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News Referendum Catalogna: le verità sconosciute in Italia

News Pubblicato il 6 ottobre 2017

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> News Pubblicato il 6 ottobre 2017

Foto false sugli scontri, bimbi come scudi umani, gente che vota fino a 10 volte. Il piano catalano per nascondere l’illegalità del referendum.

Il referendum illegale del 1 ottobre per l’indipendenza della Catalogna ha lasciato in tutto il mondo una sola immagine: quella degli scontri tra la Guardia Civil ed i cittadini che, con la loro presenza, volevano impedire l’accesso della Polizia militare ai seggi elettorali per sequestrare urne e schede, eseguendo l’ordine di un giudice. Era questa l’icona studiata a tavolino dal presidente catalano Carles Puigdemont (nella foto sopra) e dai promotori di questa consultazione illecita da qualsiasi punto di vista (come La Legge per Tutti ha già spiegato prima e la sera stessa del referendum). Ma dietro quelle scene che hanno fatto accapponare la pelle al mondo intero (e agli spagnoli per primi) c’è stata tutta una strategia basata sull’illegalità, rimasta nascosta dalle scene di violenza.

Chi scrive si trovava in Spagna in quei giorni e, avendo accesso ai media locali, ha potuto conoscere i retroscena di una giornata piena di menzogne da parte delle autorità catalane (iniziata la notte prima), degna dal più squallido regime dittatoriale. Senza dimenticare qualche gravissima falla nel modo in cui il Governo di Madrid ha affrontato la situazione.

Ve lo racconto.

Che è successo la notte prima del referendum in Catalogna?

Zapping notturno da un canale all news all’altro. Ovvio che l’argomento unico è il referendum per l’indipendenza della Catalogna. I riflettori sono puntati su tre fronti.

Il primo: la riunione tra il coordinatore della pubblica sicurezza ed i vertici di Guardia Civil (la Polizia militare spagnola), la Polizia nazionale ed i Mossos d’Esquadra, la Polizia regionale catalana. Sul tavolo, l’ordine di un giudice (catalano e donna) di andare nei seggi elettorali e di portare via urne e schede. Possibilmente senza usare la forza. Si vuole evitare di arrivare allo scontro. Tutti sono d’accordo. I tre responsabili delle forze dell’ordine danno il loro assenso. Un passaggio importante in vista di quel che succederà il giorno dopo.

Il secondo fronte: i seggi occupati dagli indipendentisti per impedire l’ingresso della Polizia. Per lo più si trattava di scuole. Piene zeppe di bambini. Utilizzati come scudi umani. La legge impedisce di usare dei minori per manifestare. Gli occupanti ignorano questo aspetto in difesa della loro «democrazia». I bambini sono bardati con bandiere indipendentiste. Finisce con una denuncia davanti al Tribunale dei Minorenni.

Il terzo fronte: la posizione di chi, catalano o meno, non appoggia l’indipendentismo. Mi raccontano di avere ricevuto delle telefonate a casa per sapere che cosa avrebbero votato. Si fanno delle «liste nere» per escludere socialmente chi non voterà per l’indipendenza della Catalogna o per chi voterà «no». La gente comincia a pensare che, se le cose vanno avanti così, forse è meglio cercare casa altrove, in un’altra regione. Si crea un clima di panico, alimentato nelle scuole, nei circoli sociali, al lavoro. Si chiama violenza psicologica. Non usa i manganelli, ma crea, comunque, delle ferite profonde.

Che è successo la mattina del referendum in Catalogna

Torniamo al primo fronte. Tutte le forze dell’ordine dovevano essere d’accordo nell’impedire il voto portando via le urne dai seggi. Per Guardia Civil e Polizia nazionale, però, c’è un’amara sorpresa: i Mossos d’Esquadra disobbediscono agli ordini e non solo non fanno nulla per eseguire il proprio compito ma, in alcuni casi, impediscono ai colleghi di farlo. Si mettono come barriera tra i poliziotti spagnoli e gli indipendentisti. Insieme a loro, i Vigili del fuoco catalanisti. Il che dà man forte alla folla, che si oppone con la forza ad abbandonare l’ingresso ai seggi. È qui ed è per questo che nascono gli scontri. La Polizia ha l’ordine di sgomberare ma, di fronte al rifiuto della gente, è costretta a farlo portando via la gente di peso.

