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Perché le banche non concedono mutui

4 ottobre 2017


Perché le banche non concedono mutui

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2017



Le condizioni economiche del mutuatario non sono il solo ostacolo alla concessione di un finanziamento. Ecco come la banca sceglie i propri clienti.

Siamo abituati a credere che le regole dell’alta finanza siano incomprensibili; così spesso ci accontentiamo del risvolto pratico, quello che tocca il cittadino. Ma non è sempre così. A volte i meccanismi dell’economia sono così semplici da poter essere spiegati in poche parole. Ad esempio, quando ci si chiede perché le banche non concedono mutui, la risposta viene sempre individuata nel cliente: perché non offre sufficienti garanzie e non ha un reddito adeguato o tale da rendere minimo il rischio di insolvenza. Certo, le condizioni economiche del mutuatario restano un elemento di discrimine per la banca e fanno la differenza tra chi riesce a ottenere il finanziamento e chi, invece, no. Ma anche le stesse condizioni dell’istituto di credito pesano in questa valutazione e possono giustificare un maggiore o minore credit crunch (ossia le restrizioni del credito). In altri termini, per poter prestare soldi, la banca deve averli. E chi glieli dà? Se non lo Stato (come negli ultimi recenti e casi delle banche a rischio default), gli stessi cittadini. Come? Con depositi e interessi. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire dunque perché le banche non concedono mutui.

Prima ancora delle condizioni economiche del cliente pesano quelle della banca

Le banche devono rispettare dei parametri: tanto denaro nei depositi hanno, tanti prestiti possono fare. Come dire: tanto entra, tanto può uscire. In realtà questa proporzione non è paritaria e la banca può prestare più soldi di quanti ne ha nei forzieri, ma questa frazione non può mai superare una certa soglia. Ne andrebbe della stabilità dello stesso istituto di credito e, quindi, dei risparmi dei cittadini. A vigilare sul rispetto dei parametri è stata, a lungo, la Banca d’Italia. Oggi c’è invece la Banca Europea. Nel passaggio tra il primo e il secondo sistema si è avuta un’eccessiva espansione dei prestiti. Le banche hanno concesso prestiti anche a chi aveva redditi bassi, senza calcolare che, di lì a poco, sarebbe arrivata la crisi economica: le aziende stavano per chiudere e i dipendenti licenziati. Senza stipendi, i mutui concessi con mano larga non potevano più essere restituiti. Molti istituti finanziatori sono andati in crisi. Così l’Europa ha stretto le briglie. Ora le direttive sono molto rigide: la banca con pochi depositi non può più sbilanciarsi, una proporzione che ogni direzione deve controllare se non vuole subire sanzioni. Ecco dunque perché le banche non fanno più prestiti o li hanno fortemente ridotti: perché stanno per superare i parametri imposti dalla Banca Centrale Europea. Nelle maglie di questa rete filtrano solo i clienti con maggiori disponibilità economiche, quelli che non rappresentano un rischio. Da qui il famoso detto secondo cui «le banche prestano il denaro solo a chi ce l’ha già».

Come intuibile, questa situazione varia da banca a banca, da quanti clienti ha e da quanti di questi non hanno restituito i propri debiti. Quindi, è anche necessario munirsi di un po’ di pazienza e, nel momento in cui si è ottenuto un “no” al finanziamento, non è detto che ciò valga per tutti gli altri istituti di credito. Chi cerca trova.

A ciò si aggiunga che le banche, benché nate per la raccolta e l’erogazione del credito, loro funzione primaria, hanno poco alla volta abbandonato questa funzione, ritenuta non tanto redditizia, per spostarsi su altri settori economici più lucrativi, ad esempio quelli della vendita di prodotti finanziari, titoli e sperequazioni borsistiche.

Credit crunch: e se la banca sapesse di te molto più di quanto tu non sospetti?

Quello che abbiamo detto non toglie però il fatto che il primo filtro nella concessione dei mutui sia costituito proprio dalle condizioni economiche del cliente e dalle garanzie da questi offerte. Le garanzie però – ad esempio l’ipoteca o la fideiussione – non possono coprire una situazione di potenziale insolvenza del mutuatario. Come dire che se anche c’è un papà che garantisce con il proprio stipendio, il figlio disoccupato difficilmente otterrà un prestito. Ed anche l’ipoteca sulla casa ha un peso relativo: per farla valere bisogna agire in tribunale e sostenere costi legali. Costi che certo la banca non può più permettersi. Non bisogna peraltro dimenticare che gli immobili provenienti da donazioni vengono spesso esclusi dalla concessione di un mutuo, poiché tali beni potrebbero essere soggetti ad azioni di revoca da parte di eventuali eredi che dovessero ritenersi defraudati dai loro diritti.

C’è poi un ultimo meccanismo che spiega perché, anche senza apparenti ragioni, la banca nega un finanziamento. Sono le società di due intelligence. Le banche si valgono di soggetti privati che forniscono loro la storia del potenziale cliente. Il casellario giudiziario o la dichiarazione dei redditi oggi non hanno più alcun valore, sono documenti superati dalle tecniche investigative che, anche grazie a internet, riescono a raccogliere una infinità di dati su ciascun cittadino. Una di queste società si chiama Sgr Consulting, che ha sede a Lugano; la più nota però è World Check. Per maggiori dettagli leggi Sai perché la banca non ti ha accordato il finanziamento? Ad esempio, se chi richiede un mutuo ha subito un’indagine per truffa e magari ne è uscito perché il reato si è prescritto, nonostante la sua fedina penale sia intonsa queste notizie non sfuggono alla banca. Ecco spiegate le ragioni del perché il funzionario di banca, con il capo chino e senza molte spiegazioni, dice «Ci spiace, non possiamo erogarle il finanziamento». Ecco perché nel credit crunch finiscono imprigionati molti soggetti solvibili e, se anche è vero che quando la banca rifiuta il finanziamento deve fornire precise motivazioni, a quel punto, ormai, poco ti interessa.

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Autore immagine: 123rf com


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