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Domestica a ore e discontinua: può essere dipendente

6 ottobre 2017


Domestica a ore e discontinua: può essere dipendente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2017



Donna delle pulizie chiamata a necessità in modo discontinuo: può essere un lavoratore subordinato.

Se stai pagando in nero la domestica che ti aiuta a fare le pulizie di casa e ritieni che il fatto di chiamarla “alla bisogna” ti tuteli da eventuali contestazioni in merito a un presunto rapporto di lavoro subordinato, sei completamente fuori pista. Secondo infatti la Cassazione, il lavoratore può rivendicare l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente anche senza che vi sia una continuità giornaliera nelle prestazioni svolte. La sentenza è di pochi giorni fa [1] e rischia di mettere nei guai parecchie famiglie che si sono accordate con la domestica per un rapporto “di fatto”, occasionale e, soprattutto, non denunciato alle autorità. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa si rischia a non dichiarare la donna di servizio.

Come saprà già bene chi ha letto il nostro articolo dedicato appunto alla denuncia della donna di servizio, quando si instaura con una domestica una “collaborazione” continuativa, anche se part-time e/o limitata solo ad alcuni giorni della settimana, alla sola mattina o al pomeriggio, si crea, di fatto, un rapporto di lavoro dipendente a tutti gli effetti. La conseguenza è che la donna delle pulizie potrebbe – entro 5 anni dalla cessazione del lavoro – agire presso l’Ispettorato del lavoro o direttamente in tribunale e chiedere l’accertamento dell’esistenza del vincolo di subordinazione. In buona sostanza, verrebbe ammessa l’esistenza – anche se non formalizzata – di un lavoro dipendente, con tutti gli obblighi (soprattutto di natura economica) che esso comporta. In particolare la domestica potrebbe pretendere:

  • il pagamento di tutte le retribuzioni anteriori il cui versamento non può essere dimostrato. E poiché di solito la donna delle pulizie viene pagata in contanti, senza firma di quietanze, questa potrebbe asserire di non essere mai stata pagata;
  • il pagamento delle differenze retributive: se gli accordi tra le parti prevedevano un compenso ad ore o a mese inferiore rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi, il datore è chiamato a integrare i pagamenti;
  • il versamento dei contributi previdenziali.

A questo punto interviene la sentenza della Cassazione di qualche giorno fa. Chi si fa aiutare da una domestica non può sfuggire alla condanna neanche se dimostra che il rapporto era saltuario e discontinuo, che la donna veniva chiamata all’occorrenza e senza un calendario prestabilito di giorni o date. Secondo la Corte, infatti, la continuità nello svolgimento della prestazione lavorativa non è un requisito indispensabile al fine di riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro.

Il tradizionale rapporto di lavoro a tempo indeterminato non richiede necessariamente una continuità giornaliera nell’esercizio dell’attività lavorativa; è possibile anche una prestazione cadenzata con tempi alternati. Nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato – precisano i giudici supremi – la prestazione non si articola necessariamente attraverso un’attività a tempo pieno, ma può passare attraverso un regime orario part time o svilupparsi secondo lo schema del lavoro a chiamata, nel quale le prestazioni sono rese secondo la disponibilità del lavoratore e del datore di lavoro.

note

[1] Cass. sent. n. 23056/2017.


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2 Commenti

  1. UNA SENTENZA PAZZESCA UNA FAMIGLIA ,NON E’ UN DATORE DI LAVORO,CON IVA ETC.ETC.PUO’ FAR VENIRE UNA DONNA PER LE PULIZIE QUANDO NE HA BISOGNO NON PUO’ ESSERE EQUIPARATO AD UN LAVORO A TEMPO INDETERMINATO/DETERMINATO QUESO VALE PER NEGOZI DITTE IMPRESE….

  2. La signora straniera che molto saltuariamente viene a casa 2-3 ore non vuole accettare i voucher perché ha un regolare contratto di lavoro con un B&B. Come lei tante altre persone che ho contattato, specificando che non avevo bisogno di una prestazione continuativa ma occasionale, hanno rifiutato… che fare? se non vogliono accettare i voucher devo rinunciare a chiamare la persona per farmi aiutare quando serve? questa sentenza è ridicola e ingiusta soprattutto verso chi, come me, non può permettersi di avere una persona che venga ad aiutare regolarmente.

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