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Lo sai che? Guida in stato di ebbrezza: si patteggia con 1.400 euro

Lo sai che? Pubblicato il 5 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 ottobre 2017

Per la Procura della Repubblica di Torino chi è colto a guidare in stato di ebbrezza può cavarsela con un’ammenda di 1.400 euro.

Ha suscitato un forte dibattito giuridico la scelta della Procura della Repubblica di Torino di pubblicare, sul proprio sito internet,una tabella con le pene che proporràa tutti coloro che, imputati di un reato stradale, decidono di avvalersi del patteggiamento. Approfondiamo l’argomento e vediamo perché in caso di guida in stato di ebbrezza si patteggia con 1.400 euro.

Una premessa necessaria: cos’è il patteggiamento

Cominciamo col dire che il patteggiamento si chiama, in realtà, applicazione della pena su richiesta delle parti [1]. Il vero nome dell’istituto chiarisce la sua essenza: con il patteggiamento l’imputato (o l’indagato) e la pubblica accusa (cioè il pubblico ministero) si accordano in merito alla pena finale da far scontare al primo. L’intesa tra le parti processuali, però, non è sufficiente: perché possa diventare efficace, l’accordo deve essere passato al vaglio dal giudice il quale, verificatane la conformità a legge, l’esattezza del calcolo, l’assenza di ragioni che possano condurre l’imputato ad un immediato proscioglimento (anche per prescrizione, ad esempio), lo rende definitivo consacrandolo nella sentenza. Pertanto, la sentenza di patteggiamento non fa altro che riprodurre, in punto di pena, il calcolo fatto da accusa e difesa.

Non sempre si può accedere al patteggiamento. La legge ha limitato l’applicazione di questo rito solamente ai casi in cui, considerate tutte le circostanze attenuanti e aggravanti, nonché lo sconto di pena fino ad un terzo proprio della procedura, la pena non superi i cinque anni di reclusione o di arresto. La pena pecuniaria non viene computata nel calcolo. Il codice di procedura penale, però, elenca una serie di reati (violenza sessuale semplice o di gruppo, atti sessuali con minorenne, prostituzione e pornografia minorile, ecc.) per i quali l’imputato può accedere al rito solamente se la pena finale non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria (cosiddetto patteggiamento ristretto).

La tabella della Procura di Torino

La Procura della Repubblica di Torino ha da poco messo in rete i criteri che adotterà per gli imputati dei reati stradali più comuni che decidono di avvalersi del patteggiamento. Si tratta di una vera e propria tabella, liberamente consultabile sul sito istituzionale della Procura, che è rivolta a disciplinare una serie di reati stradali (ad esempio: guida in stato di ebbrezza; guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti; rifiuto di sottoporsi all’alcoltest; omissione di soccorso ai feriti avendo provocato l’incidente; ecc.): per ognuno di essi, a seconda del fatto che sia stato commesso di giorno o di notte, oppure a seconda della concessione delle attenuanti, la Procura individua la pena che proporrà nel caso in cui la difesa dell’imputato (o indagato) chiederà di patteggiare. La griglia, quindi, è così composta:

  • tipo di reato;
  • pena in caso di decreto penale di condanna (trattasi di rito alternativo con il quale all’imputato, vista la lievità dell’infrazione, viene comminata soltanto una pena pecuniaria);
  • pena prevista in caso di patteggiamento prima della citazione a giudizio (cioè, nel caso di patteggiamento richiesto durante la fase delle indagini preliminari);
  • pena prevista in caso di patteggiamento dopo la citazione a giudizio.

Guida in stato di ebbrezza: si può patteggiare a 1.400 euro

Abbiamo detto che la tabella resa pubblica dalla Procura piemontese non disciplina tutti i reati stradali ma solamente i più comuni. Ad esempio, nel caso di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 grammi/litro, in orario diurno e senza attenuanti, la Procura della Repubblica di Torino propone 1.400 euro di ammenda, dieci giorni di arresto e sei mesi di sospensione della patente, se il patteggiamento è chiesto prima della notifica della citazione; al contrario, se la richiesta è successiva alla notifica, la pena è di 2.000 euro di ammenda, venti giorni di arresto e nove mesi di sospensione della patente. Si capisce dai parametri appena indicati che l’obiettivo è quello di favorire l’accordo tra le parti il più presto possibile, già durante le indagini preliminari, in modo tale da alleggerire il contenzioso giudiziario. Nel caso, invece, di guida con tasso alcolemico superiore alla soglia predetta (1,5 grammi/litro), l’ammenda proposta è sempre di 1.400 euro, mentre l’arresto sale a cinque mesi e dieci giorni e la sospensione della patente ad un anno, oltre alla confisca del veicolo.

La griglia, poi, è molto accurata nello stabilire le pene a seconda che vengano o meno riconosciute le circostanze attenuanti generiche: esse, infatti, vengono concesse ogni volta che l’imputato (o indagato) sia incensurato oppure abbia precedenti penali trascurabili; sono negate, invece, nel caso di precedenti condanne per gravi reati stradali.

La funzione delle linee guida

Lo scopo della tabella è quello di uniformare il trattamento sanzionatorio, evitando pene ingiustamente differenti. Ma è anche un modo per comunicare ai cittadini a cosa si andrà incontro nel caso di reati stradali e per incentivare il ricorso allo strumento del patteggiamento, soprattutto quando è richiesto prima ancora della citazione a giudizio, cioè durante le indagini preliminari: le pene previste in caso di patteggiamento prima della citazione a giudizio, infatti, sono sempre inferiori a quelle del patteggiamento dopo la citazione stessa. Da questo punto di vista, l’iniziativa della Procura di Torino è senz’altro apprezzabile. Il rischio di un eccessivo appiattimento sanzionatorio, però, è dietro l’angolo: per ogni caso occorrerebbe una valutazione quanto più specifica possibile. La giustizia non deve prestarsi a facili schematismi che possono minare la sua credibilità: la tabella, da questo punto di vista, può essere confusa con un vero e proprio tariffario nel quale è indicato il prezzo da pagare a seconda dell’infrazione.

note

[1] Art. 444 cod. proc. pen.


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