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Protesto assegno: come evitarlo

7 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2017



Protesto assegno: cosa comporta e come evitarlo.

Se l’assegno non viene pagato, la banca invia al correntista una comunicazione di “insoluto a prima presentazione” in cui informa che un assegno è in corso di pagamento e che, sul conto, non ci sono somme sufficienti per coprirlo. In questo modo si dà la possibilità al debitore di versare i soldi necessari a evitare le conseguenze negative del protesto.

Se neanche dopo questa comunicazione il debitore paga, la banca invia l’assegno al notaio per il protesto. Con questo atto, il debitore, oltre ad essere iscritto nel registro dei protesti, subisce una serie di sanzioni:

  • l’interdizione all’emissione di altri assegni;
  • l’applicazione delle sanzioni amministrative irrogate dalla Prefettura;
  • iscrizione del debitore nel registro informatico dei protesti presso la Camera di Commercio per cinque anni;
  • iscrizione presso la Centrale di Allarme interbancaria (CAI).

Sanzioni protesto

L’emissione di un assegno bancario o postale senza provvista, può comportare anche l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 516 a € 3.098.

In caso di assegno con importo superiore a € 10.329 o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.032 a € 6.197.

Come evitare il protesto

Il debitore può evitare il protesto se:

  • paga l’importo dell’assegno entro 60 giorni dalla scadenza del termine di presentazione dell’assegno (8 giorni se “su piazza”, ossia pagabile nello stesso Comune; 15 giorni se “fuori piazza” ossia in altro Comune); occorre versare al creditore gli interessi, la penale (10% della somma dovuta e non pagata) e le eventuali spese per il protesto;
  • ottiene dal creditore una quietanza di pagamento.

Se il debitore non paga neanche entro i 60 giorni, viene definitivamente iscritto nell’elenco Protestati della CAI (Centrale Allarme Interbancaria) e non potrà essere cancellato, neanche se provvederà al pagamento.

Pagamento tardivo protesto

Anche superati i predetti 60 giorni richiesti per evitare le sanzioni del protesto è possibile cancellare il protesto a condizione che:

  • si paghi il creditore e quest’ultimo fornisca la liberatoria;
  • vi sia assenza di altri protesti;
  • il debitore presenti un’istanza di riabilitazione al tribunale del luogo di residenza del protestato. L’istanza può essere presentata solo dopo un anno dalla data del protesto stesso e va corredata con la visura protesti ottenibile dalla Camera di Commercio.

Clausola “Senza protesto” o “senza spese”

Un altro sistema per evitare il protesto viene invece adottato già all’atto della consegna del titolo: consiste nell’apporre sull’assegno la dicitura “Senza spese” o “Senza protesto”. In tali casi il titolo non potrà mai essere mai protestato dalla banca.

Questa clausola è vantaggiosa:

  • per il debitore: poiché, anche se l’assegno verrà portato all’incasso in un momento in cui in conto non vi sono le somme sufficienti a coprirlo, esso non sarà mai protestato.
  • per il creditore: poiché egli, in caso di mancato pagamento, può comunque portare in esecuzione forzata l’assegno (che resta, infatti, un titolo esecutivo) ed eventualmente procedere con l’ufficiale giudiziario al pignoramento. Inoltre, in questo modo, il creditore eviterà di anticipare le spese di protesto.
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