Era esattamente quello che cercava il presidente catalano Carles Puigdemont: quella diventerà all’estero l’icona della giornata, non il fatto che è in corso un vero e proprio colpo di Stato da parte della Generalitat. A sostegno di questa strategia vengono diffuse delle foto false, com’è stato ampiamente dimostrato, di poliziotti che caricano con violenza sulla folla. Una di queste immagini non mostra la Guardia Civil contro la gente ma, in realtà, si riferisce ad una protesta dei pompieri risalente al 2013. Chi menava con i manganelli erano i Mossos.

Dai seggi in cui la Polizia riesce a entrare viene portata via qualche urna in sacchi della spazzatura. I sostenitori del referendum le sistemano per strada. Ci sono già delle schede dentro. Chi le abbia messe, non si sa. Votano i passanti, vota chiunque, Non viene chiesto un documento. Le schede finiscono nelle urne senza busta, come impone la legge. Qualcuno ha votato 4, 5 perfino 10 volte e lo ha documentato con alcune immagini, per far vedere quanto fosse facile farlo.

In alcuni paesini della Catalogna la Guardia Civil viene accerchiata e fisicamente aggredita. Ma queste immagini non usciranno mai sulla stampa internazionale.

Il Barcellona decide di giocare la partita di campionato a porte chiuse. Alcuni calciatori, tra cui Gerard Piqué, non volevano giocare per far passare in modo ancora più plateale il piano di Puigdemont: la Catalogna è sotto assedio. Ma sarebbe costato al club una penalità di 6 punti in classifica, un vantaggio troppo appetibile per gli avversari. Il presidente Bartomeu decide che si gioca. Ecco perché piangeva Piqué davanti alle telecamere: quell’immagine faceva di sicuro il giro del mondo. Due dirigenti della squadra danno le dimissioni. La squadra blaugrana sfiora il ridicolo.

Che è successo la sera di domenica

La sera, teoricamente, la votazione è già conclusa. Teoricamente, perché la Generalitat ha dato la possibilità di votare online fino alle 23.59. Ma Puigdemont non resiste e poco prima delle 22 comincia a dare dei dati ufficiali dicendo che al referendum hanno partecipato oltre 2 milioni di persone. Peccato che quei dati ufficiali ancora non ci fossero: vengono forniti all’opinione pubblica soltanto un’ora e mezza più tardi. Quando – parole testuali dell’assessore reginale catalano Jordi Turrull – era stato scrutinato «il 100,88% dei seggi». Un dato memorabile, senza dubbio. Anche quello sull’affluenza lo è. Turrull, come Puigdemont, parla di milioni di persone. Ma non dice che, in percentuale, ha votato meno del 40% degli aventi diritto (contando che in tanti hanno votato più volte).

Ma il piano del capo della Generalitat non è finito qui. Dopo aver annunciato che porterà al governo regionale il voto del popolo affinché agisca di conseguenza e proclami l’indipendenza della Catalogna, carica contro lo Stato spagnolo e contro la Polizia. Su 10 minuti di discorso, al referendum dedica 3 e agli scontri in piazza il resto. Punta i riflettori sulla Guardia Civil per continuare a deviare l’attenzione sull’illegalità che ha commesso, sul modo in cui si è svolto il referendum, sull’assurdità di una consultazione che non ha alcun valore giuridico.

Dal canto suo, il presidente del Governo (di quello legittimo) Mariano Rajoy parla al Paese dicendo che è stata rispettata la legalità e che il referendum non è valido. Quello che non dice Rajoy, però, è che ha commesso l’errore più grave della sua storia politica: cadere nel tranello di Puigdemont e ordinare alla Polizia lo sgombero dei seggi. Se la consultazione era illegale (e lo è, di fatto), che votino in 3 o in 3 milioni non cambiava nulla. Tanto valeva far votare la gente ed evitare gli scontri per non permettere che fosse quella l’immagine che arrivava all’estero. Rajoy ha perso la grande occasione di vincere una battaglia senza muovere un dito e di lasciare che fosse il fronte indipendentista a fare la figuraccia da solo.

