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Puzza del ristorante: che fare?

4 ottobre 2017


Puzza del ristorante: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2017



Quando gli odori di cibo e di spazzatura sono eccessivi si può querelare il titolare del locale.

Sotto il tuo appartamento c’è un ristorante sempre pieno di clienti. Una fortuna per il gestore, una sfortuna per te che, molto probabilmente, sarai molestato dagli odori provenienti dalla cucina: fritto, arrosto, sughi, pesce, polpette, cipolla, aglio, avanzi, stoviglie sporche e sacchetti della spazzatura sempre ricolmi che, peraltro, attirano i gatti del circondario. Può diventare invivibile un appartamento in cui si è costretti a tenere le finestre sempre chiuse. Ti starai quindi chiedendo come comportarti se il ristorante non possiede impianti di areazione che “risucchiano” gli odori e li liberano lontano dalle altre abitazioni. In altre parole, che fare contro la puzza del ristorante? Di tanto si sono occupate numerose sentenze ed anche la Cassazione ha detto che le «molestie olfattive» possono costituire reato se diventano intollerabili. Questo significa che se il titolare dell’esercizio commerciale non fa in modo di evitare i cattivi odori può essere querelato. E se poi non ti accontenti e vuoi anche il risarcimento puoi anche proseguire l’azione in via civile e chiedere il ristoro per i danni subiti. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente ordinanza [1]. Ma procediamo con ordine.

Qual è il reato di chi fa puzza?

Il codice penale [2] stabilisce che chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206. Questo reato – che rientra tra le contravvenzioni – è chiamato «getto pericoloso di cose» ed è la norma che serve per punire chi fa puzza, anche se si tratta di cibo genuino e fresco di giornata. Il suo scopo è quello di salvaguardare l’incolumità pubblica.

Quando scatta il reato di getto pericoloso di cose?

Perché possa scattare il reato è necessario che la condotta sia ripetuta nel tempo. Per dimostrare ciò, il proprietario molestato dovrà quantomeno diffidare il gestore del locale con un po’ di anticipo rispetto a quando decide di agire.

La giurisprudenza ritiene che il reato scatti al di là dell’effettivo danno arrecato, ma per il semplice pericolo che la condotta costituisce (il danno può servire invece se si vuol ottenere anche il risarcimento). Non c’è alcun pericolo in caso di «sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia», condotte queste che – secondo la Cassazione [3] – non integrano il reato in commento per impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone. Al contrario, è reato l’innaffiamento dei fiori che fa cadere, dal balcone in cui i vasi si trovano, acqua mista a terra nell’appartamento sottostante imbrattandone il davanzale, i vetri ed altre suppellettili [4].

Quando scatta il reato per la puzza del ristorante?

Nonostante la condotta tipica del reato in questione consista nel lancio di cose (vi rientrerebbero anche le uova sode o la verdura a un comiziante), l’illecito penale scatta anche in caso di «molestie olfattive», con l’immissione nell’atmosfera di cattivi odori. Secondo quanto detto l’altro giorno dalla Suprema Corte, si ha «getto pericoloso di cose» anche in presenza di puzza o altri odori molesti provenienti dal ristorante. Non rileva il fatto che l’impianto di areazione del locale sia munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera e sia rispettoso dei relativi limiti visto che non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori.

Oltre quale soglia la puzza diventa reato?

Ma quando si può dire che la “puzza” diventa reato? Bisogna richiamarsi a quanto previsto dal codice civile [5] secondo cui sono illecite tutte quelle immissioni di odori che superano la «normale tollerabilità»: tanto per capirci, quando si è costretti a tenere chiuse le finestre per non far entrare gli odori molesti in casa. Il reato consiste nella semplice molestia, che prescinde dal superamento di eventuali valori soglia previsti dalla legge, essendo sufficiente quello del limite della stretta tollerabilità.

Come dimostrare che la puzza è intollerabile?

Non basta però dire che una puzza è intollerabile; bisogna anche dimostrarlo. Secondo la Cassazione, se non ci sono strumenti adeguati per misurare l’intensità degli odori, il giudice può basarsi sulle dichiarazioni di testimoni, specie se a diretta conoscenza dei fatti. Tali dichiarazioni non devono però trascendere in valutazioni meramente soggettive o in giudizi di natura tecnica, ma devono limitarsi a riferire quanto oggettivamente percepito dagli stessi dichiaranti.

note

[1] Cass. ord. n.  44257/17 del 26.09.2017.

[2] Art. 674 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 27625/2012.

[4] Cass. sent. n. 15956/2014.

[5] Art. 844 cod. civ.

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