procedura, la pena non superi i cinque anni di reclusione o di arresto. La pena pecuniaria non viene computata nel calcolo. Il codice di procedura penale, però, elenca una serie di reati per i quali l’imputato può accedere al rito di cui ci occupiamo solamente se la pena finale non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria (cosiddetto patteggiamento ristretto): si tratta dei reati di violenza sessuale semplice o di gruppo; atti sessuali con minorenne; prostituzione e pornografia minorile; associazione per delinquere di stampo mafioso, ed altri per i quali si rimanda alla lettura del codice di procedura penale.

La tabella della Procura di Torino

La Procura della Repubblica di Torino ha da poco messo in rete i criteri che adotterà per gli imputati dei reati stradali più comuni che decidono di avvalersi del patteggiamento. Si tratta di una vera e propria tabella liberamente consultabile sul sito istituzionale della Procura; nel prospetto, da sinistra a destra, sono indicati:

  • Il tipo di reato (ad esempio: guida in stato di ebbrezza; guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti; rifiuto di sottoporsi all’alcoltest; omissione di soccorso ai feriti avendo provocato l’incidente; ecc.);
  • La pena in caso di decreto penale di condanna (trattasi di rito alternativo con il quale all’imputato, vista la lievità dell’infrazione, viene comminata soltanto una pena pecuniaria);
  • La pena prevista in caso di patteggiamento prima della citazione a giudizio (cioè, nel caso di patteggiamento richiesto durante la fase delle indagini preliminari);
  • La pena prevista in caso di patteggiamento dopo la citazione a giudizio.

I nuovi criteri di condanna per le infrazioni stradali: pro e contro

Lo scopo della tabella è quello di uniformare il trattamento sanzionatorio, evitando differenti pene a seconda del p.m. delegato in udienza. Ma è anche un modo per comunicare ai cittadini a cosa si andrà incontro nel caso di reati stradali e per incentivare il ricorso allo strumento del patteggiamento, soprattutto quando è richiesto prima ancora della citazione a giudizio, cioè durante le indagini preliminari: le pene previste in caso di patteggiamento prima della citazione a giudizio, infatti, sono sempre inferiori a quelle del patteggiamento dopo la citazione stessa. Ad esempio, nel caso della guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico inferiore a 1,5 grammi/litro, la Procura di Torino propone 10 giorni di arresto, 1.400 euro di ammenda e sei mesi di sospensione della patente, se il patteggiamento è chiesto prima della notifica della citazione; al contrario, se la richiesta è successiva alla notifica, la pena è di 20 giorni di arresto, 2.000 euro di ammenda e nove mesi di sospensione della patente. La griglia, poi, è molto accurata nello stabilire le pene a seconda che vengano o meno riconosciute le attenuanti e in base al tempo di commissione del fatto: se in orario diurno o notturno. Per quanto riguarda le circostanze attenuanti generiche, esse vengono concesse ogni volta che l’imputato (o indagato) sia incensurato oppure abbia precedenti penali trascurabili; vengono negate, invece, nel caso di precedenti condanne per gravi reati stradali.

L’iniziativa della Procura di Torino è senz’altro apprezzabile per i motivi anzidetti. Ci sono, però, alcune cose che non convincono del tutto. Innanzitutto, non sono previsti tutti i tipi di reati stradali, ma soltanto i meno gravi (e, pertanto, i più diffusi). V’è il rischio, poi, di un eccessivo appiattimento sanzionatorio: per ogni caso, infatti, occorrerebbe una valutazione quanto più specifica possibile. La Procura di Torino, inoltre, tace sulla sospensione condizionale della pena, fondamentale nella strategia difensiva di ogni avvocato.

note

[1] Art. 589-bis cod. pen., introdotto dalla legge n. 41/2016 del 23.03.2016.

[2] Art. 444 cod. proc. pen.

[3] Art. 445 cod. proc. pen.

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