Che è successo il giorno dopo il referendum in Catalogna

Lunedì 2 ottobre, Puigdemont ed il suo staff battono ancora sul chiodo della repressione della Polizia, della mancata libertà d’espressione, del diritto all’autodeterminazione. E convoca per il giorno dopo uno sciopero generale nella Catalogna. Sciopero che, per la prima volta nella Storia, garantirà ai dipendenti pubblici che scenderanno in piazza il 100% dello stipendio. Anche questa non si era mai vista, nemmeno ai tempi del dittatore Franco. Puigdemont è riuscito a cambiare pure le regole delle proteste in piazza.

La frattura sociale è consumata. Per gli indipendentisti, chi non la pensa come loro è un fascista. Nelle scuole, i figli dei poliziotti vengono isolati e rimproverati dai maestri e dai professori: «Ti pare una bella cosa quello che ha fatto tuo padre ieri?» si è sentito dire qualche bimbo. Anche questa è violenza psicologica. Sui minori.

Catalogna: che succederà adesso

Difficile che Carles Puigdemont faccia marcia indietro, nonostante il divieto della Corte Costituzionale spagnola di tenere in Regione una seduta per proclamare l’indipendenza della Catalogna. Se il presidente catalano sceglierà di disubbidire anche questa volta, può finire in carcere per insurrezione. Se oggi non si trova dietro le sbarre è solo perché il Governo di Madrid non vuole gettare benzina sul fuoco e alterare ulteriormente gli animi, già troppo tirati.

Sarà anche inevitabile che Madrid applichi l’articolo 155 della Costituzione spagnola, che prevede il commissariamento della Regione e la convocazione di nuove elezioni.

Banche e industrie con sede nella Catalogna stanno già cercando una sistemazione altrove per evitare l’isolamento in caso di un’eventuale dichiarazione di indipendenza.

L’alternativa è il dialogo. Che, però, difficilmente porterà ad una soluzione. L’unica via di uscita sarebbe convocare un referendum in tutto il Paese. Perché l’indipendenza della Catalogna non interessa soltanto i catalani, bensì il resto della Spagna. Influisce, ad esempio, sul Pil della Nazione. Ed è anche una questione di principio: non può avere un andaluso, un castigliano o un galiziano il diritto di decidere se vuole un pezzo in meno del suo Paese, quel pezzo dove magari vivono i suoi parenti?

Nella remota (ad oggi impossibile) ipotesi di una secessione, la Catalogna resterebbe fuori da tutte le istituzioni internazionali politiche. L’Unione europea ha già avvertito Barcellona del fatto che, se la Catalogna si stacca dalla Spagna, resterà fuori dall’Ue. Lo stesso dovrebbe succedere con la Nato, l’Onu e gli altri organismi.

Persino il mondo dello sport potrebbe risentire dell’indipendenza della Catalogna. Come squadra facente capo di un altro Stato, il Barcellona non potrebbe più giocare nella Liga di calcio spagnola (nonostante affermi il contrario) così come resterebbe fuori l’altra squadra catalana di serie A, l’Espanyol. Inoltre, bisognerebbe vedere la posizione di Uefa (per Champions ed Europa League) e Fifa (per quanto riguarda la nazionale catalana). Insomma, se si vuole camminare da soli lo si fa con tutte le conseguenze e ripartendo da zero.

note

Autore immagine: 123rf.com


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32 Commenti

  1. Erano falsi anche i suoi colleghi sdegnati da una violenza così assurda , erano pagati , erano complottisti ? Io vorrei solo capire il perché … A volte le notizie bisognerebbe solo fotografarle e lasciare la libertà alla gente di farsi un opinione propria

  2. Non ho dubbi che il governo catalano abbia messo in atto una precisa strategia. Ciò non toglie che le aspirazioni democratiche di milioni di persone non possono essere fermate a colpi di manganelli per l’asserita illegalità del voto.
    Il conflitto tra legalità e legittimità è stato risolto il 22 luglio del 2010 dal Tribunale Internazionale di Giustizia dell’Aya : “Dichiariamo che non esiste nel Diritto Internazionale nessuna norma che vieti le dichiarazioni unilaterali d’indipendenza. Dichiariamo che quando esiste contraddizione tra la legalità costituzionale di uno Stato e la volontà democratica, prevale la seconda, e dichiariamo che in una società democratica, a differenza di una dittatura, non è la Legge a determinare la volontà dei cittadini ma è quest’ultima a creare e modificare quando necessario, la legalità vigente.”
    In democrazia il popolo è sovrano, a dispetto delle posizioni di Spagna e Unione Europea.
    Madrid, per tentare di evitare l’indipendenza della Catalogna e dimostrare al mondo di essere ancora uno stato democratico, deve concordare con il governo catalano l’immediata celebrazione di un nuovo referendum, munito di tutte le necessarie garanzie, con la presenza di osservatori internazionali, dall’esito del quale si capirà finalmente se i catalani sono unionisti o indipendentisti, ricordando che in democrazia vince la maggioranza.

    1. Sono d’accordo. La logica è evidente, la costituzione va rispettata ed il popolo è e resta sovrano, anche a dispetto degli interessi dei politici!
      Poi esiste l’aspetto pratico, i soldi, a chi li produce non può piacere vederseli sottrarre senza contropartita. Se sei un ape difendi l’alveare, anche con la vita. Se sei raziocinante smetti di produrre dove vieni stritolato e porti la tua vita ed impresa all’estero . Con i risultati di una politica centralista che si vedono bene in Italia.

  3. Sconcertante questo articolo. Indipendentemente se sia vero o no, il fatto che il governo di Madrid abbia impedito il referendum significa che esso era conscio del fatto che la stragrande maggioranza dei catalani (che non sono mai stati, né si sono mai sentiti e si sentono castigliani o spagnoli) avrebbe votato per la secessione da Madrid. La democrazia e l’autodeterminazione dei popoli viene invocata dall’Europa quando conviene, a proprio uso e piacimento.

  4. Sono d’accordo. La logica è evidente, la costituzione va rispettata ed il popolo è e resta sovrano, anche a dispetto degli interessi dei politici!
    Poi esiste l’aspetto pratico, i soldi, a chi li produce non può piacere vederseli sottrarre senza contropartita. Se sei un ape difendi l’alveare, anche con la vita. Se sei raziocinante smetti di produrre dove vieni stritolato e porti la tua vita ed impresa all’estero . Con i risultati di una politica centralista che si vedono bene in Italia.

  5. Sono d’accordo. La logica è evidente, la costituzione va rispettata ed il popolo è e resta sovrano, anche a dispetto degli interessi dei politici!

    Poi esiste l’aspetto pratico,
    i soldi,
    a chi li produce non può piacere vederseli sottrarre senza contropartita.

    Se sei un ape difendi l’alveare, anche a costo della vita.

    Se sei raziocinante smetti di produrre dove vieni stritolato e porti la tua vita ed impresa all’estero .
    Questi sono i risultati, di una politica centralista, che si vedono bene in Italia.

  6. Ero uno degli osservatori internazionali che hanno presenziato nei seggi dalle 5:00 am della domenica fino alla sera, dopo gli spogli. Se c’è qualcuno che sta manipolando l’informazione siete proprio voi. Quello che avete scritto sulla vicenda catalana è indecente. Dovete vergognarvi!!

    1. Signor EnricoD, Li chiedo già che lei c’era , sa come controllavano ai seggi dove lei si trovava gli elenchi delle persone iscritte quando non c’era internet ? E non ha visto arrivare le urne alle 8 del mattino gia pieni di buste ? e ancora, le urne apoggiate a terra, dove quiunque arrivava metteva dentro le schede che portavano fotocopiate da casa ?E le persone che votavano non una ma ben 2-3- 4 volte …Già , Tutto regolare !

      1. Dietro l’anonimato uno può dire quello che vuole ma le sue parole valgono zero contro le immagini girate su tutte le televisioni del mondo.
        Abbia più coraggio e non sia codardo la prossima volta.

      2. Signor anonimo, allora perché le autorità spagnole hanno impedito ai catalani di esprimersi liberamente? Lo sapevano benissimo che avrebbero preso una scoppola elettorale che li avrebbe messo in cattiva luce al mondo intero in caso di intervento con la forza (circostanza che si è regolarmente verificata)

  7. Articolo interessante. Mancando di citazioni e contando solo su esperienze vissute, lo prendo con le pinze come è giusto che sia. Ma anche solo per dare una visione più chiara della situazione è da leggere.

    Capisco comunque la cosa. I Catalani hanno agito nell’illegalità sin dal principio e la risposta è stata eccessiva da parte della spagna. La Catalogna è stata firmataria della costituzione e quindi deve assumere la responsabilità di agire legalmente (i movimenti independentisti sono antecedenti alla firma) e non esito a credere che i Catalani abbiano usato tattiche subdole per l’indipendenza. Dopotutto “il fine giustifica i mezzi” è una scusa abbastanza usata da tutti.

  8. Per favore. LAsciamo fuori la politica.
    Chiedo che questo articolo fazioso, che nulla ha a che fare con gli scopi de La Legge per Tutti, sia rimosso.
    lasciamo fuori la politica please.
    A questo signore vorrei solo dire che più di mille parole e giustificazioni possono le migliaia di filmati pervenuti in tutto il mondo che solo un goffo governo di altri tempi non poteva mettere nel conto scatenando la Guardia Civil in quella BArcellona che in altri tempi ha subito violenze e tempeste ideologiche di ogni colore .
    Sul piano giuridico poi il referendum proprio perchè illegale si poteva anche disconoscere senza impedire a chi voleva di votare .
    Grazie

  9. Vorrei sapere cosa dicono tutti questi italiani cosi a favore della independenza della Cataluña se il presidente della regione Veneto Luca Zaia convocase un referendum vincolante nel quale puo’ votare solo chi risiede nel veneto e affermasse che si vincesse il “si” , qualunque sia la participazione, il Veneto sarebbe diventato uno stato independiente dalla Italia chiamato Repubblica Veneta. Vorrei delle risposte con argumenti, perche si me dite che questo in Italia non si puo’ fare , vi devo rispondere che anche in Spagna non si puo’ fare. Come la metiamo?

    1. Credo ci sia una piccola differenza tra il Veneto e la Catalogna, la regione italiana non ha subito nessuna invasione o guerra civile per essere annessa all’Italia, non ha una lingua propria e non deve mantenere una monarchia costosa e anacronistica.
      Non le pare abbastanza?

      1. Non si può leggere: il Veneto non ha una propria lingua ? Ma o sei sordo o non sei mai stato in Veneto.
        Non è stata invasa ? Guarda che rimpiange ancora fra i diversi invasori, passati ed attuali, gli Asburgo.
        Non deve mantenere una monarchia ? Peggio, solo l’alias ha 7000 dipendenti e si fa chiamare Presidente della Repubblica, e tutti i cortigiani solo a Roma nella “capitale” devono essere mantenuti e producono un voragine non un buchino di bilancio per miliardi, che costano interessi che ricadono sulla fiscalità, che la paga solo chi lavora.
        Non uno dei figli di questa terra può più aspirare a lavorare a casa propria, vanno a cercare lavoro ed equità all’estero , il problema si risolverà da se, quando il parassita farà morire l’ospite, finalmente lavorerà o perirà anche lui. O forse prima ci sarà una reazione !

