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Come testimoniare in tribunale

4 ottobre 2017


Come testimoniare in tribunale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2017



Cosa deve fare una persona che è stata chiamata a deporre come testimone in tribunale: la falsa testimonianza, l’astensione, l’assenza, le dichiarazioni.

Hai ricevuto una raccomandata da parte di un avvocato che non conosci, in cui ti si dice che dovrai testimoniare in una causa. Vengono indicati i nomi dei soggetti che si stanno facendo guerra davanti al giudice, il tribunale, il numero del procedimento (il cosiddetto «registro generale»), il giorno e l’orario dell’udienza alla quale dovrai presentarti. Ma la lettera non dice né su cosa verrai interrogato, né qual è l’oggetto della causa. Ecco perché sei un po’ in ansia: hai timore di dire qualcosa di troppo, o qualcosa in meno rispetto a ciò che il magistrato o le parti si aspettano di sentirti dire. Pensi alle possibili ripercussioni che potresti subire nel caso di un vuoto di memoria: quali rischi se si dice qualcosa di diverso rispetto alla verità e quali se si dice di «non ricordare» e si fa scena muta?

Non esiste una guida su come testimoniare in tribunale, ma possiamo darti alcuni semplici consigli da seguire. Se leggerai questa guida potrai, innanzitutto, tranquillizzarti: nulla potrà accaderti, infatti, per una semplice testimonianza resa in buona fede e nessuna delle due parti potrà querelarti per falsa testimonianza. Dall’altro lato cercheremo di spiegarti quali sono i tuoi diritti di testimone, cosa fare se per il giorno dell’udienza sei impossibilitato a recarti in tribunale, come chiedere un rimborso spese per il viaggio, cosa dire al datore di lavoro per l’assenza. Ma procediamo con ordine e vediamo come testimoniare in tribunale.

 

È possibile sapere in anticipo le domande?

Anche se è uso di molti avvocati avvertire in anticipo il testimone del fatto che verranno chiamati a deporre davanti al giudice e leggere loro le domande che verranno poste in udienza (domande, del resto, formulate dallo stesso avvocato) in modo da orientarli, è un comportamento deontologicamente scorretto quello del legale che esercita forzature o suggestioni finalizzate a conseguire deposizioni compiacenti. Ciò che è vietato non è il semplice colloquio tra il legale e il testimone (che ben potrebbe essere ricevuto presso lo studio dell’avvocato per dei chiarimenti), ma quello rivolto a ottenere una testimonianza favorevole alla tesi del proprio cliente. Di tanto abbiamo parlato già in Se l’avvocato contatta i testimoni e li ascolta personalmente.

Questo significa che il testimone, che ha ricevuto la raccomandata dell’avvocato, può chiedere a quest’ultimo chiarimenti in merito all’oggetto della causa e delle deposizioni che lo riguardano. Tanto anche al fine di avvertirlo nel caso in cui non ricordi nulla o sia all’oscuro dei fatti; è del resto facoltà dell’avvocato rinunciare a un testimone già citato.

Che succede se il testimone non ricorda?

Il testimone può ben non ricordare i fatti di causa. Può quindi fare scena muta e rispondere, ad ogni domanda: «Non ricordo» oppure «Non sono a conoscenza di questi fatti». Ciò ovviamente a condizione che non si tratti di bugie. Qualora, infatti, dovesse risultare il contrario, la reticenza viene considerata falsa testimonianza.

Leggi anche Come funziona la testimonianza in processo

Quando scatta la falsa testimonianza?

La falsa testimonianza scatta in tre ipotesi:

  • quando si afferma il falso in malafede;
  • quando si nega il vero in malafede;
  • quando si dice di non ricordare un fatto che, invece, si conosce bene (reticenza).

