Diritto e Fisco | Articoli

Multa in Italia, ma io vivo all’estero: che fare?

21 ottobre 2017


Multa in Italia, ma io vivo all’estero: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2017



Ho ricevuto una cartella Equitalia per una multa fatta in Italia. Vivo all’estero e non l’ho mai ricevuta. Che devo fare? Ricorso? 

Innanzitutto, occorre partire dal fatto che nella cartella viene detto che il verbale di accertamento è stato notificato al lettore il 05/10/2011. Per capire se effettivamente il verbale (atto presupposto) gli è stato notificato il 05/10/2011 e con quali modalità, il consiglio pratico è di rivolgersi all’Ente creditore per chiedere che lui possa vedere la relata di notificazione del verbale di accertamento. Dalla relata di notificazione del verbale, il lettore potrà comprendere se l’atto presupposto (cioè il verbale di accertamento) sia stato effettivamente notificato al suo indirizzo il 05.10.2011 e chi l’abbia ritirato (nel caso in cui il lettore fosse stato temporaneamente assente). Si deve tenere presente, infatti, che è perfettamente regolare notificare un atto alla residenza che risulta all’anagrafe anche nel caso in cui una persona si allontani temporaneamente dalla sua residenza ed anche per viaggi all’estero. Se, perciò, il 05/10/2011 il lettore era all’estero, ma la sua residenza anagrafica era comunque rimasta in Italia, è possibile che:

1) o il verbale di accertamento sia stato o consegnato ad un suo familiare che conviveva all’epoca con lui nella stessa sua residenza, oppure ad un vicino di casa o al portiere,

2) oppure è possibile che la raccomandata contenente il verbale, non ritirata da nessuno, sia rimasta in giacenza presso l’ufficio postale e che, poi, nessuno sia andato a ritirarla.

In tutti e due i casi indicati, la notificazione del verbale è regolare anche se il lettore non l’ha ritirata personalmente e non avrebbe alcuna possibilità di vincere un eventuale ricorso in opposizione al giudice di pace. Il lettore, invece, potrebbe vincere un ricorso al giudice di pace contro la cartella, se il verbale non fosse stato mai spedito al suo indirizzo, oppure se la notifica fosse stata irregolare (ad esempio, perché non risultasse spedita anche una seconda raccomandata al suo indirizzo che è obbligatoria per legge se la raccomandata contenente il verbale è consegnata ad un familiare o a un vicino di casa oppure se la raccomandata che contiene il verbale è giacente presso l’ufficio postale). Per verificare, quindi, se e in che modo è stata effettuata la notificazione del verbale e per capire se è utile o meno presentare un ricorso contro la cartella, è necessario che il lettore chieda all’ente creditore la copia della relata di notificazione della raccomandata che conteneva il verbale. Si tenga presente, però, che il termine per presentare un ricorso al giudice di pace (contro la cartella di pagamento) è di trenta giorni che cominciano a decorrere dal giorno in cui il lettore ha ricevuto la cartella e che questo termine di trenta giorni non si interrompe se lui fa una richiesta all’Ente creditore per poter visionare la relata di notificazione del verbale di accertamento. Siccome l’autoveicolo è di proprietà della madre del lettore, è assai probabile che l’Ente creditore sia venuto a sapere che era lui alla guida nel momento dell’infrazione perché qualcuno ha comunicato i suoi dati (comunicazione necessaria per procedere alla decurtazione dei punti sulla patente). E se fu fatta questa comunicazione ci sarà anche, forse, una sua firma sul modello di comunicazione. Alcune avvertenze finali:

  • in base ai dati indicati in cartella non è possibile sapere quale sia il giudice di pace competente a decidere un eventuale ricorso: difatti il giudice di pace competente è quello del luogo in cui fu commessa la violazione, ma il luogo dove fu commessa l’infrazione non viene indicato nella cartella;
  • il ricorso, se il lettore decidesse di presentarlo, andrà depositato nella cancelleria del giudice di pace competente entro e non oltre trenta giorni a partire dalla data in cui gli è stata consegnata la cartella;
  • nel giudizio contro la cartella, il lettore può difendersi senza l’assistenza di avvocato ed il ricorso dovrà essere depositato insieme ad un contributo unificato di 43 euro acquistabile anche nelle tabaccherie autorizzate; al ricorso dovrà allegare l’originale della cartella di pagamento.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI