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Contratti su internet: valido spuntare la casella?

5 ottobre 2017


Contratti su internet: valido spuntare la casella?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 ottobre 2017



È possibile flaggare la casella con l’accettazione del contratto online a condizione che le clausole possano essere salvate.

Sei davanti allo schermo del computer e stai per firmare un contratto online: non ti rimane che un click del mouse sul bottone «accetta». Hai sbarrato (oggi si dice «flaggato») un paio di caselle, mettendo il classico segno di spunta, con cui dichiari di aver letto le condizioni generali di contratto e di accettarle. Ce ne sono tuttavia alcune particolarmente restrittive nei tuoi riguardi, che consentono cioè al fornitore dei diritti “forti” nei tuoi riguardi. Una di questa è la clausola che, per eventuali litigi, ti impone di fare la causa all’estero. Un’altra è la clausola che prevede il rinnovo automatico del contratto a tempo indeterminato, salvo disdetta. Ti chiedi, a questo punto, che valore possa avere il click del mouse quando si è in presenza di clausole vessatorie come quelle appena indicate. Sai bene, infatti, che il nostro codice civile, in questi casi, richiede una firma apposita e la firma richiama necessariamente l’uso della penna. In altri termini il tuo quesito è il seguente: in caso di contratti su internet, è valido spuntare la casella o, in caso contrario, le clausole vessatorie non hanno alcun effetto? La risposta è stata fornita ieri dalle Sezioni Unite della Cassazione [1] con un precedente che, certo, porterà un notevole impulso ai contratti online.

Secondo la Suprema Corte, è legittimo, e quindi pienamente efficace, un contratto sottoscritto via internet, con un click del mouse, quando le condizioni generali sono riportate a video e possono essere archiviate ossia “salvate”. Quindi, ad esempio, è valido il contratto online siglato con la spunta della casella se, tramite il rinvio a un link, sono elencate in un’altra pagina web tutte le clausole del contratto. A stabilirlo è il cosiddetto Regolamento Bruxelles [2] in base al quale è vero che, quando in un contratto sono presenti clausole vessatorie, è necessaria la forma scritta, ma per «forma scritta» può intendersi non solo il documento cartaceo “tradizionale”, ma anche qualsiasi «comunicazione con mezzi elettronici che permetta una registrazione durevole dell’accordo attributivo di competenza». Quindi, è necessario che l’utente sia in grado di leggere le condizioni generali e salvarle sul disco rigido o su una pennetta usb, nonché stamparle, in modo da poterle consultare in qualsiasi momento, sia prima che dopo la conclusione dell’accordo.

La questione sulla validità dei contratti online siglati tramite la spunta di una casella è stata già affrontata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la quale aveva stabilito [3], con particolare riferimento a una clausola di proroga della giurisdizione (una delle possibili clausole vessatorie: quella che impone di fare causa in uno Stato membro diverso da quello del cliente) è valida se contenuta in condizioni generali di contratto disponibili mediante accesso ad un sito internet; si è infatti in presenza di «una comunicazione elettronica che permette di registrare durevolmente tale clausola» tutte le volte in cui è possibile stampare e salvare il testo di dette condizioni prima della conclusione del contratto». Per quanto, però, riguarda i contratti conclusi dai consumatori (ossia dal privato senza partita Iva), il giudice competente ad eventuali cause deve essere sempre quello del luogo di residenza del consumatore, a prescindere da eventuali clausole contrarie.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 21622/17 del 19.09.2017.

[2] Art. 23, par. 1, regolamento Bruxelles.

[3] C. Giust. UE. sent. del 21.05.2015 C322/14.


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