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Auto storiche ed esenzione dal bollo: quali documenti?

4 ottobre 2017


Auto storiche ed esenzione dal bollo: quali documenti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2017



Per non pagare il bollo sulle auto storiche è necessario un apposito certificato dell’Asi (Automobilclub Storico Italiano).

Le auto storiche non pagano il bollo auto. In realtà non lo pagano neanche le auto d’epoca, ma con una sostanziale differenza: le prime possono ancora circolare e, per l’esenzione, è necessario che il proprietario abbia in mano una certificazione dell’Asi (Automobilclub Storico Italiano); tale attestato conferma l’originalità di tutte le componenti del mezzo; al contrario le auto d’epoca sono cancellate dal Pra e non possono pertanto circolare.

Se il proprietario dell’auto storica non paga il bollo senza tuttavia essersi procurato la certificazione Asi, la Regione deve prima inviargli un avviso di accertamento con cui gli contesta tale inadempimento; solo dopo può notificargli la cartella di pagamento. È quanto stabilito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo quali documenti occorrono per l’esenzione dal bollo delle auto storiche.

Che differenza c’è tra auto storiche e auto d’epoca?

Anche se i due termini vengono spesso usati per indicare lo stesso concetto, c’è una grossa differenza tra auto storiche ed auto d’epoca. Detto in termini molto semplici, le auto storiche sono quelle rientranti solo in specifici modelli e, grazie a una certificazione dell’Asi, possono ancora circolare per strada. Le auto d’epoca invece non hanno i requisiti per la circolazione. In particolare ecco le differenze tra le due categorie.

Auto d’epoca e moto d’epoca

Rientrano in questa categoria le auto e le moto che:

  • sono iscritti in apposito elenco presso il Centro storico del Dipartimento per i trasporti terrestri;
  • sono cancellati dal Pra perché conservati in musei o locali pubblici e privati (come ad esempio un garage), ai fini della salvaguardia delle originarie caratteristiche tecniche specifiche della casa costruttrice;
  • sono prive dei requisiti di sicurezza ed equipaggiamento per circolare. Eccezionalmente la circolazione può essere ammessa se il proprietario ottiene il rilascio di una specifica autorizzazione dell’ufficio territoriale del Centro storico del Dipartimento per i trasporti terrestri; anche in questo caso, però, la “messa in strada” può avvenire solo in occasione di manifestazioni o raduni autorizzati, limitatamente all’ambito della località e degli itinerari di svolgimento delle manifestazioni o raduni, con foglio di via e targa provvisoria.

 Auto storiche e moto storiche

Le auto e le moto di interesse storico e collezionistico sono invece tutti quei veicoli iscritti in uno dei registri Asi: Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo (solo autoveicoli), Storico F.M.I. (solo motoveicoli). L’Asi deve rilasciare una certificazione della data di costruzione e delle caratteristiche tecniche; deve in pratica attestare l’originalità del motore, della carrozzeria e lo stato di conservazione degli interni. Tali veicoli rimangono iscritti al Pra e sono ammessi alla circolazione purché in possesso di sistemi, dispositivi, componenti efficienti e conformi alle prescrizioni in materia.

Esenzione dal bollo per auto storiche e d’epoca

Quando auto e moto d’epoca non pagano il bollo auto

Auto e moto d’epoca non pagano il bollo auto dopo 30 anni dalla loro immatricolazione. L’esenzione dal pagamento dell’imposta scatta in automatico.

Come ottenere l’esenzione del bollo auto

Per ottenere l’esenzione dal pagamento bollo auto, è necessario, oltre al decorso dei 30 anni dalla immatricolazione anche la certificazione Asi (non basta un’autocertificazione). Senza la suddetta attestazione, il proprietario del veicolo deve versare l’imposta. Se non lo fa, la Regione deve prima inviargli un avviso di accertamento e, solo successivamente, la cartella esattoriale.

note

[1] Cass. ord. n. 22505/17 del 27.09.2017.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 28 giugno – 27 settembre 2017, n. 22505
Presidente Campanile –Relatore Stalla

Ritenuto

che la Regione Emilia Romagna propone ricorso per cassazione, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, con la quale è stato respinto l’appello proposto dall’ente regionale avverso la sentenza della CTP di Bologna, che aveva accolto il ricorso di F.G., avverso la cartella di pagamento emessa per tassa automobilistica, relativa all’anno 2005, che il contribuente aveva contestato di dovere in riferimento ad autoveicolo immatricolato da oltre vent’anni, siccome ritenuto “veicolo di particolare interesse storico e collezionistico” ai sensi della L. n. 342 del 2000, art. 63;
che la sentenza della CTR, oggetto del ricorso per cassazione, è motivata nel senso che, ai fini dell’attestazione del possesso dei requisiti di storicità in capo al veicolo per il quale si pretende l’esenzione dalla tassa, necessita una “determinazione” dell’ASI (Automobilclub Storico Italiano), ente delegato all’adempimento di tale compito dal D.P.R. n. 445 del 2000, art. 47 da intendere come espressione di un’attività di natura discrezionale, sia pure tecnica, volta a valorizzare gli elementi idonei ad individuare una categoria di veicoli come meritoria di esenzione, e non già di un’attività di natura certificatoria, cioè una sorta di “patente di storicità” rilasciata al singolo veicolo, nel caso di specie, l’Alfa Romeo Giulietta Turbodelta del F., “determinazione” che può essere aggiornata annualmente dall’ASI solo se appunto riferita a tutti i veicoli di quella determinata marca, di quel modello, di quell’anno di costruzione, di quelle caratteristiche tecniche necessarie per ritenere il “veicolo di particolare interesse storico e collezionistico”, mentre l’autocertificazione all’uopo prodotta dal contribuente, non iscritto all’ASI, rappresenta un documento “per così dire necessitato”, e non già sostitutivo della “determinazione” dell’associazione, ma semmai sostitutivo “di un provvedimento che l’ASI ha omesso di adottare nelle forme di legge”;
che l’intimato contribuente non ha svolto attività difensiva.