Come evidente, tutti e tre i casi sono caratterizzati dalla malafede. Non può essere pertanto punito il testimone che dichiari in buona fede di ricordare una circostanza mentre, invece, i fatti si sono svolti diversamente. Prudenza però vuole, proprio per evitare l’incriminazione per falsa testimonianza, che laddove non si sia fermamente convinti di ciò che si dice si adoperino formule dubitative come ad esempio «Ricordo che – anche se non ne sono completamente certo…» oppure «È passato molto tempo e qualche dettaglio potrebbe sfuggirmi; ad oggi però ricordo solo che…» oppure «Non credo, al momento, di ricordare questa vicenda, anche se potrei sbagliarmi».

Ricordiamo che per la falsa testimonianza la pena è la reclusione da due a sei anni. Poiché è un reato perseguibile d’ufficio, non è necessario che una delle due parti sporga denuncia, già potendo il giudice rinviare gli atti (il verbale d’udienza) alla Procura della Repubblica perché proceda contro il falso testimone.

Niente valutazioni personali o fatti riportati

Il testimone deve dichiarare solo ciò che ha visto con i propri occhi, astenendosi dal fare valutazioni personali (come ad esempio: «L’auto di Tizio aveva superato i limiti di velocità», oppure «Il datore di lavoro si è comportato in modo illegittimo con il mio collega perché….»). Si parla di «testimone oculare» proprio per questo: è legittimo dire: «Ho visto il sig. Tizio molto preoccupato dal volto», ma non è corretto dire «Tizio stava male e soffriva di ansia».

Il testimone deve riferire solo i fatti che conosce personalmente e non quelli che gli sono stati riferiti da altri. Ad esempio, alla domanda: «Sa se Tizio non è andato al lavoro quel giorno?», il teste non potrebbe rispondere «No, non c’è andato perché così mi ha detto il capo del personale», ma dovrebbe rispondere piuttosto «No, non c’è andato perché, essendo mio compagno di scrivania, quel giorno non l’ho visto e, presumibilmente, quindi, non era in ufficio».

In entrambi i casi, la testimonianza che contenga valutazioni personali o fatti conosciuti da terzi non implica ripercussioni sul testimone, ma fa sì che le dichiarazioni non possano essere prese in considerazione dal giudice.

Fatti riservati

Il testimone non deve temere accuse di violazioni della privacy nel rivelare, su richiesta del giudice, fatti personali altrui. Secondo infatti la Cassazione, rivelare segreti e fatti personali in testimonianza non è reato.

Il testimone può dire di non ricordare?

Come detto, il testimone non è tenuto a ricordare i fatti di causa e non è quindi obbligato a fornire necessariamente delle dichiarazioni. Egli potrebbe non ricordare, anche se ha assistito personalmente alla scena in contestazione.

Il testimone che non si presenta cosa rischia?

Il testimone che non si presenta in udienza per un giustificato motivo non rischia nulla. È però opportuno comunicarlo in anticipo all’avvocato o alla segreteria del tribunale. Bisognerà eventualmente inviare certificati medici o un ordine di servizio del datore di lavoro. In tal caso il giudice rinvierà l’udienza ad altra data per escutere il testimone. Se però manca la giusta causa, il giudice potrebbe applicare delle sanzioni pecuniarie (da 10 a 100 euro) al testimone e imporre l’accompagnamento coattivo dei carabinieri. A tale soluzione però, nella prassi, si ricorre solo in casi eccezionali e solo a seguito di diversi rinvii di udienza. Tali provvedimenti possono però essere pronunciati contro il testimone non comparso solo dopo che sia decorsa un’ora da quella indicatagli per comparire in udienza. Dunque, al teste vengono concessi, indicativamente, 60 minuti di ritardo entro i quali non scatta alcuna sanzione.

Ci si può rifiutare di testimoniare?

La testimonianza è un obbligo giuridico. Per cui il dipendente che si assenta dal lavoro – dandone prima notizia al datore – è giustificato. Potrà, tutt’al più, chiedere un certificato alla cancelleria del tribunale per ottenere la retribuzione della giornata lavorativa persa.

note

Autore immagine: 123rf com

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