      2. La regione Veneta ha la sua lingua: “IL VENETO ” o forse non sai cosa vuol dire “putin” xk mia zia parla solo veneto e NEANCHE UNA PAROLA DE ITALIANO, e ti consiglio di andare a vedere i libri di storia, la guerra civile spagnola ,fu una guerra fra repubblicani e nazionalisti di tutta la Spagna, Madrid era repubblicana e fu brutalmente bobardata per i nazionalisti a sua volta aiutati dei fascisti italiani e tedeschi.TUTTA LA SPAGNA soffri x la guerra civile, in Valencia non ce piu’ niente storico da vedere xk fu distrutta. , ti prego di documentarti Mai ha esistito una INVASIONE DELLA CATALUÑA.In quanto al re, puo’ piacere piu’ o meno, ma e’ una figura come il vostro presidente, xk realmente chi comanda in Spagna e’ il goberno scelto liberamente in democrazia x tutti gli spagnoli

        1. Chi pensa che il re sia equiparabile a un Presidente della Repubblica fa un pò di confusione istituzionale.
          Il Presidente della Repubblica viene liberamente eletto ogni 5 anni. Il re rimane sul trono per tutta la vita e quando abdica lascia il trono a suo figlio per incapace che possa essere. Le pare la stessa cosa?
          Un re non governa su dei cittadini ma su dei sudditi i quali non possono votare per cambiarlo

          1. Forse x la idea che hai dei re
            Mattarella: PD – Felipe: nessuno, non vota mai x non prendere parte di nessun partito politico.
            M: laurea in giurisprudena (Universitá di Palermo)
            Master of laws (UC Berkeley)
            Dottore di ricerca in diritto pubblico (Universitá di Firenze)
            Lingue che parla: italiano
            F: Ultimo anno di superiori in Lakefield College School (Canada)
            laurea in diritto (Universitá autonoma di Madrid)
            Master in relazioni internazionali (Universita di Georgeton, Washinton DC)
            Formzione militare dal 85 al 88 nella Academia Militare d’infanteria, del aria e nella Scuola Navale Militare spagnola, titolo di comandante d’Infanteria, e dell’aria.
            Pilota di slicotteri.
            Parla fluidamente spagnolo, francese, inglese e CATALANO
            Siceramente credo sia meglio preparato Felipe che Mattarella.
            Chi pensa alla idea del re e dei subditi vive nel secolo scorso. I poteri del re in Spagna sono limitati , enumerati nella costituzione votata da tutti gli spagnoli. Ce la divisione dei poteri, quello legislativo lo esercitano senato e congreso diputati,(scelti dal popolo x sufraggio universale), il potere esecutivo lo esercita el presidente del governo, il potere giudiziario lo esercitano i giudici che sono arrivati tranne concorso pubblico e da cittadini scelti mediante sorteggio. IL TRIBUNALE CONSTITUZIONALE CONTROLLA CHE LE LEGGI E GLI ATTI DELLAPUBBLICA AMMINISTRAZIONE SIANO COERENTI CON LA CARTA COSTITUZIONALE.

            Credo che Felipe sia piú preparato di Mattarella in quanto sin da piccolo sia stato allevato x diventare quello che é.
            Credo che ruoli che svolgono sono molto simili, come e’ anche vero che il vostro vienne scelto. Ma al incontrario della Italia , la Spagna vuole il suo re (anche se questa tendenza sta cambiando nelle ultime generazioni di tutti gli spagnoli )

        2. In quanto alla mai esistita invasione della Catalogna, mi permetto di ricordarle che il 26 gennaio del 1939 le truppe fasciste di Franco entrarono a Barcellona.
          Dopo alcuni mesi Franco fece fucilare il presidente della Generalitat di Catalogna Luiss Companys.
          Non le sembra una invasione questa?

  10. In quanto alla mai esistita invasione della Catalogna, mi permetto di ricordarle che il 26 gennaio del 1939 le truppe fasciste di Franco entrarono a Barcellona.
    Dopo alcuni mesi Franco fece fucilare il presidente della Generalitat di Catalogna Luiss Companys.
    Non le sembra una invasione questa?

    1. Invasa come le altre provincie spagnole dagli stessi connazionali catalani, castigliani, valenciani etc pero che eranno franchistas. In Spagna cera la repubblica spazzata via da Franco che fecce fucilare a chiunque non condivideva in Madrid, Galizia, Paese Vasco,Valencia…..continuate a fare confusione fra guerra civile e invasione, la mita della Spagna lotto contro l?altra meta, i primi eranno fascisti gli altri repubblicani NON FU UNA GUERRA CONTRO CATALOGNA FU DE TUTTI CONTRA TUTTI

    2. En la BATALLA DE MADRID x aiutare Franco i bombardieri tedeschi lanciarono le bombe per la prima volta contra la popolazione civile. Basta andare a vedere la historia e consultare internet. L’assedio di Madrid duró da novembre dal 36 fino a marzo del 37. I madrileños furono masacrati e Madrid fu invasa allo stesso modo che le altre provincie

  11. Una domanda sorge spontanea. Perchè i Catalani vogliono la secessione, la cosiddetta indipendenza. Quali sono i motivi palesi e soprattutto reconditi di questa scelta? Su questo bisognerebbe discutere. Al di la di un politichese dico subito che è una questione di poltrone ,di interessi economici finanziari. I catalani anzi la nomenclatura catalana non vuole più dividere con il resto del paese la ricchezza del proprio territorio.Io catalano me ne frego degli altri miei concittadini,i soldi che guadagno me li voglio spendere io senza dividerli con gli altri. Una teoria semplicemente aberrante, inaccettabile.

    1. Se conoscesse le ragioni storiche e culturali della Catalogna capirebbe anche i motivi dell’attuale conflitto.
      Purtroppo non si tratta solo di soldi ma dello stato di oppressione che i Catalani sentono da parte dello stato.

      1. Caro Piazzolla adesso non ci nascondiamo dietro la storia o la geografia,sono consapevole che non vi è stata nessuna oppressione e che la Spagna è un grande paese. I catalani devono essere orgogliosi di dire di essere Spagnoli. Una grande potenza, una nazione che ha avuto ed ha nelle storia un grande peso .Adesso si deve mirare all’unione dell’Europa, in grado di competere con le grandi economie del mondo.L’indipendenza serve solo a pochi politici per
        avere ancora più potere, cavalcando la stupidaggine dei catalani.

        1. Bla bla bla, parole. Nei fatti le regioni povere sfruttano le ricche perché si fa meno fatica a rubare che a lavorare.
          Sarà bello vedere, quando senza scuse e senza secessione, la Lombardia a statuto speciale si terrà i propri soldi, finalmente, le regioni parassite diventare ricche lavoratrici. Questo si sarà un bene per l’Italia, tutta. Altra riforma sostanziale sarà avere una magistratura eletta dal popolo x il popolo e sul territorio. IL POPOLO È SOVRANO, tutto il resto è illegale! Autodeterminazione dei popoli, é libertà di poter essere se stessi con i propri concittadini nel proprio territorio. Chi non lo rispetta non è libero di andare, ma per se stesso e per gli altri deve andare altrove!

        2. Lasciamolo dire ai Catalani se si sentono orgogliosi di essere spagnoli e di essere fieri di vivere in un grande paese come la spagna, come dice lei.
          Se fossero solo i politici a volerlo perderebbero il referendum.
          Stessa cosa si potrebbe dire della posizione opposta e cioè che mantenere la catalogna sotto la spagna è interesse dei politici nazionalisti e dei monarchici per estendere il loro potere e sfruttare altre risorse.

          1. I catalani lo hanno gia detto: ha votato SI, alla indipendenza il 37% della popolazione di cataluña.
            Allora? La minoranza goberna la maggioranza? (Persino falsificando le votazioni non risultano vincitori)
            Ci hanno provato 3 volte in diversi anni, non hanno mai avuto la maggioranza.
            Non ci sono ” ragioni storiche ” non é mai stato uno stato, ha fatto sempre parte del REGNO DELL’ARAGONA, indagate ,andate a vedere la storia, vedrete tutte le falsitá che dicono come nel ultimo video di HELP Catalonia dove hanno usato imagini di manifestazioni di altre regioni spagnole spacciandole x represioni del 1O

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