Considerato

che con il motivo di impugnazione la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma primo, n. 3, violazione e falsa applicazione della L. n. 342 del 2000, art. 63 giacchè la CTR non ha considerato che la richiamata disposizione impone che i veicoli di interesse storico e collezionistico siano individuati singolarmente, giammai per categorie, essendo evidente che l’integrità ed originalità di un dato veicolo non possa essere apprezzata per elenchi generici, diversamente opinando resterebbe irrimediabilmente travolto il prevalente interesse pubblico alla riscossione erariale paritaria, in quanto qualsiasi veicolo ultraventennale, ancorchè degradato e/o radicalmente modificato, potrebbe beneficiare dell’esenzione fiscale chiaramente preordinata a favorire la conservazione di beni di rilevanza storica, cosicchè la valutazione sull’originalità del motore, della carrozzeria, e lo stato di conservazione degli interni, non possono essere rimesse all’arbitrio del singolo proprietario del bene;
che a questione posta dalla ricorrente va risolta nel senso indicato da questa Corte, con la sentenza n. 3837/2013, secondo cui “L’esenzione dalla tassa di possesso automobilistica prevista dalla L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 63, comma 2, in favore dei veicoli ritenuti di particolare interesse storico e collezionistico, dipende dall’accertamento costitutivo dell’ASI, delegata all’adempimento di tale compito dal D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 47 che non ha effetto “ad rem”, è limitato ad un elenco analitico di modelli e marche, ed ha portata generale e astratta, riferita, cioè, a categorie complessive di veicoli (nella specie, immatricolati da oltre vent’anni con determinate caratteristiche tecniche). Ne consegue che la contestazione circa l’insussistenza dei requisiti legittimanti l’esenzione deve essere oggetto di un apposito avviso di accertamento e non può, invece, costituire il presupposto implicito di una procedura di riscossione, sul mero presupposto del non avvenuto adempimento dell’imposta integrale”; che la sopra riferita interpretazione – alla quale il Collegio intende dare continuità – ha trovato conferma nella successiva sentenza n. 319/2014, secondo cui l’esenzione dalla tassa in oggetto “dipende dall’accertamento costitutivo dell’ASI, delegata all’adempimento di tale compito dal D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 47 che non ha effetto “ad rem”, è limitato ad un elenco analitico di modelli e marche, ed ha portata generale e astratta, riferita, cioè, a categorie complessive di veicoli”;
che, invero, il Giudice di appello ha dato atto che nella specie non è negata l’appartenenza del veicolo del contribuente alla categoria individuata in via generale ed astratta dall’ASI e la corrispondenza delle caratteristiche del veicolo a quelle proprie di tale categoria, ma piuttosto è negata la spettanza dell’esenzione a causa della mancata produzione di uno specifico attestato “individuale”, che dia conto del possesso in concreto dei requisiti per il riconoscimento della natura di veicolo di interesse storico e collezionistico, quali l’originalità del motore e della carrozzeria, nonchè lo stato di conservazione degli interni, elementi che giustificano, nella ratio legis della esaminata disciplina, l’esenzione dalla tassa, ed ha giustamente concluso che non è corretto porre la questione della idoneità dell’autocertificazione all’uopo prodotta dal contribuente a supportare la propria pretesa, poichè l’esenzione non dipende da una specifica attestazione dell’ASI, qui pacificamente mancante, ma dal fatto che un determinato veicolo rientra in una delle categorie individuate negli elenchi annualmente aggiornati dall’ASI medesimo, nei termini innanzi ricordati, costituendo eventualmente tale punto – se ed in quanto contestato – oggetto di prova;
che, com’è pacifico, l’ASI ha espressamente previsto con le proprie delibere che, oltre al requisito della immatricolazione ultraventennale, gli autoveicoli beneficianti dell’esenzione siano soltanto quelli che presentano le caratteristiche minime indicate dal regolamento tecnico, con peculiare riferimento, appunto, all’autenticità ed originalità del veicolo nelle parti essenziali che lo compongono, di tal che i requisiti minimi necessari ai fini dell’esenzione, che possono essere oggetto di specifico accertamento, previo espletamento dell’apposita procedura di verifica, risultano puntualmente identificati sia pure in via generale (L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 63); che, tuttavia, un siffatto accertamento necessita “dell’esplicita contestazione dell’insussistenza dei presupposti identificati nelle delibere ASI e condizionanti l’esenzione dal pagamento della tassa di possesso, la qual cosa non può che essere oggetto di un apposito avviso e non può costituire il presupposto implicito di una procedura di riscossione, come risulta essersi verificato nella specie di causa, sotto forma di emissione della cartella esattoriale giustificata esclusivamente in ragione del non avvenuto adempimento dell’imposta” (Cass. n. 3837/2013 citata);
che ciò è tanto più vero ove si consideri che, nella esaminata fattispecie, il F., proprietario di una autovettura ultraventennale, modello Alfa Romeo Giulietta Turbodelta, aveva univocamente manifestato l’intenzione di avvalersi dell’esenzione dal pagamento del tributo mediante il versamento sostitutivo della tassa di circolazione forfetaria annua (cfr. pag. 4 ricorso per cassazione), “ciò che è sufficiente a renderlo estraneo alla categoria del semplice “inadempiente””;
che la pronuncia della CTR si è attenuta ai suddetti principi, e non merita di essere cassata, mentre non avendo l’intimato svolto attività difensiva, non v’è luogo a pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.


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